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Ilbono :: Paese famoso per le sue bellezze paesaggistiche e archeologiche la più importante delle quali è quella di Scerì, inoltre ha dato i natali al pittore Andrea Lussu.

Località Sarde > Ogliastra


Panorama del Paese di Ilbono

Ilbono
Ilbono è un piccolo paese collinare situato tra Lanusei e Tortolì. Nel suo territorio è possibile ammirare numerose domus de janas e aree di grande interesse paesaggistico e archeologico, la più importante quella di Scerì, che custodisce un grande complesso nuragico dell'XI millennio a.c..

Abitanti: 2.293
Superficie: kmq 30,91
Provincia: Ogliastra
Municipio: via Elini, 3 - tel. 0782 33016
Guardia medica: (Bari Sardo) - tel. 0782 29478
Polizia municipale: via Elini, 3 - tel. 0782 33016
Biblioteca: via Elini, 3 - tel. 0782 349303
Ufficio postale: via Roma, 139 - tel. 0782 33011

Stemma Araldico del paese di Ilbono
Caratteristiche vie del centro di Ilbono Foto di Marco Oppes

Testi di Luisanna Usai


Il territorio Il territorio di Ilbono si estende per 30,91 kmq. Confina con quelli di Elini, Arzana, Barisardo, Tortolì, Loceri e Lanusei. L’altitudine varia dai 90 m slm in località Baunuxi ai 941 di Bruncu Tulargiu. La maggior parte del territorio è, comunque, collinosa con un’altezza media di 250 metri. Numerosi ruscelli e piccoli rii – riu Perda Rubia, che poi prende il nome di riu Baunuxi, e rio di Ardalasè, che confluiscono nel rio Corongiu, i rii Corti Accas, Bau de Giuncu e Baccu Arridela – scavano valli più o meno profonde che solcano le basse colline e rendono fertili i terreni. Il suolo è prevalentemente granitico, ma dal punto di vista geologico si distingue il Monte Tarè, costituito da porfidi che gli danno un caratteristico colore rossiccio; l’altura è interessante anche per la fauna e la vegetazione, costituita in prevalenza da lecci.
Le origini L’occupazione del territorio sin da tempi molto antichi, almeno dalla fine del IV millennio a.C., è documentata da numerose domus de janas visibili in località Scerì, Pèrda Carcina, S’Abba ’e sa Murta, Sa Mardona, tutte in buono o discreto stato di conservazione. In località Tèxere, oltre a due domus, si conservano anche sette menhirs. Numerosissimi i resti di età nuragica che indicano una notevole frequentazione del territorio nell’età del Bronzo Medio e Tardo (1600-1000 a.C.). In particolare per quanto riguarda i nuraghi il territorio di Ilbono è, insieme con quelli di Tertenia e di Barisardo, una delle zone a maggiore densità di questi monumenti in Ogliastra. Monotorri, ma talvolta con aggiunta di cortine e muraglie megalitiche che ne ampliano lo spazio difensivo, sono i nuraghi Tèdili, Piranserì, Sartalài, Serra Tulè, Sa Càmpana, Pèrda Carcina, Matalè, Elurci, con resti di abitato, in genere molto degradati. Costituiti da più torri sono, invece, i nuraghi Teddizzò e Mont ’e Forru, quest’ultimo con villaggio. Si conoscono, inoltre, le Tombe di giganti di Monte Forru, Pèrda Carcìna, Piranserì e Tèxere; nel complesso di Pèrda Carcina le tombe individuate sono due. Tra i monumenti archeologici merita attenzione il complesso di Scerì (foto in basso), anche perché oggetto, in anni recenti, di interventi di scavo e valorizzazione. L’area archeologica attesta un’intensa frequentazione umana a partire dal Neolitico Recente, tra la fine del IV e l’inizio del III millennio a.C., epoca a cui risalgono alcune domus de janas, scavate in due massi isolati. Le domus sono situate alla base del roccione granitico che ospita le strutture nuragiche, costituite da una torre principale e un corpo aggiunto che si sviluppa ad una quota inferiore; più in basso, ancora, un antemurale. Nella parte meno scoscesa del terreno si sviluppa il villaggio, dove sono state messe in luce alcune capanne. Le strutture nuragiche hanno restituito materiali che consentono di documentare diverse fasi di vita che vanno dal Bronzo Medio al Bronzo Recente, dal XV al XII sec. a.C. Indizi di una romanizzazione del territorio sono i resti di un abitato e di una necropoli in località Piranserì e da un abitato in località Alinusolu, ma anche da materiali mobili presenti in diverse aree e presso le rovine delle chiese di San Rocco e di San Pietro; ad età romana è da attribuire, probabilmente, un tratto di strada in località Piranserì. La presenza romana è attestata anche da due diplomi militari, ritrovati in passato nel territorio di Ilbono: uno del 79-81 d.C., rilasciato dall’imperatore Domiziano, l’altro dell’11 ottobre 127, rilasciato dall’imperatore Traiano ad un sardo che aveva militato nella flotta romana di stanza a Ravenna. Non si sa con esattezza quando nacque il primo nucleo del paese odierno. Le prime informazioni su Ilbono risalgono al periodo giudicale, quando fece parte della curatoria di Ogliastra, appartenente al giudicato di Cagliari. Dopo la vittoria delle truppe pisane nel 1258, Giovanni Visconti, giudice di Gallura, ebbe tra l’altro la curatoria di Ogliastra. Nel registro delle rendite pisane redatto a Cagliari nel 1316 troviamo citato il paese di Ilbono, accomunato al paese di Elini, nelle cifre da pagare. Le vicende storiche del paese sono state poi quelle di tutti i centri abitati dell’Ogliastra con il susseguirsi delle dominazioni aragonese, spagnola, austriaca e piemontese.

Ilbono complesso di Scerì

Ilbono area di Scerì

L'area archeologica, che comprende un nuraghe, un villaggio e due domus de janas, è in posizione strategica, su un torrione granitico parzialmente circondato dal fiume Tèscere. Il nuraghe complesso è realizzato con massi di granito e si caratterizza per la presenza di cavità naturali integrate da strutture murarie. Le due domus sono scavate in due massi. La prima, monocellulare, è accessibile con un ingresso sopraelevato preceduto da un breve padiglione. La seconda presenta un unico vano devastato dal cedimento del masso dove si apriva l'ingresso.

COME ARRIVARE
Da Nuoro: dal centro abitato di Ilbono, in direzione Tortolì-Arbatax, dopo circa 7 km si raggiunge un bivio sulla destra, segnalato da in indicazioni, che immette in una strada rurale. Percorrendo questa strada si trova un bivio sulla sinistra segnalato da un cartello di informazione turistica: proseguendo nella strada sterrata si arriva ad un cancello, aperto negli orari di visita, e si continua per poche centinaia di metri fino ad arrivare al sito.
Da Tortolì: lungo la SS 198, in direzione di Lanusei a circa km 5 si trova sulla destra la cantoniera Bau Nuxi: dopo circa 500 metri si raggiunge un bivio sulla sinistra, segnalato da in indicazioni. Percorrendo questa strada si trova un bivio sulla sinistra segnalato da un cartello di informazione turistica: proseguendo nella strada sterrata si arriva ad un cancello, aperto negli orari di visita, e si continua per poche centinaia di metri fino ad arrivare al sito.
Da Cagliari: Lasciato il centro abitato di Barì Sardo proseguire in direzione Tortolì per 2,2 km lungo la SS 125 fino al bivio per Loceri. Qui svoltare a sinistra e proseguire per 600 mt fino trovare sulla destra la strada intercomunale che, percorsi 6 km, conduce un bivio sulla sinistra segnalato da un cartello di informazione turistica: proseguendo nella strada sterrata si arriva ad un cancello, aperto negli orari di visita, e si continua per poche centinaia di metri fino ad arrivare al sit

Informazioni
Orari di apertura (chiuso il lunedì salvo prenotazione anticipata):
Apr. - Mag.: 9.00-12.00 / 16.00-19.00
Giu. -Sett.: 9.00-12.30 / 16.00-20.00
Ott. e Mar.: 9.00-12.00 / 15.00-18.00
Nov. - Feb.: 9.30-13.00/ 14.00-16.30

Costi:
intero 3 € | Ridotto 1,50 €


Per informazioni e prenotazioni:
IREI S.r.l. | 393 9020917 |
archeogliastra@libero.it
www.irei.it



Ilbono complesso di Scerì
Come arrivare Da Tortolì si imbocca la SS 198 in direzione di Lanusei; si percorrono km 5 circa e, prima di arrivare alla cantoniera Baunuxi, si svolta a s. in una strada segnalata da un vecchio cartello turistico per l'area archeologica. Si prosegue sino ad arrivare ad un cancello, aperto negli orari di visita. Si supera e si continua per poche centinaia di metri fino ad arrivare al sito. L'area archeologica si integra suggestivamente con l'elemento naturale ed è localizzata su un torrione granitico parzialmente circondato dal fiume Tèscere, nella parte interna dell'Ogliastra.
Descrizione Il complesso comprende un nuraghe con annesso villaggio e due domus de janas. Il nuraghe è di tipo complesso, con una torre principale alla quale è stato aggiunto, ad una quota inferiore, un altro corpo (lunghezza m 48; larghezza m 36; altezza residua m 5). L'edificio è realizzato con blocchi di granito squadrati di medie dimensioni; sono disposti alla base in opera poligonale e nelle parti superiori a filari regolarizzati con l'ausilio di zeppe di rincalzo. La torre principale, di pianta circolare (altezza residua m 4,70), ha ingresso rivolto a S/E sormontato da un architrave ben lavorato. L'ingresso introduce in un andito di pianta rettangolare che porta alla camera interna, eccentrica, di pianta circolare (altezza m 2 circa). Sullo stesso andito, nella parete sinistra, si apre l'accesso al vano scala, attualmente non agibile. Il corpo aggiunto è accessibile mediante un ingresso rivolto a N a luce trapezoidale e sormontato da un architrave (m 2,60 x m 0,75 x m 0,45) che immette in un corridoio ad andamento curvilineo. Questo vano di passaggio risulta oggi ingombro di materiale di crollo e presenta sulle pareti gli ingressi non coassiali di due nicchie: quella a s. ha pianta rettangolare, mentre quella a d. è ricolma di terra e massi. Sempre sul lato d. si apre l'ingresso architravato di un corridoio, attualmente impraticabile. Il nuraghe era difeso da un antemurale, realizzato a quota inferiore, che doveva impostarsi a S sul corpo aggiunto, integrando diverse emergenze rocciose. L'ingresso, localizzabile ad E, risulta attualmente in parte celato da terra e pietre. Il nuraghe si caratterizza per la presenza, sotto la torre principale, di alcune cavità naturali a volte integrate da strutture murarie. L'area archeologica presenta inoltre un esteso villaggio annesso al nuraghe e, a breve distanza ad O di questo, due domus de janas. Le due sepolture ipogeiche sono scavate in due massi erratici. La prima domus, monocellulare, è accessibile mediante un ingresso sopraelevato preceduto da un breve padiglione. Il portello, di forma trapezoidale (larghezza m 0,48; altezza m 0,52), è fornito di rincasso a cornice. La camera, piuttosto piccola (profondità m 1,10; larghezza m 0,85; altezza m 0,85), presenta pianta ovale con volta a forno. Nell'area antistante sono stati rinvenuti alcuni frammenti di una lastra di granito accuratamente lavorata: si tratta, forse, dei resti del chiusino del portello. Il secondo ipogeo presenta un unico vano devastato dal cedimento della fronte del masso dove si apriva l'ingresso. Questo, sopraelevato, era realizzato nella parete di fondo di un piccolo padiglione. Il portello, privo di rincasso, manca dello stipite staccatosi in seguito al crollo. La cella presenta pareti e pavimento accuratamente levigati.
Storia degli scavi Le prime indagini risalgono al 1994; un recente intervento di scavo è stato condotto nel 2003.
Bibliografia V. Angius in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, VIII, Torino 1841, p. 454; A. Taramelli, "Aneddoti e notizie. Archeologia", in Archivio Storico Sardo, 1905, p. 749; G. Vacca, Posizione geografica dei principali nuraghi della Sardegna, Cagliari, Società Tipografica Sarda, 1917, p. 20; G. Lilliu, I Nuraghi. Torri preistoriche della Sardegna, Cagliari, La Zattera, 1962, pp. 153-154; E. Melis, Carta dei nuraghi della Sardegna: monumenti preistorici nel comune di Mamoiada, Spoleto, Panetto & Petrelli, 1967, p. 128; V. Santoni, "Nota preliminare sulla tipologia delle grotticelle artificiali funerarie della Sardegna", in Archivio Storico Sardo, XXX, 1976, pp. 18, 43; F. Cocco, "Ilbono", in Dati relativi alla storia dei paesi della Diocesi di Ogliastra, 1985, p. 6; E. Contu, "Il nuraghe", in La civiltà nuragica, Milano, Electa, 1990, p. 60; Progetto i nuraghi: ricognizione archeologica in Ogliastra, Barbagia, Sarcidano, Milano, Consorzio Archeosystem, 1990, pp. 226-229. C. Nieddu, "Compesso monumentale di Scerì", in C. Nieddu (a cura di) Siti archeologici d'Ogliastra, Tortolì 2006, pp. 34-35.

Campanile di San Giovanni Battista Ilbono foto di Marco Oppes
Via Roma a Ilbono in una cartolina illustrata degli anni Venti

Testi di Luisanna Usai

Il paese Le ipotesi sull’origine del nome del paese, che i suoi abitanti chiamano Irbono, mentre nei paesi vicini si usano le leggere varianti Irvono e Irbonu, sono diverse; alcuni farebbero derivare Ilbono dal latino Ilio bono, altri dallo spagnolo El bono, mentre secondo Massimo Pittau il toponimo deriverebbe da silvone, sirvone, sirbone, “cinghiale”, per cui il paese trarrebbe la sua denominazione dall’ abbondanza di cinghiali nella zona in epoca assai antica. Il paese si estende ai lati della statale 198. Il nucleo più antico si conserva a valle di questa strada nella zona contermine alla chiesa parrocchiale, dedicata a san Giovanni Battista, ricostruita nel 1952. Delle vecchie abitazioni tradizionali, normalmente ad un solo piano e talvolta con porticati e piccoli orti addossati, rimane ben poco. Accanto alle nuove palazzine a due o più piani emergono strutture più antiche a diversi piani con murature in granito a vista e balconcini in ferro battuto, spesso adorni di gerani. Se si esclude la strada principale, le vie sono tutte strette e tortuose, spesso ridotte a vicoli. A ridosso di qualche abitazione sopravvivono piccolissimi giardini, retaggio delle vecchie strutture abitative. Gli edifici pubblici sono costituiti dal Municipio, con annessa Biblioteca comunale, e dalle
Scuole materna, elementare e media. Alla periferia del paese si conserva la semplice chiesa di San Cristoforo; recenti lavori di sistemazione (condotti secondo criteri discutibili) degli spazi antistanti e l’espansione edilizia la soffocano purtroppo in un mare di cemento. Il servizio sanitario è assicurato da due medici e dal vicino ospedale di Lanusei, mentre nel paese esiste una farmacia. Dall’anno accademico 2000-2001 è stato attivato un Corso di laurea in Informatica con insegnamento a distanza. Il paese è collegato con il resto del territorio da un servizio di autolinee, mentre per la linea ferroviaria si appoggia alle vicine stazioni di Elini e di Lanusei.
L’economia L’agricoltura, da sempre settore trainante dell’economia del paese, ha subìto un certo calo negli ultimi anni. Sebbene siano numerosi gli abitanti iscritte come braccianti agricoli e coltivatori diretti, sono pochissimi quelli che traggono il proprio reddito dalla sola agricoltura. Le produzioni locali, che sono costituite da frutta, vino, olio, mandorle, legumi e frumento, sono altamente qualificate e soddisfano la richiesta locale, ma molta produzione viene persa per l’impossibilità di una commercializzazione adeguata. Nell’ambito delle iniziative per il rilancio del settore agricolo rientra l’inserimento di Ilbono, a partire dal 2005, nel circuito nazionale delle “Città dell’Olio”, con le finalità di tutelare e promuovere l’ambiente e il territorio olivicolo e di diffondere la storia e la cultura espresse dall’olivo e dall’olio. Per quanto riguarda la pastorizia, scomparsi i pastori veri e propri, restano gli allevamenti a carattere familiare. L’artigianato, dopo aver affrontato tempi difficili, sembra attualmente l’unica attività capace di incidere sullo sviluppo del paese. Si va formando una categoria vastissima di artigiani quali muratori, falegnami, marmisti, richiesti nel circondario ma anche nel resto della Sardegna. Va sottolineato il fatto che in questo emergere del lavoro artigianale la donna è stata una protagonista, inserendosi talvolta in spazi occupazionali tradizionalmente maschili; la donna ha anche recuperato lavori tradizionali come il ricamo e la tessitura, adattandoli alla nuova realtà economica. Non vi è una fonte di reddito che emerga nettamente sulle altre; oltre ai redditi derivanti da una cinquantina di attività artigianali vi sono alcuni stipendi pagati dalla pubblica amministrazione e dai servizi e i redditi provenienti dall’agricoltura. Molto stretti sono i rapporti del paese con Lanusei, centro del potere amministrativo, ecclesiastico e giudiziario. Il rapporto va assumendo in questi ultimi anni caratteri nuovi, data la ricerca da parte degli abitanti di Lanusei di spazi abitativi nel territorio di Ilbono. Diversi i rapporti con Elini, dovuti ad una stretta contiguità e a legami antichi derivanti anche dal fatto che Elini fu dal 1881 al 1951 frazione di Ilbono, tanto che sino a non molti anni fa i due paesi hanno avuto in comune il cimitero.
La tradizione Il dialetto che si parla nel paese è il campidanese. Il costume tradizionale ripete con leggere varianti quello di altri paesi dell’Ogliastra, come Lanusei e Villagrande. Il costume femminile è caratterizzato in particolare dal copricapo, formato da un rettangolo di panno rosso bordato con raso nero, rifinito da un ricamo di seta bianca e fermato da un sottogola con catena e ganci d’argento (su colòre), da una camicia ricamata, da un corsetto in broccato senza maniche e completamente aperto sul davanti, da una gonna in orbace marrone a pieghe fitte con bordo a fiori e da un grembiule in seta nera. Questo costume viene ormai usato solo in circostanze particolari, mentre è ancora molto diffuso, specie tra le donne di una certa età, l’uso di un costume più semplice con gonna a pieghe fitte, giubbetto con maniche lunghe e strette, grembiule e camicia bianca ricamata. La festa più importante è quella della Madonna delle Grazie, che si celebra il 2 luglio oppure la domenica immediatamente successiva. Si festeggia per tre giorni con riti religiosi e divertimenti che comprendono sempre balli sardi, gara poetica, complesso di musica leggera. La processione, che si snoda tra le strade del paese, ricorda la leggenda secondo la quale una cassa con il simulacro della Madonna delle Grazie approdò sulla spiaggia di Cea e venne trasportata in paese su un carro. Ugualmente tre giorni durano le feste della Madonna Assunta (15 agosto) e di San Cristoforo: per quest’ultima festa, che si celebra a settembre, generalmente nella terza o nell’ultima domenica del mese, la processione si svolge dalla parrocchiale alla chiesetta dedicata al santo, sita alla periferia del paese. Per Pasqua si fa la tradizionale processione ’e s’Incontru, mentre per la processione del Corpus Domini si addobbano le strade e si erigono piccole cappelle. Nel mese di marzo si svolge la Sagra dell’olio e delle olive.

Ilbono ha dato i natali al pittore Andrea Lusso, vissuto tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, i cui dipinti riflettono, sia pure su un piano subordinato e provinciale, la grande cultura manieristica europea.


A Ilbono in Ogliastra nel mese di marzo si svolge la Sagra dell’olio e delle olive
Caratteristiche vie del centro di Ilbono Foto di Marco Oppes

“L’ORIZZONTE SUL MAR TIRRENO”

Siede sopra la falda de’ monti della Barbagia a tramontana e due miglia dal capoluogo della provincia, tra alcune eminenze che limitano di molto il suo orizzonte fuor che alla parte del levante, dalla quale domina il mar Tirreno. I notati accidenti del suolo dovean fare che si sentisse forte il calore nell’estate, mitissima la stagione invernale. Piove abbondantemente nell’autunno e nell’inverno, scarsamente nella primavera, e per poco vedesi il suolo coperto da un tenue nevazzo. Le tempeste sono rarissime, ma non le nebbie che vi addensano i venti sciroccali. L’aria è di mediocre bontà, e non è da sé maligna, se talvolta sia sentita tale, perché il miasma che in parte la contamini viene dalle maremme di Tortolì. Abitano questa terra famiglie 265, con anime 1100, delle quali 525 appartengono al sesso maschile. Sono applicate all’agricoltura persone 375, alla pastorizia 20, a’ mestieri 22. Negli altri ministerii sono due notai e due flebotomi, nessuna levatrice. Le donne si occupano nella tessitura del panno e delle tele per il bisogno della famiglia. I telai sono circa 240. La scuola primaria non numera che otto fanciulli, cioè un terzo di quelli che vi dovrebbero concorrere. Il frutto della istruzione de’ 18 anni passati non si sa quanto sia, perché nel paese forse non troverai una ventina di persone, che sappian leggere e scrivere. Territorio. Scorrono in questo territorio tre ruscelli, il Badelìni che proviene da monti di Elìni e serpeggia a circa quattrocento passi dal paese; il Giraleci che sorge ne’ salti di Lanusei e avvicinasi di mezzo miglio all’abitato; e il Ponti che ha la sua origine nelle fonti del vigneto di Lanusei e passa a distanza d’un miglio dirigendosi verso greco. Ne’ tempi piovosi raccogliesi nel loro canale tanta copia di torrenti, che è gran pericolo a chi tenti il guado, e resti però a’ meno audaci proibita la comunicazione con i paesi che sono al di là. Dopo aver oltrepassate le vigne d’Ilbono, questi tre rivoli si uniscono al rio di Arzana, e formano un fiume che fa temersi quasi per tutta la stagione invernale, e con ragione per tanti che spesso la sua corrente rapisce. Non è alcun ponte sopra il medesimo, e non potendosi usare né anche il navicello, accade che i passeggieri, cui alcun affare importante sollecita, debbano avventurarsi a traversarlo. Molti vanno in seno a una morte spaventosa, e le desolate famiglie piangono poi per lungo tempo. Questo fiume procede verso levante, passa in poca distanza da Tortolì, e va a gittarsi nel Tirreno presso la torre e chiesa campestre di s. Gemiliano.

Vittorio Angius

Cartina di Ilbono.

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