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Gadoni :: Paese della Provincia di Nuoro famoso per la Miniera di Rame Funtana Raminosa, piccolo centro minerario situato al margine meridionale della Barbagia di Belvì, è adagiato ai piedi del monte Sa Scova che digrada dolcemente verso la valle del Flumendosa.

Località Sarde > Nuoro


Panorama di montagne, Gadoni (NU)

Gadoni
Gadoni è un piccolo centro della Barbagia di Belvì situato alle pendici del Gennargentu da dove domina la profonda vallata del Flumendosa. La sua storia è legata alla miniera di rame di Funtana Raminosa, oggi diventata un vero e proprio museo a cielo aperto. Da visitare la trecentesca chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta.

Abitanti: 929
Superficie: kmq 43,13
Provincia: Nuoro
Municipio: piazza Santa Maria - tel. 0784 627000
Guardia medica: via S. Maria, 1 - tel. 0784 625725
Biblioteca: via Santa Maria - tel. 0784 62030
Ufficio postale: via Umberto I, 87 - tel. 0784 625973

Stemma di Gadoni, Comune nella provincia di Nuoro

Informazioni Turistiche e Curiosità su Gadoni

Piccolo centro minerario situato al margine meridionale della Barbagia di Belvì, è adagiato ai piedi del monte Sa Scova che digrada dolcemente verso la valle del Flumendosa. Una buona parte della sua superficie territoriale è destinata a bosco ceduo. Tra le piante presenti i lecci, le roverelle, le sugherelle e un'ampia presenza di macchia mediterranea. Notevoli sono le imponenti rocce calcaree che si presentano come tacchi e che a loro volta poggiano su basamenti di arenaria da dove sgorgano sorgenti d'acqua fresca e cristallina. Il Flumendosa stesso crea suggestivi scenari con laghi, piccole cascate, boschi e gole.
Il territorio ha conosciuto la presenza umana già a partire dall'epoca nuragica. Molto conosciute sono le miniere di "Funtana Raminosa" sfruttate già nel periodo della civiltà megalitica sarda, per la produzione di rame. Diversi i reperti archeologici rinvenuti nella zona presso lo scavo minerario di Seddas Is Puzzus. Vastissima la presenza di manufatti metallici. La miniera venne sfruttata anche nei secoli successivi come dimostrano numerosi reperti ed utensili databili al periodo fenicio-punico. Un forno fusorio e un lingotto in rame sono invece databili al periodo romano. Nel periodo giudicale, Gadoni era annesso al giudicato di Arborea, nella curatoria della Barbagia di Meana, poi passò a quella del Mandrolisai. Una leggenda che si perde nella tradizione popolare vuole che il toponimo di Gadoni derivi dal cognome del primo abitante del paese, un pastore di Arzana che intorno al 1400 avrebbe trovato rifugio in una località chiamata "Mammatulu". Le principali fonti di reddito gadonesi ricadono sull'agricoltura e la pastorizia e fino agli anni '80 hanno interessato anche lo sfruttamento della miniera Funtana Raminosa. La vita dei Gadonesi è stata da sempre molto influenzata dalla presenza della miniera che ne ha determinato profondamente lo sviluppo sociale, quello economico e quello culturale. Il momento di maggior splendore di Funtana Raminosa è avvenuto negli anni '60 del XX secolo mentre il declino e il completo abbandono si è verificato alla fine degli anni '80. I meravigliosi boschi di sughere e lecceti che circondando il territorio gadonese riservano panorami e paesaggi di notevole bellezza. Non è raro nei sentieri di campagna, imbattersi in martore, gatti selvatici, volpi, cinghiali e ghiandaie. Gadoni è famoso anche per i suoi alberi di noce, per i ciliegi e per la produzione di castagne. Un fiorente artigianato si sta sviluppando negli ultimi anni grazie all'alta qualità del legno di castagno e per il lavoro della tessitura della lana, i cui colori vengono preparati in modo naturale con la cottura di diverse erbe. La miniera dismessa di Funtana Raminosa è al centro di un progetto di recupero e di valorizzazione. Gli impianti ormai in disuso possono essere visitati accompagnati da guide esperte del luogo. La struttura è entrata a far parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'Unesco. Il centro abitato conserva nella zona storica le vecchie e tipiche casette contadine con ampi cortili. Nella via principale è situata la parrocchiale della Beata Vergine Assunta. La patrona del paese è Santa Marta che viene festeggiata il 29 luglio attraverso una processione in cui i fedeli indossano il costume tradizionale gadonese. Santa Barbara, protettrice dei minatori viene festeggiata il 4 dicembre, con una suggestiva celebrazione all'interno della miniera di Funtana Raminosa a cui partecipa tutta la popolazione.

Gadoni, Miniera di Funtana Raminosa
Costume femminile Gadoni, 1905

Testi di Giovanni Maria Sedda

Il territorio Gadoni è posto a 696 m sul livello del mare, in provincia di Nuoro, arroccato in una collina dell’ultima propaggine sud occidentale del Gennargentu. Conta 929 abitanti e il calo demografico è progressivo. Nel 1961 ne contava 1628, nel 1991 1153 e nel 2001 solo 985. Il suo territorio si estende per 43,50 kmq nella parte più meridionale della Barbagia di Belvì, fino ai limiti della Barbagia di Seulo e del Sarcidano, dove si incunea profondamente con una stretta striscia di terra lungo tutto il corso centrale del Flumendosa. Due catene montuose, parallele fra loro, racchiudono gran parte dell’agro di questo piccolo centro, caratterizzandone, assieme con valli profonde come gole, l’aspetto geografico particolarmente aspro e vario. Infatti il territorio è quasi completamente occupato da un tormentato tavolato di graniti e rocce antiche che presentano le stesse caratteristiche del massiccio più interno del Gennargentu dal quale degrada. E al Gennargentu quelle terre sono legate attraverso la catena che sovrasta Desulo e Aritzo e che si estende da un lato verso l’Ogliastra, fino al sistema montuoso del Montarbu e, dall’altro, discende con numerosi altri dorsali fino al Monte Santa Vittoria, agli altipiani di Nurri, per affacciarsi, infine, con ripidi contrafforti sulle piane distese del Campidano. Le formazioni geologiche presenti in questa zona sono varie. I graniti caratterizzano, soprattutto, la catena terminale del Gennargentu. Una grande quantità di rocce metamorfiche formano invece il complesso orografico delle montagne parallele che comprendono scisti di vario genere, lenti di calcari cristallini e una grande quantità di minerali di rame, zinco, piombo, quarzo, ferro, argento e barite. Nelle vicinanze del Flumendosa si è sviluppato anche il fenomeno carsico di cui danno testimonianza alcune grotte.
Il paese tra due montagne Il paese di Gadoni si trova quindi isolato nella collina che si innalza sul fianco della catena di montagne sulle quali svetta Arzanadolu. Ai piedi del paese si apre, dietro selvaggi pendii, la valle del rio Tistilios. Proprio di fronte all’abitato sorge la barriera del massiccio di Sa Scova che degrada ripidamente fino al Flumendosa e che forma il giacimento metallifero di Funtana Raminosa. Queste due montagne chiudono, come in una morsa, il paesello. L’orizzonte è, così, vicinissimo alle case da tutti i lati. E i confini del territorio si estendono, praticamente, oltre la linea delle montagne. A nord il confine è tracciato dalle catene montuose di Arzanadolu (nordovest) e di Sa Scova (nord-est). Ad ovest il complesso montuoso di Funtana Raminosa si congiunge al territorio di Laconi attraverso un vasto altipiano, mentre ad est il corso del fiume Flumendosa segna, per circa 20 km, i limiti con l’agro di Seulo. Sa Serra de su Pirastu, infine, chiude il margine territoriale a sud verso Villanovatulo. L’intero territorio è caratterizzato da grandi dislivelli, dalla presenza di dirupi che precipitano a strapiombo sulla valle Tistilios che corre fra le due principali catene montuose. La cima di S’Iscova è la più alta del territorio con i suoi 1187 metri. La massima depressione, invece, si trova nel fondovalle del Flumendosa a 380 metri. Altri rilievi importanti, oltre al più volte citato monte Arzanadolu di 1112 m, sono il Bruncu Mammuini, 1125 m, e il Colle San Gabriele a 796 metri. Caratteristica e famosa la rupe Nurentulu, che sorge tra il Colle San Gabriele e il Flumendosa come una torre di pietra altra circa 35 metri. Racconti popolari vollero l’esistenza di un pozzo profondo situato nel cocuzzolo della rupe dove sarebbe stata trovata qualche antica moneta. Di notevole interesse le grotte carsiche Gruttas Albas, De Perdu e altre minori. Le foreste fino ai primi anni del secolo scorso erano foltissime e coprivano l’intero territorio. Oggi sono evidenti l’azione degli incendiari e l’opera del disboscamento attuato con le ricerche minerarie. Il territorio è ricco di acqua. Si contano un centinaio di sorgenti montane ed è solcato da numerosi torrenti come il rio Tistilios e il rio Saraxinus sul cui letto sono affiorati i minerali del giacimento di Funtana Raminosa. Soprattutto il Flumendosa, però, caratterizza, con un’ampia valle, il territorio che solca per circa 20 km.
Le origini del paese non sono facilmente documentabili
Secondo quanto riporta Raimondo Bonu, nel suo volume Ricerche storiche, l’esistenza del centro sarebbe posteriore al 1388 non figurando il nome di questa località nell’atto di pace tra il re don Giovanni d’Aragona ed Eleonora d’Arborea stipulato il 24 gennaio di quell’anno. Le argomentazioni del Bonu contrastano però con le ricerche del Taramelli, secondo il quale persino i nuragici avrebbero sfruttato le miniere cuprifere di Funtana Raminosa. Lo stesso Taramelli avrebbe accertato la presenza dei Fenici nelle miniere a seguito del rinvenimento di cocci di stoviglie, mentre all’epoca romana sono da attribuirsi alcuni dischi di porfido del diametro da 5 a 10 cm, trovati nella miniera e che «sembra servissero da martello per la cernita o per la pesatura del minerale». È probabile che anche i saraceni sbarcati in Sardegna nel 709 e 712 abbiano sfruttato le miniere: la presenza di una loro colonia nel territorio di Gadoni sarebbe confermata dal nome Saraxinus del rio che attraversa la miniera stessa. La presenza dei nuragici viene inoltre testimoniata da due nuraghi esistenti vicino al passo Genna Entu, di cui uno ancora ben visibile, da due domus de janas e qualche Tomba di giganti nei pressi del Flumendosa. Testimonianze di incursioni dei popoli dell’antica Gallila (l’attuale Gerrei) e delle Barbagie, continuamente in lotta fra loro, sono date dai ruderi di antiche abitazioni visibili in diverse località del territorio. È molto probabile quindi che un nucleo abitativo esistesse nel territorio di Gadoni anche prima del Medio Evo. Dello stesso parere fu Giovanni Spano. che negli Emendamenti e Aggiunte all’Itinerario del Lamarmora, edito nel 1874, ricorda che a Gadoni esisteva una miniera di rame la cui attività risale a tempi remotissimi, come può dedursi dagli «idoletti di bronzo, monete, armi antiche e altri oggetti, anelli e ornamenti muliebri che, con frequenza, si trovano dentro il villaggio». Nessun aiuto per documentare la vita del popolo gadonese di quel periodo invece viene data dai monumenti. Quello più antico che si ricordi è la chiesa di San Pietro Apostolo, costruita all’interno del primo nucleo abitativo formato da casupole disposte a semicerchio, attorno al colle ove oggi sorge Gadoni. Di questa chiesa si sa soltanto che fu abbattuta nel l870 perché pericolante. La chiesa di Santa Marta, alla quale i gadonesi sono ancora devotissimi, è forse l’unico monumento di qualche importanza storica. Fu costruita quasi in cima al colle nel 1512, restaurata nel 1823, ingrandita nel 1900 e andata in rovina 42 anni dopo. Per ricostruirla la popolazione organizzava ogni anno una questua che si svolgeva durante una manifestazione popolare chiamata Su Progettu. A seguito di questa iniziativa si poté iniziare l’opera il 30 aprile 1950. Fu sospesa però solo dopo otto giorni perché durante gli scavi l’operaio Valentino Moro fu sepolto da una frana. L’incidente venne considerato come undivino segno premonitore e soltanto nel 1981 si ricostituì il comitato promotore de Su Progettu. L’opera è stata portata a termine nel 1994.

Ricordo dell antica miniera, Gadoni (NU)

Testi di Giovanni Maria Sedda

Funtana Raminosa Ma forse il monumento più importante del territorio gadonese può considerarsi il villaggio minerario di Funtana Raminosa. Infatti dalla fine dell’Ottocento la storia di Gadoni è rimasta ancorata a quella della miniera del rame. E, come è stato accennato, le notizie sul giacimento cuprifero risalgono a data forse più antica della stessa nascita del paese. Il villaggio minerario, costruito verso i primi del Novecento, sorge nel fondo di una profonda gola fra due montagne a 10 km circa da Gadoni. Lo sfruttamento del rame risale alle epoche delle invasioni dei Fenici, dei Cartaginesi, dei Romani e, infine, degli Arabi. Non si hanno invece riscontri precisi sull’utilizzo del minerale gadonese da parte di Genovesi e Pisani. Anche durante il dominio spagnolo vi fu interessamento per la miniera e fu rilasciato un permesso di sfruttamento a certo Pietro Xinto. Ma fu soltanto nel 1909 che un ingegnere belga eseguì alcuni lavori per vendere, poi, i permessi di ricerca all’avvocato francese Paolo Guimbertière. A quel periodo risale anche la costruzione delle strade d’accesso attraverso la fittissima boscaglia, della direzione e delle case per gli impiegati. Da allora l’attività dell’estrazione del rame fu incessante e quasi sempre convenientissima data l’ottima qualità del minerale. Nel 1946 finì lo sfruttamento da parte della società francese che trasferì la proprietà alla Mineraria di Gadoni. A seguito di una interminabile altalena subentrarono nel possesso dei pozzi del rame la Cuprifera Sarda (1950), l’EGAM, colosso delle partecipazioni statali (1974), quindi l’ENI (1977) e la sua consociata SAMIM (1978). Nel 1986 però l’ENI operò lo scorporo del settore minerario dalle sue attività e affidò alla Società Italiana Miniere (SIM), del gruppo AGIP, la gestione di Funtana Raminosa. La crisi di questo settore in atto dal 1983 precipitò nel 1987 al punto che 18 minatori di Gadoni occuparono per protesta la galleria principale della miniera rimanendo asserragliati, come sepolti vivi, a quattrocento metri di profondità sotto la montagna di rame. Uscirono dal buio delle viscere della terra la notte del 21 marzo 1987 sotto la luce dei riflettori delle telecamere televisive, esausti e con pochissime speranze di aver conquistato la sicurezza del posto di lavoro per i 112 minatori. L’attività estrattiva, infatti, non è stata più ripresa. La gran parte delle maestranze vennero trasferite nella miniere dell’Iglesiente dove ancora oggi lavorano una trentina di minatori, prima impiegati a Gadoni, che non hanno ancora raggiunto l’età pensionabile. La miniera di Funtana Raminosa, oggi facente parte del Parco Geominerario, sta per essere trasformata in località di accoglienza a fini turistici.
Lo sviluppo dell’insediamento Mentre appaiono chiare nei secoli le tracce del passaggio dell’uomo nella miniera permangono invece più oscure le origini del paese di Gadoni e del suo nome. Una leggenda popolare fa risalire l’alba del piccolo centro alla fuga di un latitante di Arzana chiamato Cadoni che si stabilì con le sue greggi, la sua famiglia e la sua parentela a Mammàatulu ove sorse il rione più antico del paese. Secondo altri l’etimologia di Gadoni va invece ricercata in suoni ben più lontani e legati ad uno dei tanti toponimi risalenti forse al periodo nuragico. A Gadoni si arriva attraverso una strada tortuosa che da sempre ha rappresentato più la barriera d’isolamento che una via di comunicazione. Il paese però è pittoresco e ridente con schiere di case, per lo più a due piani, costruite ancor oggi a semicerchio intorno all’antico colle, circondate da giardini dove risaltano i pergolati e i ciliegi. L’espansione edilizia è stata indirizzata a monte dei vecchi rioni di Mammàatulu, Su giru de mesu e Su giru de susu. L’abitato è diviso dai nastri d’asfalto della strada provinciale che collega Gadoni alla statale 295, all’altezza di Ortuabis e, dall’altro lato, a Seulo e dalla strada interna che divide, a metà altezza, il rilievo su cui si arrampicano le abitazioni, verso la nuova chiesa di Santa Marta. A valle gli strapiombi costituiscono, invece, un argine alle case. Caratteristici i viottoli ricoperti da selciati costruiti con le pietre rosse e nere proprie del luogo e una infinità di scalinate e muraglioni sui quali si affacciano le case e i giardini.


“I GADONESI SAREBBERO SOLDATI DI VALORE”
testo di Vittorio Angius

Siede alla falda d’una montagna incontro al mezzogiorno. Altre eminenze essendo alle altre parti, il suo orizzonte è assai ristretto e poco variato. Comecché il freddo sentasi men vivo che nelle altre parti della Barbagia, esso è assai pungente per gli uomini de’ climi meridionali e marittimi, e il nevazzo vi dura spesso per più di un mese. Si patisce molta umidità, e la nebbia sorge dal fondo della valle al suo piano, ma senza noncumento. Il calore cresce giornalmente dalla primavera all’estate, e nel sollione è intollerabile: quindi l’aria si fa impura da’ miasmi che esala la valle, e si destano le febbri d’intemperie, per le quali però sono un’ottima medicina le fonti purissime del territorio. Popolazione. Le famiglie erano circa cento ottantadue, le anime seicento novanta, e per numero medio sul decennio si ebbero nascite ventiquattro, morti diciotto, matrimoni sei per anno. Vedonsi non pochi che hanno oltrepassato i sessant’anni; e se meno insalubri fossero le abitazioni, e più cura essi avessero di conservar la loro salute, non sarebbe scarso il numero degli ottuagenari. Le malattie mortali sono comunemente infiammazioni di petto, mali di milza e febbri periodiche. Uomini e donne sono di color gialliccio. Le donne sono laboriosissime. In ogni casa è il telajo, e si lavorano in lino, tele, salviette di vario disegno, e cortine; in lana coperte da letto, tappeti da tavola e bisaccie, che si smerciano nel Campidano. Carattere. I gadonesi sono gente di coraggio, e sarebbero soldati di valore. I loro banditi han fatto disperare i più astuti e valorosi che si son posti con l’arme a perseguitarli. Accorti e audaci superavano tutti gli stratagemmi, e lasciavano dolenti e pieni di vergogna quelli che gioivano e insuperbivano per la certissima vittoria. Tra gli altri è ancora rinomato un cotal Antonio Tidòri per la gagliardia dell’animo incontro a’ pericoli, per la speditezza nell’operare, per l’ingegno a trar sé da’ mali passi con offesa degli assalitori, e a condurre i nemici nelle più dure angustie. Se tanto coraggio e tanto ingegno si fosse fatto valere in cause e condizioni migliori costui avrebbesi meritato una bella lode.

Panorama di Gadoni.


Testi di Giovanni Maria Sedda

Isolamento, benessere, disoccupazione
Il paese nel passato ha risentito dell’isolamento secolare. La strada principale che lo congiunge alla Barbagia di Belvì è stata bitumata soltanto nel 1966. Soltanto negli ultimi anni del secolo appena trascorso è stata ammodernata la strada che conduce a Seulo, fino a pochi anni fa polverosa e impraticabile, dove però è stato di recente lanciato sul Flumendosa un moderno viadotto, fra i più imponenti d’Italia, lungo 500 m e alto 106. La grande struttura elimina 3 km di tornanti e rappresenta la speranza di un futuro diverso per il paese. Ma per quell’antico isolamento la crescita civile della popolazione fu ritardata e le strutture civili furono limitate al minimo indispensabile. Operano nel paese soltanto un asilo infantile e le scuole dell’obbligo. Per frequentare le scuole superiori i gadonesi raggiungono i paesi vicini di Aritzo e di Tonara, ma non sono molti quelli che proseguono gli studi. Gli edifici pubblici, oltre alle scuole, sono il municipio, l’ambulatorio e la stazione dei carabinieri. Sono in funzione quattro bar e una pizzeria ma non esiste nessuna struttura ricettiva. Prima del Novecento la popolazione era dedita, in via prevalente, alla pastorizia e all’agricoltura. Ma numerosi erano anche gli artigiani della lavorazione del legno e del ferro fra i quali si distinse agli inizi dell’Ottocento tale Francesco Antonio Brocu, costruttore di un mulino, di orologi e di armi. In ogni casa si tessevano tappeti. In seguito alla coltivazione delle miniere il panorama economico del paese si trasformò profondamente. Crebbe il benessere soprattutto quando Funtana Raminosa rappresentava una delle poche miniere produttive e con i bilanci in attivo. Negli anni Settanta erano circa 300 i minatori che portavano a casa un salario dignitoso e Gadoni fu allora uno dei paesi più benestanti della zona. La cultura mineraria però fece abbandonare tutti gli altri mestieri. Oggi il paese muore con la sua miniera. Con la crisi estrattiva e la chiusura della miniera lo spopolamento del paese ha raggiunto livelli di vera emorragia.
Come si vive a Gadoni, oggi Nel paese sono scomparse le tradizioni proprie della vecchia cultura contadina. Non esistono monumenti né attività artigianali. La pastorizia è tenuta in vita da una ventina di addetti con un patrimonio zootecnico formato da 3700 ovini e caprini, 270 bovini (allevati per lo più da pensionati e sottoccupati), 135 suini e 53 equini. Più numerosi gli agricoltori: una trentina che coltivano piccole vigne e gli orti familiari. Sono presenti anche una decina di alveari e 3 allevamenti di galline e conigli. Una ventina sono i negozianti. La principale risorsa rimane quella del vitalizio della Previdenza Sociale inviato a circa 300 anziani. Ciò nonostante l’ambiente sociale di Gadoni è sereno, la popolazione è tranquilla, socievole e ospitale. Da quando è diventato minatore il gadonese ha vissuto una vita semplice ma dignitosa, rinchiudendosi sempre di più all’interno degli affetti familiari e della comunità. Il paese si risveglia e si veste a festa soltanto per le ricorrenze di Santa Marta, il 29 luglio, che è la sagra principale, e a Ferragosto per l’Assunta. Anche il dialetto è diverso da quello dei paesi della Barbagia, ha, anzi, tendenze ogliastrine con influenze campidanesi. Non sono frequenti i rapporti con il capoluogo di provincia a causa della tortuosità delle strade. Privilegiato è invece lo sbocco verso Cagliari. Il costume tradizionale non è più in uso e viene ricordato soltanto dalla descrizione che ne fece il Casalis nel 1838.

Gadoni, Gruttas Albas
Sos Focos, Gadoni
Cortes apertas a Gadoni 5 6 7 dicembre 2014, Autunno in Barbagia a Gadoni dicembre 2014.
Cartina Cortes apertas a Gadoni 5 6 7 dicembre 2014, Autunno in Barbagia a Gadoni dicembre 2014.

Autunno in Barbagia a Gadoni
5 6 7 Dicembre 2014

Cortes apertas a Gadoni 2014 programma completo


Venerdi 5 dicembre 2014
Ore16.00 - Apertura manifestazione “Prendas de jerru 2014
- Sapori, suoni e tradizioni della Barbagia”.
Apertura e visita alle domus antigas, mostre, magasinos ed esposizioni di prodotti locali.
Ore 17.00 - Atobios : Gadoni incontra Fara Filiorum Petri.

Sabato 6 dicembre 2014
Ore 9.30 - Apertura e visita alle domos antigas, alle mostre e alle esposizioni.
Ore 10.00 - Visita agli stand ed esposizioni di prodotti locali.
Ore 17.00 - Rassegna “Viaggio nella tradizione 2014 “40 anni di Gruppo Folk S. Barbara Gadoni: Il folklore dalla piazza al palcoscenico”.
Ore 18.30 - Accensione del falò.
Ore 20.30 - “Notti e prendas” presenta Balli e canti in piazza con Kantidos e artisti vari.

Domenica 7 dicembre 2014
Ore 8.30 - Inizio visite guidate alla miniera di Funtana Raminosa con Bus navetta per la miniera con partenza dalla Piazza IV Novembre.
Ore 9.00 - Apertura e visita alle domus antigas e alle mostre e delle esposizioni di prodotti locali.
Ore 09.30 - Visita agli stand ed esposizioni di prodotti locali.
Animazione lungo le vie del centro storico con i costumi tradizionali. Con la partecipazione di Coro polifonico
Boghes de gaudiu onu, Gruppo folk S. Barbara di Gadoni, la maschera tipica locale Maimoni e Grastula, Gruppi Folk e maschere della tradizione della Sardegna.
Ore 15.30 - Preparazione de “Sa Fracchera e is concas de mortu”.
Ore 16.30 - Atobios de fogu: il fuoco nella tradizione “Is Fraccheras” di Gadoni (Nu) incontra la “Farchia” di Fara Filiorum Petri (Ch) riproposizione degli antichi riti.
Ore 17.30 - Degustazione di “culurgiones frittus”, “cocoi e erda“ e altri piatti tipici della Barbagia a cura del Centro Commerciale Naturale Gadoni.
Ore 18.30 - Cantos e Ballos de Pratza - rassegna di Balli e Canti intorno al falò.
Chiusura manifestazione.

Da visitare
Miniera di Funtana Raminosa Un turismo nuovo per la provincia di Nuoro, bus navetta e visite guidate lungo le antiche gallerie della vecchia miniera di rame.
Artis” rassegna di antichi mestieri e giochi di una volta nel centro storico.
Percorso della lana.
Chiesa M.V. Assunta.
Mostre.
Chiesa di S. Marta.
Mostra del Costume tradizionale di Gadoni a cura del Gruppo Folk S.Barbara.
Domos.
Esposizione dell’artigianato locale.
Degustazione dei prodotti tipici locali.

INFO
www.comune.gadoni.nu.it
info@comune.gadoni.nu.it
www.gadoni.info
tel. 0784 627020 - cell. 349 3032704 - fax 0784 625933

DOVE MANGIARE E DORMIRE
Ristorante da Telemaco - Tel. 333 4789646
La galleria della pizza - Tel. 347 3477351
B&B Forreddus e frakkas - Tel. 348 5433676
B&B Laraccuddu - Tel. 0784 625798


* Se prenoti avvisa che arrivi dal Portale "leviedellasardegna.eu".

Prodotti Tipici Sardi Gadoni Cortes apertas 29 30 novembre 1 dicembre 2013 Sapori suoni e tradizioni della Barbagia.
Programma Gadoni Cortes apertas 29 30 novembre 1 dicembre 2013 Sapori suoni e tradizioni della Barbagia.
La vetrina delle Aziende Sarde
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