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Sorso :: Comune della Provincia di Sassari, il paese si affaccia sul Golfo dell'Asinara; la sua costa, con le famose spiagge di Marina di Sorso e di Platamona, si estende per circa 18 km. Nei fertili terreni circostanti si coltivano frutta e ortaggi, ma soprattutto l'olivo e la vite.

Località Sarde > Sassari


Platamona, picchio rosso maggiore.
Sorso, chiesa di Santa Monica.

Sorso
Immerso nel verde e a due passi dal mare, Sorso gode di una collocazione geografica di notevole valore paesaggistico. Il paese si affaccia sul Golfo dell'Asinara; la sua costa, con le famose spiagge di Marina di Sorso e di Platamona, si estende per circa 18 km. Nei fertili terreni circostanti si coltivano frutta e ortaggi, ma soprattutto l'olivo e la vite.

Abitanti: 13.617
Superficie: kmq 66,93
Provincia: Sassari
Municipio: piazza Garibaldi, 1 - tel. 079 3392200
Guardia Medica: via Tiziano, 1 - tel. 079 3056015
Polizia Municipale: piazza Garibaldi, 1 - tel. 079 3390172/4
Biblioteca: via Siglienti - tel. 079 3055012
Ufficio postale: via Tiziano - tel. 079 353679

Stemma di Sorso

Situato a nord di Sassari, a circa dieci chilometri dal capoluogo, al centro di una cerchia di oliveti e vigneti, il comune di Sorso fa parte del territorio nord occidentale del Sassarese.
Il paese dista pochi minuti dal mare e il tratto costiero è sabbioso e ricco di dune, con una folta vegetazione di pini, ginepri e palme nane; inoltre, vi si trova lo stagno di Platamona, ricco di rare specie ornitologiche. Frequentatissima la lunga Marina di Sorso con le sue bianche spiagge.
Le origini di Sorso sono antiche: in epoca preistorica e nuragica il suo territorio fu certamente abitato come attestano numerosi siti archeologici di notevole interesse, comprendenti anche le rovine di alcuni nuraghi nonché il pozzo sacro di Serra Niedda. All'epoca romana risale la villa di "Santa Filiddiga", in prossimità del mare, che fu abitata anche in epoca vandalica e bizantina. Nel periodo giudicale, il paese entrò a far parte del Giudicato di Torres.
Il centro storico di Sorso, d'impianto medievale, è chiamato Bicocca e si articola in corti con abitazioni di semplice architettura costruite con calcare tufaceo proveniente dalle cave della zona. Al culmine della via principale, Corso Vittorio Emanuele, sorge la Parrocchiale di San Pantaleo, intitolata al patrono del paese, edificata nel 1836.
Tra le specificità tipiche di Sorso c'è la lingua. Il paese infatti contrariamente ai comuni circostanti, si caratterizza per l'originale parlata dei suoi abitanti. Il dialetto ha una struttura linguistica che deriva dal logudorese misto ad elementi non sardi ed influenze corse. Si tratta di un misto tra sardo, toscano e genovese.
Tra le prelibatezze della produzione sorsense sicuramente i vini pregiati, dal vermentino al moscato, l'olio e i gustosissimi dolci della tradizione come i "Papassini" e "Li cozzuli di Saba". Sorso è anche il paese natale di Salvatore Farina scrittore di grande fama tra i fondatori del Corriere della Sera.

Sorso, Platamona rinsaldamento dune.
Sorso, Platamona sabbie litoranee in sistemazione

Storia e tradizioni

Dal punto di vista storico, Sorso ha radici lontane e ampiamente testimoniabili. In epoca preistorica e nuragica il suo territorio fu certamente abitato: lo attestano numerosi siti archeologici di notevole interesse, comprendenti anche le rovine di alcuni nuraghi. All'epoca romana risale la villa di "Santa Filiddiga", in prossimità del mare, che fu abitata anche in epoca vandalica e bizantina.
Durante il periodo giudicale (X-XIII secolo) Sorso fu il capoluogo della "curatoria" (un distretto amministrativo) di Romangia, nel Giudicato di Torres, quindi fu legato al Comune di Sassari. In seguito, dopo la conquista aragonese (1323), divenne il capoluogo della "Encontrada de Romangia" e fu infeudato a diversi nobili giunti dall'Aragona. Il 19 Ottobre 1436 fu, infine, infeudato a Gonario Gambella, nobile sassarese. Il 27 Giugno 1444 l'Encontrada divenne Baronia ed i Gambella ebbero il titolo corrispondente. Dal 1483, alla morte di Rosa Gambella, fino al 1596 il feudo fu oggetto di una lite giudiziaria, quindi fu assegnato agli eredi della sorella di Rosa, Maddalena.
Nel 1527 Sorso fu assalito da truppe francesi e saccheggiato. Nel 1646 il feudo passò alla famiglia catalana degli Amat, grazie al matrimonio fra Giovanni Battista Amat e Maddalena Deliperi Gambella. Nel 1652 Sorso, e così tutta l'Isola, fu colpito dalla peste nera che ne dimezzò la popolazione. Nel 1720, il passaggio della Sardegna ai Savoia, vide Sorso impegnato in una lotta giudiziaria con i feudatari Amat, iniziata all'arrivo di quest'ultimi e cessata solo con la fine del regime feudale, nel 1839.
A partire dal 1793 Sorso fu protagonista nella lotta antifeudale e i sorsensi furono attivi sostenitori del capo degli insorti, Giovanni Maria Angioy. Per questo dovette subire la reazione sabauda e baronale, quando i moti fallirono. Cessato il feudalesimo, Sorso divenne uno dei centri economicamente più importanti del Nord Sardegna, con un'agricoltura basata su colture pregiate come la vite e l'olivo.
Nel 1846 Sorso diede i natali ad uno scrittore di notevole valore: Salvatore Farina, che operò a Milano e fu fra i fondatori del "Corriere della Sera". Nel XX secolo operarono invece il pittore Pietro Antonio Manca, uno fra i più rappresentativi che la Sardegna possa annoverare, e l'antropologo Fabio Frassetto, che ha legato il proprio nome allo studio delle ossa di Dante Alighieri e San Domenico Guzman.

Territorio

Sorso è un grosso paese agricolo della provincia di Sassari con una popolazione di 14.000 abitanti circa e dista circa dieci chilometri dal capoluogo turritano. Il suo territorio è ricco di vigneti e uliveti ed è situato nel cuore della storica regione denominata Romangia, della quale è capoluogo. Dista pochi minuti dal mare e il tratto costiero è sabbioso e ricco di dune, con una folta vegetazione di pini, ginepri e palme nane; inoltre, vi si trova lo stagno di Platamona, ricco di rare specie ornitologiche.

Economia

L'economia è fortemente legata ai prodotti della vite, con la famosa cantina sociale e la produzione di un vino dalle qualità rinomate in tutta la regione. Un'altra fonte importante è la produzione olivicola di eccellente qualità, favorita dalla coltivazione degli ulivi in un territorio estremamente adatto e produttivo.
Oltre a queste fonti, risultano operanti 89 attività industriali con 268 addetti, 203 attività di servizio con 361 addetti, altre 151 attività di servizio con 1.212 addetti e 18 attività amministrative con 195 addetti.

Sorso Chiesa San Pantaleo
Sorso Chiesa San Pantaleo

Chiesa di San Pantaleo
Come arrivare
Sorso è situato a 10 km da Sassari in direzione N, affacciato sull'incantevole golfo dell'Asinara.

Il pittoresco centro storico di Sorso comprende diversi monumenti architettonici di certo valore storico e artistico, edificati tra la fine del Quattrocento e la prima metà dell'Ottocento. La chiesa si trova al culmine della via principale, corso Vittorio Emanuele.
Descrizione
La parrocchiale di San Pantaleo, intitolata al patrono del paese, fu edificata nel 1836 dal sassarese Antonio Cano nello spazio in cui sorgeva l'antica parrocchiale, di cui riutilizzò i materiali.
La facciata era quasi terminata nel giugno del 1840 ma l'improvvisa scomparsa del progettista, tre mesi più tardi, provocò un rallentamento dei lavori. L'incarico di portare avanti la fabbrica venne affidato agli architetti sassaresi Francesco Agnesa e Angelo Maria Piretto, ma numerose interruzioni e dispute caratterizzarono il proseguo. Seppur non ancora terminato, l'edificio venne aperto al culto nel 1856.
La chiesa si ispira a canoni neoclassici. Presenta una pianta centrale imperniata su un'ampia cupola emisferica ma con l'asse trasversale leggermente più corto di quello longitudinale, ulteriormente prolungato dal profondo presbiterio absidato. Quattro cupolette ellissoidali coprono i vani agli angoli dell'edificio mentre nel vano presbiteriale trova spazio un'altra cupola emisferica.
Oltre allo scenografico gioco dei profili delle cupole e della torre campanaria, costruita solamente nel 1899, l'esterno è caratterizzato dall'andamento sinuoso delle absidi e dalla bianca facciata, a due livelli, scandita da lesene e coronata da un fastigio curvilineo. Le nicchie accolgono statue degli Apostoli, dello stesso Cano, mentre nei nicchioni all'interno dell'edificio sono collocate statue in stucco raffiguranti gli apostoli realizzate da Salvatore Demeglio e datate 1858. Il San Pantaleo di Sorso è considerato, nonostante alcune incoerenze imputabili alle travagliate vicende costruttive, il massimo raggiungimento del frate architetto sassarese.
Storia degli studi
Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura sei-ottocentesca (1992).


S. Naitza, Architettura dal tardo ‘600 al classicismo purista, collana “Storia dell’arte in Sardegna”, Nuoro, Ilisso, 1992

Antonio Cano, chiesa di San Pantaleo Sorso

L’edificio sorge sull’area occupata dall’antica parrocchiale demolita con decreto dell’Arcivescovo di Sassari monsignor Giovanni Antonio Gianotti. L’incarico per la stesura del nuovo progetto venne affidato l’11 marzo del 1835 al minore conventuale fra Antonio Cano. La facciata era quasi terminata nel giugno del 1840 ma l’improvvisa scomparsa del progettista, tre mesi più tardi, provocò un rallentamento dei lavori. L’incarico di portare avanti la fabbrica venne affidato agli architetti sassaresi Francesco Agnesa e Angelo Maria Piretto, ma numerose interruzioni e dispute caratterizzarono il proseguo. Seppur non ancora terminato, l’edificio venne aperto al culto nel 1856. L’icnografia della chiesa presenta una pianta centrale imperfetta, imperniata su un’ampia cupola emisferica ma con l’asse trasversale leggermente più corto di quello longitudinale, ulteriormente prolungato dal profondo presbiterio absidato. Quattro cupolette ellissoidali coprono i vani agli angoli dell’edificio mentre nel vano presbiteriale trova spazio un’altra cupola emisferica. Oltre allo scenografico gioco dei profili delle cupole e della torre campanaria, costruita solamente nel 1899, l’esterno è caratterizzato dall’andamento sinuoso delle absidi e dalla bianca facciata, a due livelli, scandita da lesene e coronata da un fastigio curvilineo. Le nicchie accolgono statue dello stesso Cano mentre nei nicchioni all’interno dell’edificio sono collocate statue in stucco raffiguranti gli apostoli realizzate da Salvatore Demeglio e datate 1858. Il S. Pantaleo è considerato, nonostante alcune incoerenze imputabili alle travagliate vicende costruttive, il massimo raggiungimento del frate sassarese. Vico Mossa intravede nella dilatata spazialità interna echi bramanteschi (1966), mentre per Aldo Sari il modello dell’edificio è da individuare nella chiesa romana seicentesca di S. Carlo ai Catinari; di marca palladiana sarebbe invece il motivo delle semicolonne addossate che segnano le arcate (1987). Per Corrado Maltese e Renata Serra anche la chiesa sorsese rivela il costante riferimento del Cano al Carmine di Oristano (1969). La molteplicità dei riferimenti conferma ancora una volta il continuo fluttuare del sassarese tra istanze, spesso antitetiche, neocinquecentiste, barocche e neoclassiche.

Chiesa di Santa Filitica
Come arrivare
Si imbocca la SS 200 (Sassari-Santa Teresa Gallura) sino a Sorso. Da qui si imbocca la SP 130 verso il mare.

La località Santa Filitica è nel territorio comunale di Sorso, a pochi m dal mare, sulla linea di costa tra i fiumi Silis e Pedras de Fogu. Il toponimo della zona, nota come Santa Filitica, fa riferimento alle sante martiri africane Felicita e Perpetua, il cui culto è poco attestato in Sardegna.
Descrizione
Il complesso è costituito da ambienti di una villa romano-imperiale, che rappresenterebbero la prima fase dell'impianto, da un edificio cruciforme riutilizzato come luogo di culto cristiano e da due distinti abitati rustici di età vandalica e bizantina.
Nella villa romana gli scavi archeologici hanno, per ora, messo in luce una cisterna ed alcuni ambienti, tra cui un grande vano rettangolare con pavimento decorato a mosaico (datato tra il III ed il IV secolo d.C.), collegato ad ambienti minori e ad una vasca di forma esagonale, probabilmente pertinenti ad un impianto termale.
Il rinvenimento di parti di lucerne e ceramiche, che recano impressi simboli cristiani, quali croci e crismon (V-VII secolo), e la trasformazione di alcuni ambienti della villa in luogo di culto testimoniano l'affermazione del cristianesimo. Infatti, ad E del vano mosaicato si trova un piccolo edificio a pianta cruciforme absidata, orientato a S e con ingresso a N, conservato per buona parte dell'elevato, fino ai primi corsi della volta dell'abside.
La struttura doveva far parte dell'impianto termale della villa romana, vista la presenza di una vasca con "suspensurae" ed intercapedini parietali per la circolazione dell'aria calda nel braccio E. Non è, tuttavia, ancora chiaro se l'abside ed il braccio N facessero parte dell'impianto originario o siano stati aggiunti successivamente.
È probabile che, quando l'edificio cessò di funzionare come impianto termale, sia stato trasformato in luogo di culto cristiano, a servizio degli abitanti del piccolo insediamento.
L'abbandono dell'edificio è databile tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo, quando il piano di calpestio dell'area fu rialzato da sabbie alluvionali. Su questo livello si imposta un nuovo insediamento, costituito da case in muratura a secco, a schiera su quattro lati intorno all'edificio cruciforme, che in questa fase viene utilizzato come luogo di sepoltura.
All'ultimo periodo di vita del villaggio bizantino è pertinente una bolla in piombo del papa Nicolò I (858-867), rinvenuta nel braccio N dell'edificio cruciforme, in uno strato appartenente all'ultima fase funeraria del luogo.
L'insediamento restò attivo sino alla piena età bizantina, come testimoniano i reperti, che rimandano a relazioni con l'Africa, con l'Oriente e con l'Italia settentrionale. Sono, inoltre, documentate attività artigianali legate ai bisogni della comunità, quali la tessitura, la produzione di ceramiche d'uso comune e di manufatti in osso.
Storia degli scavi
L'inizio delle indagini archeologiche risale al 1980. Dal 1982 al 1989 si sono susseguite brevi campagne di scavo a cadenza annuale. Le ricerche sono riprese nel 1997.

Chiesa di Santa Filitica pianta.

Pozzo sacro di Serra Niedda
Come arrivare

Uscire da Sassari e prendere la S.S. 200 per Castelsardo. Superato l'abitato di Sorso, proseguire ancora per circa 2 km sino a raggiungere il santuario nuragico.

L'area archeologica è ubicata nel retroterra del golfo dell'Asinara, nella Sardegna settentrionale.
Descrizione
Il complesso comprende un pozzo sacro intorno al quale si dispongono un edificio in opera isodoma e diverse capanne edificate in tempi successivi.
Il tempio a pozzo è costituito - secondo moduli architettonici ricorrenti in questo tipo di monumenti - da una cella a pianta circolare accessibile mediante una scala rivolta ad O; l'edificio non presenta, viceversa, il vestibolo che in genere precede il vano scala.
La camera del pozzo (diam. m 2), coperta a "tholos" e oggi svettata (alt. massima residua m 4,40), è scavata nella roccia e presenta il pavimento leggermente concavo e piuttosto irregolare.
La scala (largh. m 1,20; lungh. m 3,35; prof. m 3,30) discende alla camera con quattordici gradini, dei quali undici realizzati con lastre di calcare e gli ultimi tre scavati nella roccia.
Il vano, oggi privo della copertura, segue un andamento semicircolare, insolito in questa tipologia monumentale.
A circa sette metri dal pozzo, in direzione N, si trova la costruzione in opera isodoma.
L'edificio, conservato per un solo filare, presenta un'ampia camera circolare (diam. m 6), dalla quale si diparte un corridoio strombato (lungh. m 9). È difficile dire quale fosse la funzione dell'edificio.
Tra i due monumenti principali, è situato un monolite cilindrico in calcare (diam. m 0,80; alt. m 0,55), privo della parte superiore e forse interpretabile come altare.
Un'ulteriore struttura è presente al limite SO dell'area archeologica: si tratta di una cisterna scavata nella roccia e riutilizzata, forse in età medievale, come Altre costruzioni si sviluppano aldilà della area scavata documentando la complessa articolazione ed estensione del sito.
Il complesso è databile alla fine del Bronzo Medio – Bronzo Recente – Bronzo Finale – prima Età del Ferro.
Il materiale archeologico rinvenuto nel corso degli scavi – soprattutto intorno al monolite - è costituito da oggetti votivi di bronzo (alcune figure di offerenti e offerte), resti ossei di animali sacrificati e materiali di età romana che testimoniano l'uso prolungato dell'area.
Storia degli scavi
Il sito è stato scavato nel 1985-1988 da Daniela Rovina.

Paesaggio al tramonto nel golfo dell Asinara.
Riviera di Sorso

Eventi a Sorso


Carnevale, martedì e giovedì grasso
Sfilata di carri allegorici e maschere tradizionali.

Festa della Madonna Noli me tollere, 25-26 maggio



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