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Santadi :: Paese della Sardegna sud-occidentale, si trova nel cuore di un'ampia vallata. L'economia agro-pastorale vede la produzione di uva da vino, cereali e foraggi.

Località Sarde > Carbonia Iglesias


Paesaggio a Barrancu Mannu, Santadi (Carbonia-Iglesias).
Primo piano di giovane Cervo maschio, Santadi.

Santadi
Paese della Sardegna sud-occidentale, si trova nel cuore di un'ampia vallata. Il centro abitato si divide in due rioni: "Santadi Basciu" e "Santadi 'e Susu", cioè basso e alto. E' un territorio ricco di importanti resti nuragici e fenici, come la fortezza di Pani Loriga. L'economia agro-pastorale vede la produzione di uva da vino, cereali e foraggi.


Abitanti: 3.781
Superficie: kmq 116,26
Provincia: Carbonia-Iglesias
Municipio: piazza Marconi - tel. 0781 94201
Guardia medica: piazza Repubblica - tel. 0781 941065
Biblioteca: piazza Marconi - tel. 0781 955180
Ufficio postale: via Garibaldi, 7 - tel. 0781 955026


Stemma del comune di Santadi (Carbonia-Iglesias).
La vetrina delle Aziende Sarde
Panorama Santadi
Santadi, La bella piazza del Comune, cuore del paese. Fotografie di Paolo Beccari.

Al centro di una fertile piana, l'importante borgo agricolo di Santadi è suddiviso dal Rio Mannu in due nuclei: Santadi Basciu e Santadi 'e Susu. Il più alto dei due si articola a semicerchio attorno alla parrocchiale di S. Nicolò, risalente al XV secolo, ma ricostruita nell'Ottocento. Il nome è attestato nel Medioevo nella forma di Sant'Agata o Santa Ada de Sulcis, da cui sarebbe derivata la forma attuale. Sin da epoca preistorica sono attestate le tracce dell'insediamento umano in questo territorio. Di particolare interesse è il sito di Pani Loriga, a pochi chilometri dal paese, sul quale sorge un insediamento fenicio–punico risalente al VII sec. a.C., con le sue ricche necropoli e forse il tophet, preceduto da un nuraghe e da una necropoli neolitica a "domus de janas".
Al centro del paese Sa Domu Antiga permette di visitare la ricostruzione di una tipica casa sulcitana, mentre alcuni dei reperti archeologici della zona sono esposti nel Museo Civico. Preziose testimonianze di un santuario nuragico dell'Età del Ferro provengono dalla grotta Pirosu, in località Su Benatzu. Non lontana da essa è un'altra grotta, detta di Is Zuddas, che presenta spettacolari concrezioni calcaree. Entrambe sono visitabili con guide locali. Nella località montana di Pantaleo si possono invece apprezzare le costruzioni del piccolo borgo legato all'attività mineraria che qui si svolse agli inizi del '900 e i rigogliosi boschi circostanti. Non lontano da Santadi, in comune di Villaperuccio, da non perdere l'importante necropoli preistorica a "domus de janas" di Montessu. La manifestazione più rinomata e decantata di Santadi è indubbiamente il
"Matrimonio Mauritano", che ogni anno ad agosto unisce due giovani del paese con un affascinante cerimoniale improntato alle antiche tradizioni locali. Assai celebrati i vini della locale Cantina Sociale, vincitori di prestigiosi premi nazionali ed internazionali. Tra questi, particolarmente affermato il Carignano del Sulcis.

Matrimonio Mauritano
Rito e Tradizione

Con la Celebrazione del Matrimonio Mauritano si rivive nel Sulcis e a Santadi in particolare la tradizione contadina e pastorale della gente rurale. Santadi nel passato era una delle Ville più importanti del Basso sulcis, il suo territorio apparteneva al feudo del Vescovo Cagliaritano al quale era stato donato per testamento dal giudice Torchitorio I nel secolo XI; era sede di Cappellania e nella Chiesa Parrocchiale si San Nicola della Baronia di Santadi si custodiva il Sacramento. A Santadi venivano celebrate dal cappellano e dal Vescovo tutte le più iportanti funzioni religiose sia per la gente della Villa che per quella dei Salti vincitori. Dal 1968 la Pro Loco ha riposto con appuntamento annuale, prima nel mese di Giugno quindi la prima domenica di Agosto, la cerimonia tradizionale per eccelenza, la celebrazione del matrimonio secondo le usanze rurali. Fu denominato Matrimonio Mauritano con riferimento esplicito alle genti africane che sicuramente in passato per motivi vari, non ultimo il confino, sbarcarono nei porti del Sud dell'isola vicinissimi al territorio santadese.



Il
Matrimonio Mauritano è un rito puramente religioso: è la celebrazione del matrimonio secondo i canoni della religione cattolica, apostolica, romana; ha effetti religiosi e civili così come concordano tra Santa Sede e Stato italiano. Gli sposi, che indossano il costume tradizionale della gente del luogo, giungono nella Piazza Marconi, dove si svolgerà il rito, con "is traccas" (carro trainato da ungiogo di buoi scelti tra le bestie più belle della mandria), seguiti da parenti e amici in costume, dai suonatori di launeddas (antichi strumenti musicali ricavati dalle canne palustri) e dai cavalieri.
Al termine della cerimonia religiosa le madri degli sposi impartiscono una benedizione speciale, così come avveniva in passato: offrono ai figli l'acqua da bere (l'acqua è sempre presente nei riti fin dai tempi prenuragici e nuragici come testimoniano numerosi reperti storici e i i templi sacri al Dio padre e alla Dea Madre che sorgevano presso le sorgenti, l'acqua è il simbolo della vita).



Cospargono quindi gli sposi prima e poi gli invitati con "sa Gratzia", un miscuglio di chicchi di grano, petali di rose, granelli di sale e monetine come augurio simbolico rispettivamente di abbondanza, felicità, saggezza, richezza. Infine si rompe il piatto che ha contenuto " Sa Gratzia con gesto quasi scaramentico, per augurare lunga vita e felicità ai promessi sposi. Tra la musica delle launeddas e i canti , gli sposi, accompagnati dagli invitati, si recano al banchetto nuziale. Nella piazza Marconi si festeggerà fino a tarda sera con balli folkloristici, musica e canti offerti dai gruppi Folk provenienti dai vari paesi della Sardegna.


Si Ringrazia per il Testo Maria Paola Pinna
e per le Immagini l'Associazione Pro Loco Santadi



Matrimonio mauritano

Si celebra a Santadi nel mese di agosto, secondo le modalità tipiche della tradizione. Si chiama "mauritano" in riferimento alle genti africane che si sarebbero mescolate con la popolazione della Sardegna meridionale fin dal I millennio d. C.. Il rito, valorizzato dall'intelligente promozione della Pro loco locale, da' la possibilità ai giovani di vivere come protagonisti un evento dal sapore antico e solenne. Il giorno delle nozze la sposa indosserà una gonna a pieghe ("su manteu"), il giubbetto ("su gipponi"), il fazzoletto incrociato sul petto ("sa perr’e sera"), il grembiule ("su ventalicciu"), e verrà ammantata da un velo di lana finissima ("su pannicciu e coroi"), da un fazzoletto a disegni floreali ("su macaroi mannu") o da uno scialle con ricami in seta ("su sciallinu i sera").

Lo sposo, il cui abito è composto di lana d'agnello (calzoni e gilet), avrà una camicia bianca in cotone ("sa camisa") chiusa da bottoncini d’oro o argento, copricapo ("berritta"), gambali ("is craccias"). Entrambi saliranno sul carro addobbato con fiori e trainato da buoi ("is traccas") che li condurrà, seguito dal corteo di parenti e amici, alla piazza centrale del paese sede del rito. Dopo la cerimonia religiosa, la madre della sposa e il padre dello sposo offrono ai festeggiati un bicchiere d'acqua e spargono "sa gratzia", un augurio di prosperità simboleggiato da petali di rose, chicchi di grano, granelli di sale, monete. Dopo la frantumazione del piatto della "gratzia", compiuta dalle due madri, ci si trasferisce in casa della sposa dove un ricco banchetto e festeggiamenti accompagnati da musiche folk proseguiranno fino al giorno dopo.

Testo della Regione Sardegna

SAntadi, Un altro scorcio del centro storico.
Santadi, Una via del paese con vista sulle colline del Sulcis

Il territorio Il comune di Santadi, in provincia di Carbonia-Iglesias, si estende per 115,59 kmq a un’altitudine media di 134 m sul livello del mare, raggiungendo l’altitudine massima di 1104 m sul Monte Tiriccu. Situato nel Sulcis meridionale a sud-ovest di Cagliari, da cui dista circa 60 km, confina a nord col comune di Nuxis, a ovest con i comuni di Villaperuccio e Giba, a sud col comune di Teulada, ad est con i comuni di Domus de Maria, Pula ed Assemini. Il territorio comunale è in prevalenza montuoso e collinare; formatosi nell’era del Cambrico inferiore, è caratterizzato da formazioni di rocce calcaree e dolomitiche, arenarie, scisti. Alcune rocce modellate dalla pioggia e dal vento tra il verde dominante del bosco rendono il paesaggio selvaggio, antico e unico, incontaminato. Il territorio è ricco di cavità naturali dove sono presenti concrezioni e cristallizzazioni di rara bellezza. Le zone boschive sono ricche di sorgenti; durante il periodo delle piogge scorrono ancor oggi dei torrenti, nel passato ricchi d’acqua e di fauna ittica (anguille e Trota fario), il rio Maxias e il rio Is Castangias. Il fiume più importante è il rio Mannu, a carattere torrentizio come tutti i corsi d’acqua del Basso Sulcis. Per 50 kmq si estende il fitto bosco di Pantaleo dove crescono rigogliosi lecci: la lecceta di Pantaleo, l’unica nel suo genere, e la più vasta d’Europa. Altre piante sono le sughere, le filliree, i ginepri. Il sottobosco è costituito da corbezzoli, lentischi, erica, cisti, mirto, rosmarino, elicrisio ed altre piante aromatiche tipiche della macchia mediterranea; sono presenti varietà rare di orchidee, la peonia, il gladiolo, il caprifoglio, la digitale, oltre numerose famiglie di funghi di cui tutto il sottobosco è ricchissimo. È il regno del cervo sardo, del daino, del cinghiale; notevole la fauna avicola e la grande varietà di rapaci; dal 1988 si sta attuando l’allevamento della Lepre sarda, specie esclusiva della Sardegna, ai fini del ripopolamento dell’antico habitat forestale.
Le origini Santadi ha una storia molto antica, documentata dai numerosissimi reperti archeologici rinvenuti su tutto il territorio che attestano la presenza dell’uomo in questo lembo di Sardegna in epoca nuragica, fenicio-punica, romana, medioevale: gran parte dei quali, insieme con molti altri provenienti dai siti archeologici del Basso Sulcis, sono custoditi presso il Civico Museo Archeologico. Una quantità eccezionale di reperti d’epoca nuragica vennero rinvenuti nel 1968 in una grotta delle colline di su Benatnzu, furriadroxu del comune di Santadi distante dal paese circa 6 km. Si tratta di offerte votive alla Dea madre delle caverne: tre cumuli di ceramiche, oggetti fittili, oggetti di rame; tra questi si segnalava per la sua bellezza un tripode senza fondo alto cm 13,5, costituito da una fascia circolare superiore alta cm 4 sulla quale era infilato un cerchio che nasconde la cesellatura sostenuta da tre gambe ricurve a sezione tondeggiante con tre testine di cerbiatto al punto d’attacco: un oggetto di gran pregio, di fattura artigianale molto elegante. Di particolare interesse, tra gli altri oggetti, due pugnali lunghi 23 cm con elsa geminata, uno dei quali con un frammento di spada e un anello ritorto da incrostazioni calcitiche e un anello d’oro infilato verso metà della lama; una lamina d’oro lunga circa 2 cm di fattura orientale; una barchetta a fondo piatto con prua a protome ovina con corpo pseudocircolare e sul fondo due bugne che fungono da piedi; numerosi spilloni, frammenti di spade, una fibula ad arco, una serie di pregevoli bracciali, moltissimi elementi bronzei. 820-730 a.C. è il periodo di attestazione del culto datato al C14. Un altro monumento megalitico, luogo di sepoltura collettiva delle tribù nuragiche presenti sul territorio, è la Tomba di giganti in località Sa Tutta Fraigàra. Nella collina di Pani-Lòriga a 183 m s.l.m., ad ovest-sud-ovest del centro abitato, si trovano i resti di un insediamento fenicio-punico; il materiale rinvenuto, d’epoca precartaginese, è databile tra il VII e il VI secolo a.C. Si tratta di una fortezza militare realizzata dai Fenici per salvaguardare la sicurezza di Villa di Sulci e del suo porto. D’epoca nuragica è il nuraghe Diana di grande importanza strategica, circondato nel raggio di un km da altri nuraghi ritenuti quali coordinati d’osservazione: il nuraghe Sanna, il nuraghe Peddi ’e Angioni, il nuraghe de su Schisroxu e il nuraghe Monte Fenugu. Sulle pendici occidentali della collina è stata rinvenuta una necropoli ad incinerazione; nelle fosse scavate nella roccia o in una sorte di massicciata sono stati ritrovati resti cremati, ceneri e con corredi funebri di brocchette del VII sec a. C. I reperti in ceramica, argento, ferro, terracotta, venuti alla luce durante le campagne di scavo, risultano di provenienza fenicia, etrusca, greco-orientale. È presente anche una decina di domus de janas d’epoca neo-eneolitica scavate nella roccia trachitica, anch’esse di grande rilevanza archeologica: il sito è compreso nel piano d’interventi del Parco Geominerario, oggi in fase operativa.
Il paese Il nome di Santadi (in sardo Santari) ha avuto attraverso i tempi forme diverse, Sant’Agatha de Zulkes, Sant’Agata de Sulcis, Santa Ada di Sulcis, Sant’Ada, Santa Adi, Santady, Santader, così come viene riportato in numerosi antichi documenti nei volumi raccolti nel Liber Diversorum custoditi presso l’Archivio arcivescovile di Cagliari, nei testamenti, nei documenti dell’Archivio vescovile di Iglesias. Nel Dizionario del Casalis Vittorio Angius lo riferisce con un “forse” ad un feudo della metà del Trecento molto popolato nella curatoría di Solci, denominato Adda. Al 1° gennaio del 2008 contava 3701 abitanti residenti, con una densità di popolazione di 32,01 ab. per kmq. Il paese è geograficamente diviso in due dal rio Mannu: Santadi centro con la piazza Marconi, la chiesa parrocchiale dedicata a San Nicolò, il palazzo del Comune, la Biblioteca comunale, il centro servizio giovani, la sede della Pro Loco, la sala polivalente, negozi e punti di ristoro. Santadi Basso, antico addeu, è considerato il primo nucleo abitativo dell’odierno paese, dove in epoca tardo-imperiale esisteva la chiesa dedicata a Sant’Agata da cui deriverebbe il toponimo Santadi. Negli ultimi decenni sono state realizzate strutture importanti socialmente utili: la Casa degli Anziani inaugurata nel 2005, che ha creato posti di lavoro e confort per molti anziani sia del paese che dei centri limitrofi, in condizioni disagiate, il Centro Sociale dove si svolgono varie attività culturali e sportive, la palestra comunale, la sala polivalente che funziona come centro di servizi culturali e mostre. Il settore dell’istruzione comprende l’Istituto comprensivo con la Scuola materna, elementare, media; l’Istituto professionale statale per l’agricoltura “Sante Cettolini”; da un paio d’anni funziona il “Centro Primavera” che ospita i bimbi più piccoli in età pre-scuola materna. Il comune di Santadi è caraterizzato da una straordinaria concentrazione di habitat rurali, oltre 40 furriadroxius sparsi su migliaia di ettari di territorio; ogni furriadroxiu è nato per presidiare e coltivare la risorsa-suolo in rapporto alla produttività agricola e pastorale; stabilisce il suo equilibrio con la risorsa-acqua e con il controllo dell’idrografia; si appoggia ad un sistema di percorsi e comunicazioni che ne garantiscono l’accessibilità. Il comune ha delle oggettive difficoltà nel gestire gli inevitabili problemi di accessibilità, di servizi, di trasporti, di reti urbanistiche, tuttavia sono stati incrementati i servizi essenziali per cui è stato scongiurato lo spopolamento, alleviati i disagi della periferia e soprattutto fronteggiato l’isolamento a vantaggio della salvaguardia dei valori storico-tradizionali-culturali della gente che vi abita. Il patrimonio abitativo conta 6350 vani per 990.000 mc ed un potenziale insediativo attuale di 1.280.000 mc. Il servizio sanitario è garantito da 4 medici di famiglia e dai poliambulatori del servizio decentrato della USL 7 di Carbonia. Di indiscutibile interesse turistico per le bellezze ambientali che lo caratterizzano, il paese possiede però poche strutture ricettive: un agriturismo con disponibilità di camere, un agricamping, otto bed en breakfast, due strutture alberghiere di prossima apertura.
L’economia e la società L’economia è prevalentemente agropastorale. Nel passato le fertilissime terre davano abbondanti raccolti di grano, legumi e cereali in genere, si allevavano ovini, caprini allo stato brado, bovini soprattutto come forza da lavoro. Oggi si predilige una coltivazione più razionale e redditizia su circa 600 ha di ottima terra a un’altitudine variante tra i 250-200 m sul livello del mare compresa tra Santadi e le valli di Porto Pino, si privilegia la viticoltura con impianto di vitigni Carignano dalle cui uve si ottiene il pregiato “Terre Brune” orgoglio della cantina sociale di Santadi (costituita il 24 ottobre 1960) nonché di vini come il Vermentino, Nasco, Nuragus, Chardonnay, Monica, Sangiovese, tutti vini di gran pregio, a denominazione d’origine controllata esportati nei mercati italiani, europei ed esteri. Nel settore lattiero caseario sono rinomati i formaggi, prodotti con latte di pecora e di capra, della Latteria Sociale di Santadi, costituitasi nel 1962. In campo olivicolo si va estendendo l’olivicoltura razionale con innesti su olivastri endemici e impianto di cultivar autoctone; due modernissimi frantoi provvedono alla molitura delle olive che danno un prodotto di buona qualità, destinato in prevalenza al consumo locale, isolano e in minima parte nazionale. Si tratta di piccole aziende cooperative, in prevalenza a conduzione familiare, con impiego limitato di personale specializzato e occupazione stagionale.
Le tradizioni A Santadi si parla la lingua sarda nella sua variante sulcitana, la lingua della maurreddìa, così come viene denominato il Basso Sulcis con riferimento alle genti africane che nel passato sbarcarono nelle coste di Sulci, oggi Sant’Antioco. Il tipico costume indossato dalle donne maurreddine, semplicissimo ma elegante, comprende: gonna lunga alla caviglia a nove (da sposa), sette, quattro teli a pieghe sciolte, giubbetto, fazzoletto o sciallino, grembiule, camicia con trine ai polsini di tessuto pregiato come seta, broccato di seta, velluto per il matrimonio o le ricorrenze festive, cotone per tutti i giorni; come copricapo un gran fazzoletto di cotone stampato a disegni floreali e per le nozze fazzoletto di tulle bianco ricamato, mantiglia di seta bianca e azzurra, o scialle ricamato; d’inverno usavano indossare sulle spalle o sul capo su panneddu, quasi un quarto di gonna plissettata d’orbace nero. Pochi i gioielli, d’oro e d’argento. L’uomo indossava calzoni, gilet, gambali, giacca, mantello di orbace (lana d’agnello finemente filata e tessuta al telaio, tinta di nero con erbe e radici selvatiche), camicia e sottocalzoni di lino. È tradizionale il “culto” del pane. Le massaie santadesi erano famose per l’eccellenza nella panificazione, con l’ottimo grano prodotto dalle terre fertilissime, macinato in casa con la macina azionata dall’asino, ottima farina setacciata dalle sapienti mani femminili, ottimo il pane lavorato durante la notte e cotto al mattino di venerdì o di sabato per tutta la famiglia e per tutta la settimana. Pochi i dolci tipici della cucina povera, preparati con uova, strutto, farina: is pistoncus grussus, is papassinas, is pardulas: pane e dolci che si possono gustare tutti i giorni a Santadi e che vengono offerti agli ospiti durante il tradizionale rito del Matrimonio Mauritano, che si celebra ogni anno la prima domenica d’agosto nella Piazza Marconi. Una giovane coppia santadese, isolana o forestiera selezionata dalla Pro Loco, si unisce in matrimonio secondo la tradizione: la cerimonia culmina col rito dell’acqua offerta dalle rispettive madri agli sposi e Sa grazia, petali di rose, monetine, granelli di sale e chicchi di grano che le madri spargono sul capo degli sposi e sui presenti, come augurio di felicità, saggezza, lunga vita; rompono poi il piatto con gesto scaramantico perché l’unione sia solida e per tutta la vita. La prima domenica di settembre si festeggia il santo patrono San Nicolò e l’8 la Sagra della Madonna di Montefracca a Barrua, furriadroxiu di Santadi distante circa 2,5 km dal centro.
Maria Bambina e il sogno del cacciatore
Raccontano i vecchi che nell’anno 1724 Maria Bambina sia apparsa in sogno ad un cacciatore al quale chiese di erigerle una chiesa ai piedi della collina di Montefracca, indicandogli anche il luogo esatto dove sarebbe dovuta sorgere. Il cacciatore rivelò il sogno agli abitanti di Barrua che prontamente ubbidirono al volere della Vergine Maria e con pazienza si misero all’opera; in poco tempo la chiesetta venne costruita per custodire il simulacro di Maria Bambina, venerata come Santa Maria di Montefracca. Ancor oggi è molto amata dagli abitanti di Barrua che nel silenzio della campagna vi si recano almeno una volta alla settimana per recitare il rosario.

Testi di Maria Paola Pinna

Santadi, La chiesa della Madonna delle Grazie
Santadi, La chiesa della Madonna delle Grazie

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