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Iglesias :: la città di Iglesias è sempre stata legata all'attività mineraria, che sin da epoca preistorica ha sfruttato le ricchezze del sottosuolo di queste zone.

Località Sarde > Carbonia Iglesias


Iglesias, miniera di Masua
Iglesias, Donne in processione, Settimana Santa

Iglesias
Iglesias è un centro minerario, commerciale ed industriale di antica origine. Numerose le chiese di grande pregio artistico, come la Cattedrale del 1500 intitolata a Santa Chiara, con la bella facciata romanico-gotica. Il centro abitato, sormontato dal castello di San Guantino, conserva ancora parte delle mura e delle torri pisane che lo cingevano.

Abitanti: 28.170
Superficie: kmq 207,29
Municipio: piazza Municipio, 1 - tel. 0781 2741
Cap: 09016
Guardia medica: via San Leonardo, 1 - tel. 0781 22389
Polizia municipale: piazza Municipio, 1 - tel. 0781 274350
Biblioteca: via Gramsci, 11 - tel. 0781 41795
Ufficio postale: corso Colombo, 1 - tel. 0781 261753

Stemma di Iglesias
Iglesias, La fonderia di Monteponi in una cartolina d'epoca
Iglesias, il castello di Salvaterra

Informazioni turistiche e curiosità su Iglesias

Situata ai piedi del monte Marganai, la città di Iglesias è sempre stata legata all'attività mineraria, che sin da epoca preistorica ha sfruttato le ricchezze del sottosuolo di queste zone. Il territorio presenta infatti una notevole continuità di frequentazione. Oggi le miniere, in via di risanamento e valorizzazione, costituiscono un patrimonio archeologico-industriale d’inestimabile valore riconosciuto dall’UNESCO: Monteponi, San Giovanni, San Benedetto, Malacalzetta, Campo Pisano Nebida e Masua, abitati questi ultimi che ancor’oggi conservano i resti dell’attività estrattiva svolta fino a pochi decenni orsono. La storia urbana di questo centro ha inizio in età pisana, nel XIII secolo, quale fortificazione della Repubblica toscana, col nome di "Villa Ecclesiae" e successivamente "Villa di Chiesa". Caduta in mano agli Aragonesi nel 1324, come feudo della famiglia Carròs la città venne cinta da un robusto sistema di fortificazioni, con alte mura merlate intervallate da 20 torri e aperte da quattro porte. Lunghi tratti delle mura medievali sono ancor oggi visibili. Attualmente la città di Iglesias condivide con quella di Carbonia, il ruolo di capoluogo della nuova provincia di Carbonia-Iglesias. Il nome della città è indubbiamente evocativo del gran numero di edifici di culto che si trovano all'interno della città. La cattedrale di S. Chiara, che occupa uno dei lati di una piazza quadrangolare del centro storico, accanto al Palazzo Vescovile e di fronte al Municipio, risale al penultimo decennio del XIII secolo. Non lontano dalla Cattedrale è la chiesa della Madonna delle Grazie, originariamente edificata nel XIII secolo. In stile gotico-catalano è la chiesa di S. Francesco, con annesso convento, del XVI secolo, mentre al XVII risale la chiesa della Purissima. Risalente al Seicento la chiesa dei Domenicani, voluta dalla famiglia Cannavera. La chiesa del Colleggio, appartenuta all'ordine dei Gesuiti, fu edificata in onore dell'Immacolata Concezione e costruita sulle rovine dell'antico Palazzo dei Donoratico; nel 1774 l'ex collegio venne trasformato in seminario vescovile e successivamente adibito a scuola pubblica. La chiesa di San Salvatore viene fatta risalire ai secoli X-XI e proverebbe l’esistenza di un insediamento precedente alla nascita di Villa di Chiesa. Fuori dalla città è la chiesa di S. Maria di Valverde, nella omonima località, costruita alla fine del XIII secolo, forse dalle stesse maestranze pisane chiamate a costruire la Cattedrale.


Iglesias, chiesa Nostra Signora di Valverde
Sfilata della confraternita, Settimana Santa, Iglesias


Al mondo minerario sono legate alcune costruzioni cittadine risalenti all'inizio del Novecento: l'Istituto Tecnico Minerario Giorgio Asproni, che al suo interno conserva delle gallerie minerarie utilizzate per esercitare gli alunni e un museo mineralogico aperto al pubblico, e la palazzina liberty dell'Associazione Mineraria Sarda realizzata nel 1903. Sempre al periodo liberty appartiene anche la deliziosa palazzina di Corso Matteotti con la sua caratteristica bowindow sulla facciata. Da visitrare anche i musei cittadini: già ricordato il Museo dell'Arte Mineraria presso l'Istituto Tecnico Minerario, come sempre alle miniere è legato il Museo delle Macchine, che ospita più di 70 grandi macchine da miniera; nell'Archivio Storico Comunale si trova invece la collezione archeologica Pistis - Corsi, che comprende 139 reperti provenienti dal Sulcis - Iglesiente; un'antica cantina ospita il Museo Etnografico della Civiltà Agro-pastorale e dell'Artigianato. Il territorio è caratterizzato da una natura incontaminata sia nei rilievi montuosi sia nelle splendide valli, con fiumi che danno luogo anche a spettacolari cascate. Il tratto costiero è ricco di spiagge, di grotte e di insenature come quella di Masua che di fronte vede lo splendido faraglione calcareo di Pan di Zucchero, originatosi per effetto dell’erosione marina che ne ha determinato il distacco dalla terraferma. Nella stessa area, di grande interesse è la visita al sito di Porto Flavia, punto d'imbarco a strapiombo sul mare del minerale cavato nelle vicine miniere.Particolarmente suggestivo è poi il complesso naturalistico del Marganai, una foresta ricca di sentieri e percorsi che presenta una flora particolarmente variegata. Molto interessante è il giardino botanico della foresta Linasia che ben rappresenta il patrimonio floristico dell’area. Per gli appassionati di archeologia, da visitare il tempio punico di Genna Cantoni, costruito con blocchi isodomi di calcarenite probabilmente nel IV sec.a.C., ma frequentato ancora in età romana. Poco fuori la città, sulla collina omonima, si trovano le rovine del Castello di Salvaterra, eretto sotto il dominio pisano e originariamente conosciuto con il nome di Castello di San Guantino. Nel vicino comune di Fluminimaggiore si erge inoltre in un'amena valletta il tempio punico di Antas, visibile nella sua fase romana di II sec. d.C. Tale tempio, l'unico in Sardegna interessato da un'azione di anastilosi, era dedicato al Sardus Pater, epiclesi romana del locale Babai, già assimilato al cartaginese Sid. Assai suggestive, per chi ama le manifestazioni tradizionali, sono le cerimonie della Settimana Santa, con lunghe processioni di ascendenza spagnola. Ai fasti della città medievale si ispirano il Torneo della Balestra, che ogni anno ad agosto vede impegnate le due associazioni di balestrieri presenti nella città, ed il corteo medievale che nello stesso periodo mette in scena oltre 700 figuranti.

Iglesias
(28.170 abitanti) ha origini antiche, come attesta la chiesa bizantina di San Salvatore. L’impianto urbanistico risale però al XIII secolo, quando i signori pisani la dotarono di un imponente circuito murario, del quale sopravvivono lunghi tratti. Nel centro storico, caratterizzato dalla sopravvivenza di bei palazzotti liberty e déco, si erge la cattedrale gotica di Santa Chiara, impiantata prima del 1285 e conclusa prima del 1288, come risulta da iscrizioni. Interessante anche la chiesa di San Francesco, che ospita un retablo di bottega cagliaritana della seconda metà del Cinquecento. Il cuore pulsante della città moderna sono piazza Sella, che ospita il Monumento a Quintino Sella di Giuseppe Sartorio (1885), e l’adiacente piazza Oberdan, che invece ospita il Monumento ai Caduti di Francesco Ciusa (1928). A breve distanza si trova il Museo dell’arte mineraria, che custodisce le testimonianze e gli strumenti che hanno fatto la storia delle miniere dell’Iglesiente: macchine originali, plastici e fotografie d’epoca. All’interno, inoltre, è presente un’autentica galleria visitabile. All’uscita della città si profilano le rosse colline formatesi per accumulo dei residui di lavorazione del minerale ferroso estratto nel complesso metallifero di Monteponi, uno dei maggiori impianti del Sulcis-Iglesiente. La secolare attività, che lo fece diventare uno dei centri italiani più importanti per l’estrazione dei minerali di zinco e piombo, è documentata dall’importanza degli impianti e dal volume delle discariche. Da non perdere l’affresco intitolato La miniera (1950), realizzato da Aligi Sassu nella foresteria, e i villaggi minerari abbandonati di Sa Macchina Beccia e Seddas Moddizzis.

Pan di zucchero a Buggerru
Porto Flavia, miniera di Masua
Masua, porto Flavia, interno miniera

Iglesias, miniera di Masua


Informazioni Del complesso minerario di Masua sono visitabili "Porto Flavia" ed il "Museo delle macchine da miniera".
Come arrivare
La miniera di Masua è compresa nel territorio comunale di Iglesias e si raggiunge deviando dalla SS 126 verso Funtanamare.
La miniera si inserisce in un'ampia zona in vista del mare.
Descrizione La concessione della miniera fu affidata alla Società di Montesanto nel 1859 e il progressivo ampliamento aggiunse altri fabbricati agli impianti indispensabili alla lavorazione del minerale (la laveria, la casseria e la fonderia). Successivamente sorsero altre costruzioni, situate su livelli diversi in rapporto all'andamento del pendio di Punta Cortis, che si apre verso la vallata a mare con il faraglione calcareo del Pan di Zucchero. Questo fronteggia il torrino "medievale" di Porto Flavia, sicuramente uno tra gli edifici di servizio alle miniere più originali: porta il nome della figlia dell'ingegnere Cesare Vecelli e costituisce l'uscita della galleria realizzata tra il 1922 e il 1924 per facilitare il trasporto del minerale da caricare direttamente sulle navi tramite un pontile a sbalzo. È particolarmente suggestivo l'inserimento della costruzione nella roccia calcarea, apprezzabile naturalmente dal mare.


Sempre verso il mare sono gli impianti di arricchimento realizzati nel dopoguerra e la stazione di arrivo del minerale, presso il bacino degli sterili che ha profondamente alterato il paesaggio. Masua è uno degli insediamenti più semplici, ma ha caratteristiche comuni del villaggio-tipo non pianificato e sviluppatosi in rapporto alle fortune imprenditoriali della società proprietaria della concessione. Ancora oggi conserva una serie di edifici adagiati in mezzo al verde su dislivelli protetti da massicciate di pietra. Nonostante la sobrietà della costruzione, la sede dell'amministrazione, collocata su un terrazzamento che le dà un ruolo di preminenza anche simbolico, spicca per il volume a due piani e il balcone centrale, che la distinguono rispetto alle altre case, e per il giardino, sistemato al livello inferiore. Le altre costruzioni hanno prevalentemente carattere funzionale, senza concedere nulla ad aspetti decorativi.
Storia degli studi Gli impianti minerari di Iglesias sono menzionati in diverse opere sull'archeologia industriale in Sardegna.



Masua ( la località balneare)
Pochi chilometri dopo Nebida, sulla SP 83, si trova l'antico villaggio minerario di Masua, un tempo destinato ad ospitare i lavoratori impiegati nella miniera omonima. La zona è ricca di motivi di interesse legati all'archeologia mineraria, alle peculiarità naturalistiche e geologiche, alle spiagge e cale di incomparabile bellezza, lontane dagli itinerari più battuti. Ai piedi del pendio che ospita il villaggio si apre su un mare trasparente e pulito la spiaggia di Masua, dalla quale si gode lo straordinario panorama sul Pan di Zucchero. Si tratta di un faraglione di roccia calcarea bianchissima che emerge dal mare per un'altezza di 132 m di fronte alla punta di Is Cicalas. Poco più a sud si trovano gli scogli di S'Angusteri e Il Morto, che presentano macchie giallastre dovute alla trasformazione del calcare in dolomie. Dal 1993 questi faraglioni e la punta antistante sono stati dichiarati monumento naturale al fine di preservare il contesto geologico e paleontologico della zona, di estremo interesse. I vincoli così apposti consentono la tutela anche della flora e della fauna di questo lembo di territorio in cui, dopo la chiusura delle miniere, la natura ha lentamente recuperato i suoi spazi. Si segnala la presenza costante del gabbiano reale, del cormorano, della berta maggiore e della berta minore. Al termine di una strada bianca che parte dalla spiaggia di Masua si trovano le strutture dell'imbarco minerario di Porto Flavia. Le numerose miniere della zona (Masua, Montecani, Aquaresi) imbarcavano normalmente il materiale estratto su piccole imbarcazioni di marinai carlofortini dette galanzè, le quali avevano un pescaggio sufficientemente ridotto da poter attraccare nei piccoli porticcioli della zona. Questi battelli trasportavano poi i minerali nell'isola di S. Pietro, nel cui porto avevano la possibilità di attraccare piroscafi di dimensioni maggiori. Nel 1924 questa situazione cambiò con la costruzione di un impianto per l'imbarco dei minerali all'avanguardia per l'epoca. All'interno di questa struttura un nastro trasportatore lungo 15 m trasferiva il minerale da nove grandi silos scavati nella roccia fino all'apertura a picco sul mare, da cui il prodotto era direttamente imbarcato nelle stive delle navi ancorate 16 m più sotto. Ai silos, invece, il minerale giungeva dalle miniere grazie ad un treno elettrico che lo scaricava dopo essere entrato in una galleria. Il nome dell'impianto si legge a lettere cubitali sul frontone in cemento che segna lo sbocco a mare dell'impianto ed è dunque visibile solo dal mare. L'opera, intitolata dall'ingegnere progettista Cesare Vecelli alla figlia primogenita, fu abbandonata intorno agli anni '60. Grazie all'attento restauro è attualmente visitabile come esempio particolarmente significativo della vivace attività mineraria che segnò i territori dell'Iglesiente tra '800 e '900. Tra Masua e la splendida Cala Domestica, percorrendo la SP per Buggerru per 8 km, si incontra la miniera di Canal Grande e, con un percorso di circa 20 minuti a piedi, si giunge all'insenatura omonima con la celebre Grotta delle Spigole, scavata dal mare nei calcescisti a giacitura quasi verticale, che fanno di questa località un luogo pressoché unico. L'acqua verde smeraldo, incredibilmente limpida, consente di osservare ad occhio nudo il fondale con la sua abbondante fauna e flora marina, ancor oggi intatta per via della difficoltà nel raggiungere questa cala.

Iglesias, miniera di Nebida
Iglesias, Nebida laveria Lamarmora

Nebida
Il paese di Nebida, frazione di Iglesias, sorge arroccato sulla splendida costa occidentale sarda, in posizione panoramica tra montagna e mare. Il territorio in cui si trova è storicamente legato allo sfruttamento minerario di una subregione tra le più antiche d'Italia per formazione geologica. La ricchezza di minerali della Sardegna sud-occidentale è nota infatti sin da epoca preistorica, ma le prime testimonianze concrete rilevabili sul terreno risalgono al periodo punico. Le tracce degli impianti di estrazione più recenti (XIX e XX secolo) sono invece ben visibili e caratterizzano questo territorio con strutture di dimensioni anche imponenti. Non lontana da Nebida, a strapiombo sul mare, occupa una posizione di grande fascino la laveria Lamarmora, restaurata di recente, cui si giunge compiendo un percorso di oltre 500 gradini. Assai celebrati sono i panorami di cui si può godere non solo dal paesino di Nebida, ma anche, a maggior ragione, dalla strada provinciale che a metà dell'alta costa rocciosa collega il centro urbano con Funtanamare e Gonnesa da un lato e con Masua e poi Buggerru dall'altro.

Monteponi
La località di Monteponi, nel territorio di Iglesias, ospita una delle miniere più importanti d'Italia, che per secoli ha visto l'estrazione prima di minerali argentiferi, come la galena, e poi di piombo e zinco. Lo sfruttamento minerario dell'area può essere fatto risalire fin all'epoca punica, ma la prima vera menzione del sito risale al 1324, quando in un documento viene citata la località di Monte Paone, dove esisteva una cava argentifera. La vita della miniera è andata avanti con alterne vicende fino al 1832, quando entrò sotto il controllo diretto dello Stato. Nel 1850 Monteponi fu data in concessione per trent'anni ad un gruppo di imprenditori privati liguri-piemontesi, che ne favorirono lo sviluppo economico costituendo la Società di Monteponi. Da questo momento nacque la prima vera industria estrattiva e metallurgica della Sardegna, portata avanti con criteri moderni che puntavano sull'incremento della produzione, la razionalizzazione dell'estrazione, la trasformazione delle materie prime e la specializzazione della manodopera. Col tempo nel sottosuolo di Monteponi furono realizzate molte gallerie, colpite però presto da problemi d'infiltrazioni d'acqua, che impedivano i lavori in profondità. Si cercò di risolvere il problema con la realizzazione, a partire dal 1880, di una lunghissima galleria di scolo, progettata dall'Ingegner Gouin, che portava l'acqua in eccesso dalla base della montagna fino alla spiaggia di Funtanamare asciugando il sottosuolo. Tra gli altri lavori, che permisero lo sviluppo della miniera, va ricordata la costruzione della ferrovia privata, che da Monteponi permetteva di trasportare il materiale estratto fino ad un'insenatura davanti all'isola di San Pietro: il sito fu poi chiamato Portovesme, in omaggio al presidente della Società di Monteponi Carlo Baudi di Vesme. Gli anni delle guerre mondiali rappresentarono per Monteponi momenti di grande difficoltà e instabilità: è vero che questa miniera, assieme a quella di Montevecchio, garantì all'Italia un approvvigionamento costante di minerali di piombo e zinco, ma è altrettanto vero che la crisi economica, che colpiva la penisola, non permise l'arrivo dei ricambi per i macchinari, dei lubrificanti e dei soldi per pagare gli stipendi dei minatori. Col dopoguerra anche questo sito godette della ripresa economica che investì la penisola: gli anni cinquanta e sessanta rappresentarono infatti gli anni di maggiore produzione, cui seguì purtroppo negli anni settanta un inesorabile declino che portò alla chiusura di tutte le attività. La chiusura ufficiale della miniera risale però al 1997, quando è stato fermato l'impianto di eduzione. Oggi Monteponi si presenta come un'ampia collina caratterizzata dalle vaste gallerie e dalle strutture di produzione, che ne fanno un affascinante esempio di archeologia industriale, entrata a pieno titolo tra le perle del Parco Geominerario della Sardegna. Strutture di un passato recente di grande eleganza e ricercatezza, utilizzate oggi come scenario suggestivo per eventi di cultura e spettacolo.



Iglesias, Miniere di Monteponi
La vetrina delle Aziende Sarde
Masua, porto Flavia
La vetrina delle Aziende Sarde
Museo dell'arte mineraria a Iglesias, Istituto Tecnico Minerario G. Asproni, come arrivare, informazioni turistiche e curiosità.

Museo dell'arte mineraria a Iglesias


Informazioni utili
Indirizzo: via Roma, 47 - 09016 Iglesias
sito internet: www.museoartemineraria.it

Il museo, articolato in un androne centrale e due anditi, è ubicato nei sotterranei dell'Istituto Minerario "Asproni", pregevole edificio Liberty, inaugurato il 13 dicembre 1911 e costruito sotto gli auspici dell'ingegnere Giorgio Asproni, grazie al suo generoso prestito di 100.000 lire. Il percorso museale incomincia dall'androne centrale e prosegue negli anditi che ospitano le attrezzature per il trasporto del materiale, gli esplosivi e le macchine utilizzate per gli scavi e le perforazioni. L'esposizione, finalizzata a documentare e illustrare il mondo della miniera in Sardegna, comprende anche un'importante raccolta di materiale fotografico d'epoca, di minerali, di modellini e plastici, in scala, che hanno fatto la storia dell'arte mineraria. Il percorso continua con la ricostruzione di una piccola officina meccanica e la visita ad un impianto di flottazione, per il trattamento dei minerali. Il pezzo forte della collezione, tra tutti quelli esposti, è l'autopala Montevecchio da 2GH. Sono inoltre percorribili tratti ristrutturati e messi in sicurezza della galleria didattica realizzata dagli stessi allievi, a partire dal 1934, secondo diverse tecniche. I diversi tratti di galleria si diramano, per circa 300 metri, sotto e fuori dal perimetro dell'Istituto. I sotterranei vennero utilizzati, durante la seconda guerra mondiale, come rifugio antiaereo, come infermeria e sala operatoria in collegamento diretto con il vecchio ospedale Santa Barbara. L'iniziativa del museo è nata soprattutto per comunicare alle nuove generazioni che tutto ciò che si costruisce con il proprio lavoro è da considerare come la base di ulteriori miglioramenti civili e sociali. Diventa, perciò, necessario e doveroso garantire la conservazione di questa memoria storica, soprattutto nei confronti di tanti lavoratori che, con i loro sacrifici, hanno costruito nella nostra isola quella che ancora oggi è chiamata cultura mineraria.
Perché è importante vistarlo Il museo dell'arte mineraria si propone come strumento di divulgazione, di conoscenza e di conservazione di tutto ciò che appartiene alla memoria storica dell'enorme patrimonio culturale, creato in oltre duecento anni di storia mineraria in tutta la Sardegna. La ricostruzione degli ambienti tipici minerari ed il restauro e l'esposizione delle macchine originali, i modellini ed i plastici in scala, utilizzati dagli allievi dell'Istituto hanno dato vita ad un'importante testimonianza scientifica, umana e culturale dell'Iglesiente.
Servizi Esiste un servizio di visita guidata, compreso nel prezzo del biglietto, nei locali del museo e nella galleria didattica sottostante. È previsto un percorso didattico per scolaresche. Le sale del museo e la galleria sottostante, vengono utilizzate come sede di mostre temporanee, di dibattiti e convegni. Non sono presenti barriere architettoniche. Il Museo organizza escursioni in fuori strada, fino ad otto persone, nelle zone minerarie presenti nel territorio circostante, e su richiesta anche il pranzo.


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