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Cabras :: Comune in Provincia di Oristano famoso per il suo lago omonimo e per il villaggio punico di Tharros.

Località Sarde > Oristano


Cabras

Cabras

Cabras è un piccolo centro situato in prossimità dell'omonimo stagno. Oggi il paese sta vivendo un forte sviluppo economico, grazie all'industria della pesca e a quello che viene chiamato "l'oro di Cabras": la bottarga, uova di muggine essiccate che costituiscono la parte principale di molti piatti tipici. Cabras (Crabas in sardo) è un comune della provincia di Oristano. Si trova sulla riva sinistra dello Stagno chiamato Mari Pontis. Il territorio comunale si estende per 122,18 km2, e confina a nord con i comuni di Riola Sardo e Nurachi e a est con Oristano. A ovest invece il territorio si affaccia sul mare, con un'articolazione costiera di circa 30 km che comprende al suo interno la penisola del Sinis e i due isolotti disabitati di Mal di Ventre e del Catalano.

Abitanti: 8.701
Superficie: kmq 101,78
Provincia: Oristano
Municipio: piazza Eleonora, 1 - tel. 0783 3971
Guardia medica: via Tharros, 17 - tel. 0783 290585
Polizia municipale: piazza E. d'Arborea, 1 - tel. 0783 392092
Biblioteca: via Matteotti - tel. 0783 290446
Ufficio postale: via Piemonte, 10 - tel. 0783 391542


Informazioni turistiche e curiosità su Cabras

I primi insediamenti nell'attuale centro di Cabras risalgono al XI secolo, quando la città di Tharros si spopolò definitivamente a causa delle incursioni dei corsari nordafricani. I primi abitanti si stabilirono intorno al castello di cui oggi rimangono solo alcuni resti vicino alla chiesa parrocchiale. Durante il periodo giudicale guadagnò una discreta importanza poiché spesso la corte del Giudicato d'Arborea risiedeva nel castello. Dopo la caduta del giudicato, il paese passò sotto il dominio di numerosi feudatari anche se spesso gli abitanti cercarono di liberarsi dal vincolo feudale anche con rivolte. Nella prima metà del XIX secolo il paese fu incluso nella provincia di Oristano come capoluogo di mandamento, sino al 1859 quando passò alla provincia di Cagliari. Nel 1974 tornò infine a far parte della provincia di Oristano appena ricreata. A pochi chilometri da Oristano, si trova Cabras una cittadina dalle case a un piano che ha conservato una struttura urbanistica antica. Si trova ai bordi dello stagno omonimo, uno tra i più grandi di acqua dolce della Sardegna e comunica col mare attraverso una serie di canali. Fra i principali luoghi di interesse del centro abitato di Cabras vi è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, una costruzione barocca del XVII secolo dedicata alla santa patrona. A fianco ad essa si possono ancora trovare alcuni resti del castello di Casa di Regno (o Mar'e Pontis), che dopo l'utilizzo nel periodo giudicale andò rapidamente in rovina a partire dal XV secolo. Altra chiesa da segnalare è quella dello Spirito Santo, costruita nel 1601 con una sola navata e due cappelle laterali in stile tardo gotico. Nel territorio del comune si trova il villaggio punico di Tharros, uno dei più importanti siti archeologici della Sardegna, oltre alle antiche chiese di San Giovanni di Sinis e San Salvatore. I reperti archeologici trovati a Tharros e nei due villaggi prenuragici che sorgevano sulle rive dello stagno sono conservati al Museo archeologico comunale Giovanni Marongiu. Di grande interesse sono anche le spiagge della penisola del Sinis, un litorale ancora per larghi tratti non costruito nel quale spiccano per bellezza le bianche distese di sabbia di Is Arutas. Lo stagno di Cabras è infine noto per la presenza di numerosi uccelli acquatici fra cui i fenicotteri rosa.

Tra manifestazioni sacre ed enogastronomia

Di sicuro interesse per il visitatore è la festa di San Salvatore, durante la quale si ripete una delle manifestazioni più antiche e suggestive dell'isola. Diverse centinaia di giovani e adulti, vestiti con il saio bianco e scalzi, portano il simulacro dalla parrocchiale sino al santuario di San Salvatore. La città è conosciuta poi per essere la maggiore produttrice sarda della tipica bottarga, costituita dalle uova del muggine pressate, salate e seccate, che si può assaporare in gustose ricette in diversi ristoranti della cittadina. Al limite settentrionale del golfo di Oristano si distende la Laguna di Mistras, separata dal mare da due cordoni litoranei. Essa s'inserisce nelle zone umide di importanza internazionale previste dalla convenzione di Ramsar ed è habitat ideale per fenicotteri rosa, cormorani, aironi cinerini e falchi pescatori. Ricco di avifauna anche il vicino stagno Mar 'e Pontis, dove è possibile visitare la Peschiera Pontis, un'antica costruzione per l'itticoltura, con chiuse e lavorieri.


Cabras, area di Tharros

Museo Archeologico "Giovanni Marongiu"
Il museo è dedicato all'esposizione di reperti archeologici provenienti dal territorio comunale di Cabras nella penisola del Sinis. Il periodo prenuragico e nuragico è documentato dai materiali recuperati con lo scavo del villaggio di Cuccuru is Arrius che ha restituito significative testimonianze a partire dal Neolitico medio. L'età storica è invece ben rappresentata da reperti provenienti dall'antica città di Tharros, costruita dai Fenici su un preesistente villaggio nuragico e ampliata in senso urbano in età punica e poi romana. I materiali fenicio-punici esposti provengono dallo scavo del quartiere artigianale della città e dal tofet al quale riportano le urne e le stele in esposizione. Il percorso museale è arricchito da pannelli didattici relativi alla mostra temporanea " in piscosissimo mari" . Dal 7 Giugno del 2008 è stata inaugurata la sala dedicata al Relitto di Mal di Ventre. Il museo raccoglie testimonianze che consentono di ricostruire la storia del territorio, in particolare di Tharros, una delle più antiche città in Sardegna.
Servizi Esiste un servizio di visita guidata gratuita. Il museo organizza laboratori didattici di argomento archeologico e naturalistico per scuole di ogni ordine e grado, incontri di studio e convegni. È preferibile la prenotazione per la visita guidata dei gruppi e per i laboratori didattici. Non esistono barriere architettoniche.
Informazioni
Indirizzo: via Tharros
Comune di Cabras
Sito web: www.penisoladelsinis.it

Fonte il sito della Regione Sardegna


Cabras antica città di Tharros. L'antico insediamento di Tharros sorge all'estremità sud della penisola del Sinis. Si dispiega nel golfo di Oristano su una sorta di anfiteatro naturale delimitato a nord dalla collina di Su Muru Mannu, ad ovest da quella della torre di San Giovanni e a sud dall'istmo che collega quest'ultima al promontorio di Capo San Marco. Tharros fu fondata verso la fine dell'VIII secolo a.C. e venne abbandonata attorno all'anno 1050 d.C. per dare origine ad Aristiane, l'attuale Oristano.

Cabras antica città di Tharros

Area archeologica di Tharros
Tharros sorge all’estremità meridionale della penisola del Sinis. Si dispiega nel Golfo di Oristano su una sorta di anfiteatro naturale delimitato a nord dalla collina di Su Muru Mannu, a ovest da quella della torre di S. Giovanni e a sud dall’istmo che collega quest'ultima al promontorio di Capo S. Marco. Tharros fu fondata verso la fine dell'VIII secolo a.C. e venne abbandonata attorno all'anno 1050 d.C. per dare origine ad Aristiane, l'attuale Oristano.
Come arrivare Da Cabras si imbocca la SP 6 e la si percorre, seguendo le indicazioni per Tharros, sino a Capo San Marco. Le rovine di Tharros si trovano sul Capo San Marco, estrema propaggine della penisola del Sinis.
Informazioni
Indirizzo: località Tharros, San Giovanni di Sinis, Cabras
Orari: estivo 9,00-20,00; invernale 9,00-17,00
Sito internet www.penisoladelsinis.it
e-mail: cooperativa@penisoladelsinis.it
e-mail: comunecabras@tiscali.it
Esiste un servizio di visite guidate.

Chiesa di San Salvatore di Sinis Cabras
Chiesa di San Giovanni di Sinis Sardegna

Chiesa di San Salvatore di Sinis
Le bianche case dei pellegrini, dette cumbessias, circondano la chiesa campestre di San Salvatore. Esse vengono abitate per nove giorni all'anno, a cavallo tra agosto e settembre, in occasione della novena per la festa del santo. La grande piazza centrale è stata utilizzata negli anni Sessanta del Novecento come set dei film western all'italiana. La chiesa è sorta alla fine del XVII secolo nell'area di un santuario pagano di origine nuragica, incentrato sul culto delle acque e ricostruito nel VI secolo come chiesa sotterranea. Attraverso una scala nella navata sinistra si scende all'ipogeo formato da sei vani: due rettangolari ai lati di un corridoio che conduce a un atrio circolare con un pozzo, intorno al quale sono disposte tre camere. L'ipogeo è parzialmente scavato nella roccia; i soffitti a botte sono in arenaria e mattoni. Sulle pareti si sono conservati diversi graffiti di animali (elefante, pantera e pavone) e di divinità (Ercole che lotta con il leone Nemeo, Marte e Venere con un piccolo Eros alato). Interessanti le scritte arabe che parlano di Allah e Maometto, nonché le numerose raffigurazioni di navi, che gli studiosi ritengono potessero essere dei probabili ex voto. Le lettere latine RVF intrecciate come in un monogramma e ripetute più volte sembrano derivare dalla lingua fenicia e significare "guarire, salvare, dare salute".

Chiesa di San Giovanni di Sinis

Al limitare della penisola del Sinis vi è la località balneare di San Giovanni, un tempo famosa per le caratteristiche baracche dei pescatori costruite in legno e giunco. Oggi ne rimangono solo alcune: il gruppo più numeroso è a oriente della statale, poco distante dagli scavi di Tharros. All'ingresso del paese sorge la chiesa paleocristiana di San Giovanni, che, insieme a quelle di San Saturnino a Cagliari e Sant'Antioco nel paese omonimo, è la più antica della Sardegna. l'impianto originario infatti risale al VI-VII secolo, anche se gran parte dell'aspetto attuale è dovuto ai rimaneggiamenti compiuti dai monaci Vittorini intorno all'XI secolo. L'interno a tre navate coperte da volte a botte è estremamente evocativo e suggestivo. A poca distanza c'è l'Oasi Torre 'e Seu del WWF che conserva una delle ultime macchie spontanee di palme nane rimaste nella zona. Si raggiunge con una strada sterrata che parte dalla periferia settentrionale di San Giovanni di Sinis. Dal cancello si prosegue a piedi fino al mare e alla Torre 'e Seu, costruita dagli Spagnoli.

Spiaggia San Giovanni Cabras
Mari Ermi

Le Spiagge

Cala dei Pastori
Si trova nell'Isola di Mal di Ventre. L'arenile ha un fondo di sabbia chiara con tonalità tendenti al grigio. Raggiungibile solo con imbarcazioni.
Cala del Nuraghe
Si trova nell'Isola di Mal di Ventre. L'arenile ha un fondo di sabbia chiara con tonalità ocra e dorate. Il fondale è sassoso e roccioso. Raggiungibile solo con imbarcazioni.
Cala del Pontile
Si trova nell'Isola di Mal di Ventre. Ha un fondo di sabbia chiara con tonalità ocra e dorate, piuttosto grossa, alternata a sassolini. Raggiungibile solo con imbarcazioni.
Cala del Relitto
Si trova nell'Isola di Mal di Ventre. L'arenile ha un fondo di sabbia chiara con tonalità grigiastre, non molto grossa, alternata ad alcuni sassi. Raggiungibile solo con imbarcazioni.
Cala delle Tamerici
Si trova nell'Isola di Mal di Ventre. L'arenile ha un fondo di sabbia chiara con tonalità grigiastre, mediamente grossa, con sassi prevalentemente tondeggianti.
Cala Libeccio
Cala Libeccio si trova nell'Isola di Mal di Ventre. E' raggiungibile solo con imbarcazioni da Putzu Idu, Mandriola, Su Pallosu e Torregrande.
Cala Maestra
Si trova nell'Isola di Mal di Ventre. L'arenile ha un fondo di sassolini tondi, di colore grigio, alternati a scogli scuri di varie forme. Raggiungibile solo con imbarcazioni.
Cala Valdaro
Si trova nell'Isola di Mal di Ventre. E' raggiungibile solo con imbarcazioni da Putzu Idu, Mandriola, Su Pallosu e Torregrande.
Funtana Meiga
Un paesaggio variegato con sabbia dorata, scogli affioranti e barche lasciate alla fonda, caratterizza la spiaggia. Si trova a circa 200 metri da San Giovanni di Sinis verso Cabras.
Is Arutas
Nel territorio del Sinis, la particolare spiaggia di Is Arutas, che si estende per varie centinaia di metri, deve la sua peculiarità alla sabbia, composta da piccoli granelli di quarzo tondeggianti, con sfumature di colori.
Maimoni
Sabbia chiarissima con sassolini di quarzo rosa e bianco, con le più molteplici sfumature, impreziosiscono, rendendola unica, la spiaggia di Maimoni.
Mare morto
Il bizzarro toponimo è legato alla tranquillità dell'approdo che permette ai tanti diportisti di lasciare serenamente le loro imbarcazioni alla fonda.
Mari Ermi
Si trova nel comune di Cabras. L'arenile ha un fondo di granelli di quarzo bianco brillante, con tratti di sabbia ocra molto fine.
San Giovanni di Sinis
Si trova nel comune di Cabras. Famosa un tempo per le caratteristiche baracche dei pescatori in legno e giunco, di cui rimangono alcuni esempi.
Su Tingiosu
Si trova nella località di Mari Ermi, nel comune di Cabras. L'arenile ha un fondo di sabbia gialla rossiccia, con sassolini di quarzo multicolore, pietre e piccoli scogli.

Cabras Isola di Mal di Ventre. Situata di fronte alla penisola del Sinis, l'isola di Mal di Ventre, si estende per una superficie di 80 ettari, oggi tutelati dall'Ente che l'ha qualificata area marina protetta. Fanno parte dell'area protetta anche il piccolo scoglio Catalano, detto anche Coscia di donna, e i fondali marini circostanti. L'isola è una piatta distesa granitica la cui altezza massima è di 18 metri che raggiunge in corrispondenza del faro che la domina. La sua natura geologica è molto interessante: è infatti dissimile dalla vicina costa del Sinis a conferma di un'origine risalente a un'antichissima era geologica.

 Cabras Isola di Mal di Ventre
Scorcio dello stagno di Cabras

Testi di Giancarlo Casula

Il comune di Cabras, situato a nord del golfo di Oristano, sulle rive dello stagno omonimo, confina con i comuni di Oristano a sud-est, di Nurachi e Riola Sardo a nord, e a ovest con lo stagno, appunto, di Cabras. Ma il suo territorio, che ha pure un'articolazione costiera di 30 chilometri, si estende fino alla penisola del Sinis – dove sorge l'antica città punicoromana di Tharros –, agli stagni di Cabras e di Mistras e alle isolette di Mal di Ventre e Catalano, di grande interesse geologico e faunistico. Lo stagno, detto di Mar'e Pontis, è uno dei più vasti di tutta l'Europa: ha un'estensione di 2215,25 ha, dei quali 1696,87 appartengono al comune di Cabras e i rimanenti ai comuni confinanti di Riola Sardo e di Nurachi.
Lo stagno La profondità delle sue acque varia da 1 metro e 70 ad un massimo di 2,70. Vi si pescano soprattutto muggini e anguille. Dai muggini, di cui si conoscono ben 5 tipi diversi, si ricava la bottarga, ottenuta dalle uova salate ed essiccate che, dopo una pressatura di alcune ore, assumono un colore giallo ambrato e possono essere conservate per alcuni mesi. Oltre a queste varietà di pesci entrano nello stagno le anguille, in grandi quantità, specialmente in inverno. Lo stagno, nella sponda meridionale, presso Sa Turr’e Portu, presenta quattro bocche, tre delle quali confluiscono in un canale unico, e la quarta fa canale a sé; questi due ultimi canali confluiscono in un altro che conduce al mare. Il tronco maggiore in qualche punto si allarga fino a m 50 formando lo stagno di Sa Màrdini. Lo stagno di Mar'e Pontis forma tre peschiere: quella più importante, denominata Pontis, che resta fissa tutto l'anno; quella di Pischeredda, a nord presso la foce di riu Sa Praia; quella denominata Sa Màrdini, alla foce dello stagno verso il mare. Tutte le peschiere sono formate da una serie di sbarramenti in canne, che impediscono ai pesci il ritorno dallo stagno, dove erano entrati nel periodo della riproduzione per l'ambiente ideale che vi si trova, al mare. Da alcuni anni si sono conclusi nello stagno i lavori di costruzione del canale scolmatore, finanziato con svariati miliardi di lire dalla Cassa per il Mezzogiorno. Questo canale è stato costruito per evitare le inondazioni che qualche volta nel passato avevano costretto gli abitanti di un quartiere del paese ad abbandonare le proprie abitazioni invase dalle acque: esso collega oggi lo stagno col golfo di Oristano attraverso il vecchio canale di Sa Màrdini. Non molto distante dallo stagno di Mar'e Pontis si trova lo stagno di Mistras, ancora oggi proprietà privata, in diretta comunicazione col mare aperto. Esso si stende per circa 465 ettari e ha una profondità che varia dai 40 ai 10 centimetri. Nella parte più vicina al mare è presente una peschiera che blocca i pesci che si avventurano all'interno dello stagno. In tutto il Sinis, comunque, è facile individuare specchi d'acqua più o meno estesi dove è possibile ammirare un'avifauna interessantissima e variegata che trova il suo aspetto più caratteristico e spettacolare in una colonia molto nutrita di fenicotteri che in queste paludi si fermano durante la migrazione che compiono dalla Camargue alla Tunisia.

Stagno di Cabras fenicotteri

Tharros e San Salvatore Ma il discorso sul territorio deve soffermarsi soprattutto sull'antica città di Tharros e sul piccolo villaggio di San Salvatore, che dista pochi chilometri dal paese. Il primo è sul mare, il secondo all'interno, proprio a metà strada fra Cabras e San Giovanni di Sinis. Tharros si insedia nella penisoletta di Capo San Marco distendendosi fra i due stretti istmi che la strozzano a meridione e settentrione della collina su cui sorge la cinquecentesca torre spagnola di San Giovanni. Della città abbiamo attestazioni archeologiche sicure almeno dalla metà del secolo VII a.C., ma la sua fondazione fu promossa, in un tempo di poco anteriore (fine del secolo precedente), da coloni fenici provenienti presumibilmente dalle coste dell'odierno Libano. Ad essi si sovrapposero i Cartaginesi, della cui dominazione abbiamo testimonianze nelle due necropoli, una sita nella costa occidentale, insidiata se non già compromessa dal disordinato e caotico sviluppo dell'odierno villaggio di San Giovanni, l'altra sulle pendici orientali ed occidentali dell'impervia via di accesso verso capo San Marco. Della dominazione romana i resti più evidenti ed imponenti sono le strade, con le ampie e ben costruite fogne, e le terme. Buona parte, comunque, dei ruderi visibili appartiene al periodo romano. Poco dopo la metà del Mille la città viene abbandonata, come ricordavano documenti ormai scomparsi ma ancora esistenti nel secolo XVI. Nel villaggio di San Salvatore, dove ogni prima domenica di settembre si celebra la festa del santo con la famosa “Corsa degli scalzi”, che il giorno precedente la festa portano il simulacro del santo da Cabras verso il villaggio e il giorno successivo lo trasportano nel senso inverso, si trova, sotto la chiesetta del Cinquecento, un ipogeo al quale si accede per mezzo di una scaletta da cui si passa ad un corridoio che immette in una saletta poligonale al centro della quale si trova un pozzo d'acqua sorgiva. Da ciò si può desumere che l'ipogeo era sede di culto delle acque. Da un accurato esame delle iscrizioni e delle raffigurazioni che vi si trovano, si possono ricavare informazioni non solo sulla religione, ma anche sulla cultura e sulla civiltà del Sinis, perlomeno da mille anni prima di Cristo fino ad oggi.
Le origini Cabras compare per la prima volta alla storia nel 1102, quando il re (o giudice) d'Arborea Torbeno de Lacon Zori, succeduto al padre Orzocco I, permette alla propria madre Nibata di disporre a suo piacimento delle rendite delle due “ville” o biddas di Masones de Capras (oggi Cabras) e di Nuragi Nigellu (oggi Nuraxinieddu) edificate da lui. A sua volta, la regina madre Nibata stabilisce la dotazione di questi paesi, dei quali vietava categoricamente la vendita affinché restassero in perpetuo in potere dei sovrani arborensi. In cambio pretendeva che i futuri usufruttuari offrissero annualmente agli amministratori della chiesa cabrarese di Santa Maria, attuale parrocchia paesana, e alla chiesa di San Marco di Sinis, in San Giovanni di Sinis, «una forma di cacio ed un agnello benedetto per Pasqua e dessero l'elemosina per una messa a Natale». Amministrativamente Cabras era una delle ventiquattro “ville” della curatoria o parte del Giudicato d'Arborea, chiamata Campidano Maggiore (o di Cabras), con capoluogo a Solarussa. Come le altre “ville” giudicali aveva un vasto territorio all'intorno, parte privato e parte pubblico, ed era governato da un maiore il quale amministrava la giustizia in caso di reati minori, dirigeva l'amministrazione paesana, raccoglieva i tributi, distribuiva le terre d'uso comunitario e partecipava alla corona de curadoria, cioè il tribunale di prima istanza tenuto dal curadore nel capoluogo. Ad occidente della “villa”, proprio ai margini dello stagno, dietro la chiesa di Santa Maria, sorgeva un castello, chiamato Casa di Regno, preferito dai giudici arborensi prima che costruissero Monreale (oggi in comune di Sardara) o occupassero nella seconda metà del Duecento il castello di Burgos nel Goceano. Il maniero fu spettatore di buona parte della storia del regno d'Arborea durata oltre cinquecento anni, dal X secolo fino al 1410, ed ospitò anche illustri personaggi, fra cui alcuni notai genovesi che poi divennero famosi cronisti.

Crepuscolo a Cabras

L'età giudicale Infatti in quel tempo l'Arborea era politicamente filo-genovese, e contro l'invadenza di Pisa in Sardegna preferì rivolgersi al Comune ligure in caso di necessità militari con un atto d'accordo firmato nel 1131 davanti al notaio genovese Ottone Gontario proprio nel castello di Cabras. Così verso la metà del XII secolo il giudice Barisone I de Lacon Serra in un tentativo “nazionale” di unificazione della Sardegna con l'aiuto di Genova assalì il regno filo-pisano di Cagliari. Senonché il giudice cagliaritano Pietro-Torchitorio III de Lacon Gunale, aiutato dal fratello Barisone II Giudice di Torres (o Logudoro), contrattaccò ed invase l'Arborea nel 1164 ponendola a ferro e a fuoco, mentre Barisone I de Lacon Serra, con la moglie catalana Agalbursa de Cervera, figlia di Poncio I visconte di Bas, si rifugiava nel castello di Cabras. In soccorso di Barisone d'Arborea vennero i genovesi i quali lo incoraggiarono nel suo sogno nazionalista, gli coniarono in quell'anno il famoso sigillo in versi leonini con il motto “sardista” «est vis Sardorum / pariter regnum populorum», e lo accreditarono presso la corte dell'imperatore Federico I Barbarossa nella dieta di Pavia che il 10 agosto del 1164 lo proclamò “re di Sardegna”. Purtroppo, non riuscendo a pagare i debiti contratti con la Repubblica di Genova, il “re” fu tenuto prigioniero dai liguri e liberato solo nel 1171. In seguito alla sua morte (1184) ci fu un lungo periodo di lotte per la successione al trono di Oristano fra Pietro, figlio di primo letto del re Barisone, e Ugo de Bas (il futuro Ugone I), figlio di Ugo Poncio I de Cervera e di Ispella o Sispella de Lacon Serra, figlia anch'essa di Barisone d'Arborea. La pace fra questi due contendenti fu firmata nel 1192, forse a Cabras. Comunque, dopo quella data il paese compare ancora molte altre volte nei documenti medioevali, sebbene non più come protagonista ma come spettatore delle vicende giudicali. In un atto del 1192, per esempio, viene ricordata «sa filia de Johanne Cossu in Masone de Cabras» e, subito dopo, «sa mama de Petru Cossu ki esta in Masone de Cabras»; in un altro del 18 gennaio 1228 si legge «per issa cale si bahat a sa villa de Capriles», facendo riferimento ai cammini e ai confini del paese.
L'età aragonese La vita a Cabras, a cavallo del Trecento, trascorse abbastanza tranquilla, mentre all'esterno dell'isola avvenivano alcuni fatti importanti che ne avrebbero condizionato il destino. Il 4 aprile 1297 il papa Bonifacio VIII, per risolvere diplomaticamente l'annosa guerra del Vespro, aveva istituito un ipotetico “regno di Sardegna e Corsica” e lo aveva infeudato al catalano Giacomo II il Giusto, re d'Aragona. Costui, con l'appoggio dei guelfi e con l'alleanza dell'allora giudice d'Arborea Ugone II de Bas-Serra, il 12 giugno 1323 mandò nell'isola un forte esercito al comando del figlio Alfonso, per conquistare le terre sarde di Pisa – ovverossia gli ex-giudicati di Cagliari e di Gallura –, più il Comune di Sassari e per realizzare una parte del “regno” bonifaciano in Sardegna. L'Arborea rimase alleata dei Catalano-Aragonesi fino al 1353 e forse, fino a quella data, Cabras fu frequentato da qualche mercante o visitatore iberico in cerca di prodotti o di curiosità locali. Dopo il 1353 si ha in Sardegna una feroce guerra fra i Sardi giudicali e i Catalano-Aragonesi, che dura fino al 1410 (tranne un periodo di tregua fra il 1355 e il 1364). Durante il conflitto, Cabras – come tutte le “ville” del Giudicato – dovette rifornire la corte di Oristano di uomini e denaro pagando le tasse straordinarie ed inviando nei campi di battaglia le sue “mute”, ovverosia i tre scaglioni di giovani che alternativamente lasciavano il lavoro per combattere. Nel 1388 il paese partecipò all'elezione dei rappresentanti popolari che firmarono l'effimera pace fra la giudicessa-reggente Eleonora d'Arborea e il re d'Aragona Giovanni I il Cacciatore. Nel lungo documento, redatto il 24 gennaio, si leggono i nomi dei cabraresi: Aeso Cea, maiore della villa, Leonardo Frongia, Francesco Line, Alibrando Serra, Pietro Talasia, Gonnario Cherchi, Guglielmo Pinna, Barisone Mandas, Mariano Tando, Thomaio Ortulanu, Joanne Sogia, Pedru Serra, Juliano Meloni. La caduta de facto del Giudicato d'Arborea fu sanzionata il 29 marzo 1410 quando, dopo la sconfitta di Sanluri dell'anno prima, il reggente Leonardo Cubello si arrese ai Catalano-Aragonesi ed accettò di trasformare il territorio storico dello Stato in marchesato di Oristano, da lui stesso governato: di questo fece parte anche Cabras. Seguirono alcuni decenni di tranquillità; ma verso il 1470 Cabras partecipò con tutti gli altri paesi del marchesato alla ribellione di Leonardo de Alagon, un feudatario del re d'Aragona che chiedeva di diventare marchese di Oristano. Il 14 aprile di quell'anno il suo esercito vinse la battaglia di Uras, purtroppo seguita il 19 maggio 1478 dalla disastrosa sconfitta di Macomer che segnò la fine di ogni anelito “nazionale”.
L'età spagnola Dopo di allora Cabras come tutto il territorio dell'antico Giudicato d'Arborea passò alle dirette dipendenze della corona, la quale divenne spagnola l'anno dopo per il matrimonio fra Ferdinando I d'Aragona e Isabella di Castiglia. Purtroppo sul finire del secolo erano riprese le scorrerie dei Musulmani dell'Africa settentrionale contro le coste sarde. Lo storico del Cinquecento Gian Francesco Fara ricorda che nel 1509 il paese di Cabras fu assalito e depredato di beni e di uomini, poi venduti nei mercati maghrebini, al punto che il 30 luglio 1514 la “villa” fu esentata con decreto reale dal pagamento dei diritti regi per tre anni. Successivamente questa esenzione fu rinnovata più volte, e nel Parlamento del 1553-54 fu fatto espresso riferimento alla situazione di disagio di Cabras. Malgrado queste calamità, a cui si possono aggiungere le pestilenze e le carestie che depauperarono la Sardegna in epoca moderna, nel 1627 Cabras contava 298 “fuochi”, pari a circa 1192 abitanti. Nell'ambito della guerra dei Trent'anni (1618-1648), nei giorni fra il 22 e il 26 febbraio 1637, Cabras fu assalito dai soldati francesi del conte d'Harcourt, sbarcati nel lido della Gran Torre: ancora oggi l'episodio, in cui furono battuti e ricacciati a mare is sordaus grogus (“i soldati vestiti di giallo”) è ricordato dalla tradizione orale. Il 6 luglio 1652 Filippo IV di Spagna, spinto dal continuo bisogno di denaro, cedette in enfiteusi al banchiere genovese Geronimo Vivaldi la peschiera di Mar'e Pontis insieme a tutto lo stagno. Altrettanto fece con il paese di Cabras la moglie di Carlo d'Austria durante la breve dominazione imperiale (1708-1715), quando nel 1713 lo diede in feudo a don Giovanni Antioco Atzori, sebbene il paese godesse fin dal 1514 di privilegi reali e fosse incorporato al marchesato di Oristano appartenente al demanio della corona. Infatti, su richiesta del sindaco di Cabras, Francesco Maria Nurra, l'8 febbraio 1714 la vendita fu annullata dal sovrano Carlo VI, cosicché come bene demaniale la “villa” passò nel 1720 ai duchi di Savoia, principi di Piemonte, divenuti re di Sardegna.
Dai piemontesi ad oggi Nel 1762, sotto i Piemontesi, Cabras fece parte del marchesato d'Arcais, composto dai tre Campidani, Maggiore, Simaxis e Milis, come “signoria utile” che doveva essere rimessa al re ogni volta che venisse richiesta. In verità, la popolazione di Cabras considerò il marchese, don Damiano Nurra, un vero e proprio benefattore perché apportò al paese moltissime migliorie. Nel 1761 Cabras subì una terribile carestia e successivamente tutta una serie di liti giudiziarie e di rivolte contro il marchese Pasqua e i discendenti del marchese d'Arcais, che però non sono inseribili nei noti moti antifeudali angioiani, ai quali Cabras non partecipò. Ovviamente, il paese si adattò all'editto delle “chiudende” del 6 ottobre 1820 e giunse al 1830-1835 con 3625 abitanti, quando la regina Maria Teresa d'Austria volle visitarlo per rendersi conto di persona della rinomata bellezza delle donne del luogo. In seguito, Cabras partecipò alle guerre risorgimentali e contribuì all'unità della nazione. Il resto della storia del paese quasi s'identifica con quella del suo stagno e delle lotte sociali tese alla sua demanializzazione. Infatti nel 1838 Carlo Alberto aveva rinunciato a riscattarlo, lasciandolo agli eredi del Vivaldi che, a loro volta, lo cedettero, nel 1853, al cavalier Salvatore Carta di Oristano. Nelle sue acque, fino ai nostri giorni, si è protratta la proprietà privata che ha consentito la sopravvivenza di strutture feudali di produzione del lavoro, quindi la conservazione di tecniche e strumenti altrove da tempo in disuso. Lo scrittore Giuseppe Fiori, nel suo notissimo libro-inchiesta Baroni in laguna, scritto alla fine degli anni Cinquanta, ha avuto il merito di aver fatto conoscere in Italia le condizioni feudali di lavoro nello stagno e le lotte dei pescatori per la liberalizzazione delle acque, durate circa 20 anni con manifestazioni di piazza, occupazione dello stagno, interventi della forza pubblica, arresti e processi; finché nel 1981 la Regione sarda non ha effettuato una transazione con i possessori dello stagno e lo ha affidato a delle cooperative di pescatori, che lo hanno gestito non senza problemi. La pesca nello stagno viene esercitata con imbarcazioni di legno, di canne o materiale palustre, che hanno diverse denominazioni a seconda della dimensione. L'imbarcazione che però ha attirato da sempre l'attenzione dei turisti e degli studiosi è su fassoni. È costituito con fieno palustre, una volta abbondante lungo le rive dello stagno, e può trasportare uno o due pescatori al massimo. Non si riesce a stabilire con esattezza le origini di questa imbarcazione che, comunque, sembra antichissima. La sua eccezionalità consiste, fra l'altro, nel fatto che è molto simile alle antiche barche egizie fatte con fasci di papiro, alle balsas peruviane del lago Titicaca, alla varchetta d'inciddi del lago di Lentini presso Siracusa. Un esemplare di fassoni è conservato fin dai primi del Novecento in un museo di Amburgo.

La corsa degli Scalzi

La corsa degli Scalzi

Feste e Sagre a Cabras


La "Sagra della Bottarga" Ad agosto Cabras dedica alla bottarga di muggine una sagra che offre l'opportunità di degustarla con le molteplici portate di antipasti, primi e secondi piatti. La "Sagra della Bottarga", manifestazione che valorizza la cultura, la storia e gli aspetti gastronomici di questo prelibato alimento costituito da uova di muggine lavorate in modo da divenire un vero e proprio "caviale" del Mediterraneo. In occasione della Sagra l'amministrazione comunale organizza stands per la degustazione e la venditapromozionale di bottarga distribuendo inoltre un interessante fascicolo in cui sono presentate numerose ricettecon l'impiego della bottarga. Le uova di questo muggine (cefalo volpino) vengono lavorate ricoprendole dapprima con sale e successivamente pressate ed esposte all'aria in modo naturale per la stagionatura. Il risultato è una tavoletta dal colore ambrato, morbida dal gusto intenso e delicato che può essere consumata a crudo affettata nell'olio d'oliva; ottimo il suo impiego grattugiata su una svariata serie di antipasti e primi piatti e impareggiabile se consumata spalmata su pane abbrustolito con aggiunta di burro.

Feste Religiose

Santa Maria Assunta In Maggio (il 24), si svolge la festa di Santa Maria Assunta, patrona del paese. La festa di Santa Maria dura tre giorni durante i quali non mancano balli in piazza, spettacoli vari e fuochi d'artificio.

Sant'Antonio da Padova Il 13 Giugnoè onorato Sant'Antonio da Padova con processione religiosa e spettacoli vari.

San Giovanni Battista Nel mese di Agosto, quasi in concomitanza con la festa di Sant'Agostino organizzata nella stessa chiesa dai fedeli di Nurachi, presso la chiesa di San Giovanni di Sinis, si svolge, per tre giorni, la festa di San Giovanni Battista.

La corsa degli scalzi Il piccolo villaggio di San Salvatore prende vita nelle ultime settimane d'agosto diventando lo scenario dell'emozionante manifestazione conosciuta come "Corsa degli scalzi", da considerarsi di particolare rilievo per il contesto in cui si svolge e per il fervore con cui è vissuta. A partire dalle ultime settimane d'agosto, un gruppo di donne vestite del tipico costume di Cabras e a piedi nudi, porta in processione il simulacro del Santo dalla chiesa Maggiore di Cabras al santuario di San Salvatore, laddove i riti religiosi si susseguono per nove giorni. La corsa vera e propria ha inizio all'alba del primo sabato di settembre. Procurato "s'abidu" (abito di confraternita) i giovani si danno convegno nel sagrato della chiesa Maggiore di Cabras, da lì il simulacro viene portato in processione fino alla periferia del paese. A questo punto "is curridoris" (si pronuncia "curridorisi" e significa corridori) legano "s'abidu" all'altezza della vita, coprono la lettiga che racchiude il simulacro del Santo e iniziano la corsa fino al villaggio di San Salvatore di Sinis. Una "muda" composta da due giovani corridori tiene la portantina col simulacro e nessuno dovrà tentare di superarla. Ogni cento metri si danno il cambio e durante il percorso gridano "Viva Santu Srabadoi" (San Salvatore). Arrivati al villaggio "is curridoris" vengono accolti da centinaia di fedeli e dai turisti. Il medesimo rituale si svolge la domenica seguente con l'itinerario contrario fino a concludersi all'ingresso del paese dove li attende un'immensa folla che darà vita alla processione che si concluderà di fronte al sagrato della chiesa di Santa Maria Assunta. "Is curridororis" si danno appuntamento "A attrus annus". Il lunedì seguente le donne in processione riportano il simulacro nella chiesa Maggiore. Il rito della corsa degli scalzi vuole essere di buon auspicio per il raccolto, la pescosità nello stagno e la fertilità delle greggi

Fonte il sito del comune di Cabras

Sagra della Bottarga comune di Cabras

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