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Cuglieri :: Paese in Provincia di Oristano famoso per S'Archittu , visitalo grazie al Portale Le Vie della Sardegna.

Località Sarde > Oristano


Cuglieri, Chiesa della Madonna della neve.
Cuglieri Torre del Pozzo

Cuglieri

Il Paese è situato lungo il versante settentrionale del Montiferru. Il paese sorge sull'antico sito romano di "Gurulis Nova". Il vasto territorio, estremamente ricco dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, alterna la montagna con fitti boschi, fiumi e sorgenti, al mare con le sue splendide spiagge ed alte scogliere. Il centro è rinomato per la produzione di olio e manufatti.

Abitanti: 3.054
Superficie: kmq 120,93
Municipio: via Carlo Alberto, 33 - tel. 0785 368200
Cap: 09073
Guardia medica: via Regina Margherita - tel. 0785 39121
Polizia municipale: tel. 0785 368203
Biblioteca: piazza Carlo Alberto, 2 - tel. 0785 369054
Ufficio postale: corso Umberto I, 187 - tel. 0785 39074

Stemma Cuglieri Provincia di Oristano

Cuglieri la Storia

Nell'antichità l'insediamento umano nel territorio di Cuglieri fu favorito dalla presenza di porti, corsi d'acqua e dall'abbondanza di animali selvatici. Le domus de janas di Serruggiu, Pittudi e Fanne massa sono ascrivibili al Neolitico.
Nei pressi di Santa Caterina si trova l'area archeologica paleocristiana di "Columbaris", complesso culturale databile fra il IV e il IX secolo, che probabilmente ospitava una comunità monastica ed un vescovo. Del periodo Megalitico invece sono il dolmen di monte Lucana e numerosi altri disseminati in prossimità dei rilievi del Montiferru. Fra i vari nuraghi presenti nella zona ricordiamo: nuraghe Maggiore, Nurgheddonis, Oragiana, Orakeris e Oratanda, risalenti al 1600 a.C.
La città di Cornus fu il simbolo dell'insediamento fenicio che successivamente divenne un importante scalo commerciale e punto militarmente strategico utilizzato dai Cartaginesi per difendersi dagli attacchi dell'esercito romano che di lì a poco ne assunse il dominio.
Il borgo attuale sorge probabilmente sul sito di "Gurulis Nova", centro di fondazione romana citato nel II secolo da Tolomeo e forse rifugio, tra l' VIIIe il IX secolo, degli abitanti di Cornus respinti verso l'interno dalle ripetute incursioni dei saraceni. L'antica città punico-romana, fondata probabilmente dai Cartaginesi nel V secolo a.C., sorge nell'area tra Santa Caterina di Pittinuri e S'archittu sul colle di Corchinas.
In età imperiale il centro raggiunse il rango di Colonia. La decadenza, determinata soprattutto dalle scorrerie saracene, si concluse con l'abbandono dell'insediamento verso il X-XI secolo.
Nel 1720 la Sardegna passò sotto il dominio dei Savoia e nel 1807 Cuglieri divenne capoluogo di una delle 15 provincie sarde.
Nel 1821, in seguito alla riorganizzazione del sistema amministrativo e giudiziario della Sardegna voluto da Vittorio Emanuele I, Cuglieri divenne capoluogo della provincia del Montiferru. Perse il ruolo di capoluogo e venne incluso nella provincia di Cagliari nel 1861, quando il Regno di Sardegna divenne Regno d'Italia, e fu diviso in due sole provincie, Cagliari e Sassari.
Nel 1927, entrata a far parte della provincia di Nuoro, divenne sede del Pontificio Seminario Regionale, affidato da Pio XI ai Gesuiti. L'istituzione ecclesiastica prosperò fino alla chiusura nel 1970. Infine, nel 1974 Cuglieri venne inclusa nella provincia di Oristano.
Fra i luoghi di culto presenti nel paese si annoverano la basilica di Santa Maria della Neve risalente al XIV secolo, il convento della Madonna delle Grazie edificato tra il 1400 e il 1500, la chiesa dei Cappuccini del 600, la chiesa di Santa Croce costruita nella parte più antica di Cuglieri e la chiesa del Carmelo.

Cuglieri, cascata di Capo Nieddu.
Cuglieri, insediamento di Cornus Columbaris.

Tradizioni

Di notevole valore artistico l'artigianato cuglieritano, le cui forme e tecniche vengono tramandate di generazione in generazione. Particolarmente pregiata è la produzione di tappeti, arazzi e copricasse in lino e cotone. Le donne di Cuglieri sono abilissime nella decorazione nota come "Sa prenditura" o "macramè", frange ornamentali per asciugamani o corredi, costituite da fili di cotone o lino variamente annodati a formare disegni geometrici di grande effetto.
Secondo un'antica leggenda il simulacro della Madonna della Neve, contenuto in una grossa cassa di legno, giunse misteriosamente nella spiaggia di Santa Caterina di Pittinuri. Durante il trasporto a Cuglieri, il carro a buoi sul quale era sistemata la statua cambiò la direzione di marcia dirigendosi verso la scoscesa e selvaggia costa del colle Bardosu. Si racconta che quasi giunti in cima fu impossibile smuovere gli animali, come è mostrato in uno dei bassorilievi incastonati sulla facciata della Basilica. Sorse così il santuario della Santa Vergine della Neve.

Territorio

Cuglieri è situato su un altopiano basaltico, a circa 479 metri sul livello del mare, da cui domina la parte occidentale del Montiferru. Ciò che caratterizza il territorio è lo stretto legame fra mare e montagna: dalle cime più elevate (monte Urtigu e monte S'otzu) si passa rapidamente al paesaggio marino in cui si trovano le splendide spiaggie di "Is arenas", le alte coste rocciose di "Cabu nieddu" e le bianche rocce calcaree di Santa Caterina.
Nella zona marina, durante la primavera, per via delle infiltrazioni di acqua, la sabbia si ricopre di orchidee, tamerici e distese di margherite, mentre nel periodo estivo si ripresenta la vegetazione tipica delle zone calde: palma nana, gariga e timo son le specie che resistono maggiormente alle insidie del caldo torrido.
Il paesaggio è variegato, dalle spiaggie con alte dune di sabbia a quelle rocciose di Santa Caterina di Pittinuri si passa alle bianche scogliere con isolotti, dei promontori calcarei ricchi di fossili dai quali spicca un vero e proprio monumento naturale, S'archittu, la cui suggestiva forma ad arco ha dato il nome alla località.
Nella vasta area montuosa del Montiferru, un antico complesso vulcanico che prende il nome da una vecchia miniera di ferro abbandonata, vi sono fitti boschi secolari di sughere, esemplari di roverelle, castagneti e alberi come il tasso. Nelle zone meno elevate, che godono di un clima più mite, prevalgono il leccio e la macchia mediterranea.
Di notevole interesse il bosco della Madonnina, dove è possibile trovare esemplari di agrifoglio che raggiungono i sei metri di altezza. Le cime più alte sono monte Urtigu e monte Entu da cui si può ammirare, specialmente in giornate senza foschia, un panorama di incomparabile bellezza che comprende buona parte dell'Isola.
Il territorio è ricco anche di fonti e sorgenti tra cui Sa funtana 'e s'otzu e Tiu memmere, quest'ultima visitata dai pellegrini in occasione della festa di San Giovanni.
La vegetazione rigogliosa fa sì che la zona sia un habitat ideale per numerose specie di animali come volpi, lepri, cinghiali, martore, donnole, gatti selvatici. Tra le vette si possono scorgere in volo beccacce, tordi, ghiandaie e colombacci. Grazie all'intervento dell'Ente Foreste e della Lipu sono stati reintrodotti il muflone, il cervo sardo e l'avvoltoio grifone.



S'Archittu di Santa Caterina

La scogliera di S’Archittu di Santa Caterina, formata da calcari sedimentari del miocene medio, si presenta articolata in promontori e cale ed è situata nell’area meridionale costiera della regione del Montiferru. Immagine simbolo nella zona, è metà turistica di sicuro interesse per il suo paesaggio rado e calcareo chiamato spesso lunare per i suoi riflessi. Essendo vicino al mare e a pochi metri da una piccola baia è meta ogni anno di un gran numero di appassionati di tuffi che si sfidano al volo d’angelo più bello dalla punta dell’arco.
Il monumento naturale è costituito da un arco (archittu, piccolo arco) o ponte roccioso sul mare, alto circa 15 m, modellato con forme sub-arrotondate dall’azione erosiva marina ed atmosferica. Si tratta di un relitto di un’antica grotta di erosione marina, il cui tetto avrebbe ceduto per il susseguirsi violento delle onde e per i sussulti di compressione e decompressione della massa d’aria in essa contenuta. Il suo stato di conservazione appare buono, ma la sua durata nel tempo è certamente precaria, a causa degli agenti atmosferici e del mare che ne minacciano la stabilità.
Come arrivare
Si arriva dalla SS 292, venendo da Oristano verso Cuglieri. Si supera Riola Sardo, si prosegue oltre Torre del Pozzo fino al centro abitato di S'Archittu e si prende una delle stradine a sinistra che portano al lungomare lastricato e percorribile a piedi.
Informazioni utili e servizi
A pochi metri dall’arco è presente la spiaggetta omonima che offre ampio parcheggio e consente l'accessibilità ai portatori di handicap. Per il suo fondale basso è adatta al gioco dei bambini. Si possono noleggiare canoe e pattini e nella zona sono presenti hotel e ristoranti.


Economia

L'economica del paese è legata principalmente all'agricoltura. Di notevole importanza la produzione dell'ottimo olio conosciuto in tutta la Sardegna e oltre Tirreno. Numerosi gli allevamenti di ovini, caprini e bovini. Rilevante anche l'attività turistica infatti sono presenti nel territorio diverse strutture ricettive. Le bellissime località di Torre del pozzo, S'archittu e Santa Caterina sono frequentatissime nel periodo estivo.
L'attività artigianale si esplica attraverso antiche e tradizionali tecniche di lavorazione per la tessitura dei tappeti, degli arazzi e delle coperte realizzate in cotone o in lino. Diffusa anche la lavorazione del legno, con le tipiche cassepanche intagliate con motivi tradizionali sardi: uccelli, daini, foglie e fiori stilizzati.

Cuglieri, Chiesa della Madonna della Neve



Cuglieri, Chiesa della Madonna della Neve


Come arrivare
La cittadina di Cuglieri si stende lungo la SS 292 in una zona intensamente coltivata ad uliveti, sulle pendici settentrionali del Muntiferru. Dista circa 20 km da Bosa e 35 da Macomer.
La Basilica si erge sulla parte più alta dell'abitato, sul colle Bardosu, in posizione straordinariamente panoramica.

Descrizione
La tradizione locale tramanda che, in un momento non precisato del XIII secolo, la costruzione della chiesa sia stata determinata da circostanze prodigiose, principiate col ritrovamento di una statua della Madonna col Bambino sulla vicina spiaggia di Pittinuri. Nessun indizio di una prima fondazione medievale permane tuttavia nelle attuali strutture dell'edificio, che dal 1919 vanta il titolo di Basilica Romana Minore. Eppure si ha traccia documentaria dell'esistenza della chiesa già nel XV secolo, si è a conoscenza di ingenti lavori di restauro alla fine del XVII secolo e di un nuovo intervento nella seconda metà del Settecento, cui si deve la trasformazione degli interni, conformati al più sobrio barocchetto piemontese.
Il tempio è strutturato ad aula mononavata, con volta a botte lunettata, suddivisa in quattro campate da sottarchi con ghiere a cassettone e decorazioni a rosette su fondo oro.
Sulla navata si aprono otto cappelle (quattro per lato), anch'esse voltate a botte e illuminate da lucernai a cupolotto, con ingressi balaustrati. I fornici di innesto delle cappelle alla navata sono scanditi da lesene a sguscio con semicapitelli compositi in stucco, innalzate su ampia zoccolatura in corrispondenza dei sottarchi della volta.
Il presbiterio, introdotto da un arcone che ne riduce l'ampiezza rispetto alla navata, è rialzato, ed è completato da abside con calotta unghiata, illuminata da finestroni quadrangolari. Al suo interno si innalza uno scenografico altare 'a ventaglio' in marmi e muratura, sormontato da un'alta cupola su pennacchi e tamburo ottagonale.
In occasione dell'Incoronazione solenne del simulacro della Vergine col Bambino, nel 1893 si volle dare ancor maggiore solennità agli interni del tempio, affidandone la decorazione pittorica a tempera al parmense (ma residente a Bosa) Emilio Scherer, pitture definitivamente rimosse alla metà del Novecento per l'eccessivo deperimento e il rifacimento di ampi tratti murari che minacciavano il crollo.
Fra il 1912 e il 1913 fu prolungata la navata con il vano della cantoria, retta su tre arcate e fu ricostruita la facciata su progetto del cuglieritano cav. Roberto Sanna. L'ampio prospetto, in forme neogotiche, si innalza su due ordini, cui si somma il timpano 'a lanterna di carabiniere' che, arretrato, lascia spazio ad un ampia terrazza. L'ordine inferiore è ornato da paraste con capitelli compositi e dalla cornice modanata a sesto acuto del portone, il superiore presenta tre bifore ogivali. La nuova macchina di facciata ha recuperato anche i due "piccoli" campanili, presenti ab antiquo ai lati dell'edificio, ma regolarizzandoli allo stile medievaleggiante, con tanto di coronamento a guglie e acroteri, suggestione riproposta a Cuglieri, un decennio dopo, nel campanile del Seminario regionale del Sacro Cuore.
Storia degli studi
La chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di F. Masala sull'architettura otto-novecentesca (2001).





Santa Caterina di Pittinurri, Basiliche di Cornus

Come arrivare
Si percorre la SS 292 verso Cuglieri. Al km 25, poco prima di Santa Caterina di Pittinuri, si devia a d. seguendo le indicazioni per Cornus-Columbaris. Si continua per circa 2 km seguendo le indicazioni per la località archeologica.
Il complesso archeologico si trova in aperta campagna, sull'altopiano di Campu 'e Corra.
Descrizione
Cornus venne fondata dai Cartaginesi alla fine del VI secolo a.C. L'acropoli della città punica sorgeva nella collina di Corchinas, attorno alla quale si sviluppavano i quartieri abitativi e artigianali. Questa prima fase cartaginese è testimoniata dalla cinta muraria, da sepolture e vari reperti di cultura materiale. Cornus fu il centro della resistenza sardo-punica contro i Romani, in occasione della rivolta scoppiata nel 215 a.C. in piena seconda guerra punica. La fase romana è testimoniata da un edificio termale.
Il momento più importante è quello tardoantico, quando, poco distante dall'antico abitato, si sviluppò il complesso cristiano di Columbaris. Sono stati individuati tre edifici basilicali e, nel settore più ad E, un'estesa area cimiteriale. Quest'ultima sembrerebbe avere avuto la sua prima fase in pieno III secolo o nella prima metà del IV d.C., quando l'edificio termale romano fu riutilizzato a scopo funerario. Sono state riconosciute tombe terragne con copertura di tegole, dette "alla cappuccina", in parte visibili in loco, e sepolture dentro anfore, dette a "enkytrismos"; da segnalare, inoltre, il rinvenimento di "mensae" per il rito funebre del "refrigerium".
Nello stesso periodo fu edificata la prima basilica (1), riconoscibile per la sua struttura absidata: in essa venivano seppelliti i fedeli più in vista della comunità, all'interno di sarcofagi in pietra, alcuni dei quali si trovano ancora in situ. Davanti a questo primo edifico, un piccolo ambiente funzionava di battistero. Questo primo nucleo cristiano cessò di essere utilizzato e fu abbandonato dopo l'VIII secolo.
Al V-VI secolo sono databili le altre due basiliche (2 e 3), comunicanti tra loro e orientate secondo assi opposti. Quella maggiore (2), con abside orientata ad E, è divisa in tre navate separate da pilastri; al centro della navata principale è ancora parzialmente riconoscibile il basamento dell'altare e, di fronte ad esso, in direzione dell'abside, la scalinata del soglio episcopale, ai cui lati due piccoli ambienti fungevano da "pastophoria". La basilica minore (3) presenta la stessa pianta della maggiore, ma l'abside, sopraelevata e fiancheggiata da due piccoli "pastophoria", è orientata ad O. In un momento successivo alla sua costruzione, fu trasformata in battistero: si mantenne l'impianto esterno della basilica, ma all'interno venne collocato un fonte battesimale poligonale, profondo 90 cm, originariamente coperto con baldacchino sostenuto da colonne e posto al centro dell'edificio, che divenne cruciforme.
A O delle basiliche si riconoscono delle strutture murarie pertinenti ad edifici forse pertinenti ad un palazzo episcopale; sono stati riconosciuti anche impianti artigianali. Per la datazione delle varie fasi di vita e di utilizzo dell'area, sono stati determinanti i reperti di varia natura, rinvenuti numerosi per tutta l'estensione del sito.
Storia degli scavi
Sono state condotte numerose campagne di scavo a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso e, a più riprese, fino al 2001.




Seminario regionale del Sacro Cuore

Chistro
Accesso al portico del chiostro.

Come arrivare
Cuglieri è sul versante O della Sardegna, a N di Oristano.
Cuglieri fu scelta come sede del Seminario sia per la posizione centrale nell'isola, sia per la presenza della basilica dedicata alla Madonna della Neve, frequentatissima tuttora da molti fedeli.
L'attività del Seminario di Cuglieri, che ospitava anche la Pontificia Facoltà Teologica, si sviluppò fino al 1971, quando i Gesuiti rinunciarono alla sua gestione e l'istituzione fu trasferita a Cagliari. L'edificio appartiene oggi alla Regione Autonoma della Sardegna e alcuni locali sono attualmente occupati dagli uffici della Comunità Montana del Montiferru.
Descrizione
Progettato nel 1925 dall'ingegnere Giuseppe Momo (autore dei Seminari Regionali di Assisi, Fano e Molfetta), l'edificio fu inaugurato nel 1927 e si sviluppa su tre piani in quattro corpi disposti a quadrilatero, su un cortile centrale porticato, al quali si addossa la cappella sul versante O.
La torre campanaria del Seminario si distingue dalla massa compatta dell'edificio per il particolare coronamento a cuspide con cinque guglie. Tutta la serie di fabbricati presenta forme neoromaniche, riferibili alle numerose architetture medioevali della Sardegna, anche negli interni. Questi comprendono ampie e luminosissime aule scolastiche, una grande biblioteca, un gabinetto di fisica, un laboratorio di chimica terreno, l'aula magna con soffitto a cassettoni, e la cappella. Quest'ultima ha muri in bicromia, con travi a vista, ed è decorata a motivi geometrici dal pittore Isidoro Delogu.
Le strutture murarie sono interamente realizzate in andesite e basalto, trattati a bugnato.
Storia degli studi
Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).


Cuglieri, Casteddu Ezzu

Come arrivare
Si lascia la SS 131 allo svincolo per la 292 (Oristano-Bosa-Alghero). Dopo 40 km si arriva all'abitato di Cuglieri. Sulla strada che congiunge Cuglieri a Macomer si trovano i ruderi di Casteddu Ezzu.
Cuglieri si trova alle pendici dei rilievi del Montiferru, in un territorio montuoso fitto di boschi e ricco di sorgenti e corsi d'acqua. I ruderi di Casteddu Ezzu si ergono al di sopra di una collina basaltica.
Descrizione
Il castello del Montiferru, oggi detto "Casteddu Ezzu", fu eretto presumibilmente nel XII secolo, per mano di Ittocorre, fratello del giudice Barisone di Torres, con lo scopo di proteggere i confini con il regno d'Arborea. Nel XIII secolo il castello insieme ai territori limitrofi fu annesso al giudicato d'Arborea, ad opera del sovrano Mariano II. A partire dal XV secolo cadde in mano della famiglia Zatrillas che lo mantenne nei secoli successivi, precisamente fino al 1670, anno in cui fu definitivamente abbandonato. La storia riporta che nel 1668 donna Francesca Zatrillas, moglie di Agostino Castelvì e marchesa di Laconi, proprio qua trovò rifugio per sfuggire alle accuse di aver ucciso il proprio marito ed aver complottato contro il viceré. La marchesa riuscì infine a fuggire e ad imbarcarsi per Livorno. Proprio in seguito a queste vicende il castello fu abbandonato.
Le emergenze materiali di Casteddu Ezzu si limitano a resti di torri, paramenti murari e vani sotterranei probabilmente con funzione di cisterne. Il castello, la cui pianta si presentava allungata, racchiudeva all'interno delle sue mura una serie di ambienti, di cui è rimasta traccia a livello di fondamenta, ma di cui non è dato conoscere le funzioni.

Storia degli studi
Non vi sono studi recenti che trattino la struttura del castello di Montiferru. Si rimanda alla voce "Cuglieri", curata da Vittorio Angius per il "Dizionario" del Casalis, edito alla metà dell'Ottocento. Una riedizione dell'opera, con la selezione dei lemmi realtivi alla Sardegna, è stata curata dalla Ilisso Edizioni nel 2006.





Museo dell'olio "Giorgio Zampa"



Informazioni

Indirizzo: Corso Umberto n° 68, 09073 - Cuglieri
Telefono: 0785 39820 - 340 5291175
Titolare: Giorgio Zampa
Orari: su prenotazione
Biglietto: € 2,50 (intero) € 2,00 (ridotto)

Il museo

È situato presso l'azienda agraria del proprietario Dott. Giorgio Zampa, a 15 km dal mare, costruito nel 1937 su un precedente frantoio a trazione animale, appartenente da sempre alla famiglia. Ristrutturato di recente, è l'unico rimasto dei molti un tempo presenti a Cuglieri (diciotto ancora negli anni '70 del Novecento), cittadina del Montiferru tradizionalmente legata alla olivicoltura e alla produzione dell'olio. Il tema principale è rappresentato dagli strumenti per la produzione dell'olio. È articolato su 2 livelli: un solaio dove venivano raccolte le olive (il piano è destinato ad ospitare oggetti della tradizione contadina) e il piano-terra dove era (ed è tuttora) presente l'attrezzatura per la frangitura delle olive (molazza a due macine di granito, azionata prima a trazione animale poi elettricamente, alimentata tramite una tramoggia di legno che convogliava le olive dal solaio), la spremitura della pasta oleosa (due presse idrauliche a torre costituita da una foratina verticale e fiscoli e dischi d'acciaio orizzontali), l'ottenimento del mosto oleoso, la separazione dell'olio dall'acqua di vegetazione, la raccolta dell'olio (nelle giare, alcune di provenienza spagnola, invetriate internamente e chiuse con un tappo di legno), la raccolta delle acque di decantazione per il recupero di limitati quantitativi d'olio che affiorava durante il riposo (vasche). È inoltre presente una "furredda" circolare con il paiolo per l'acqua calda necessaria per ripulire macchinari, fiscoli e altri oggetti dall'olio (il combustibile era costituito dalle sanse o pasta esausta). Al piano-terra sono ancora esposti: un'antica pressa per l'olio in basalto (relativa al primitivo frantoio), gli attrezzi per la lavorazione degli oliveti, raccolta delle olive, trasporto delle olive dalla campagna (basto e sacco); misure per la vendita dell'olio al dettaglio; un bilico per pesare l'olio, bollette di macinazione delle olive degli anni '40 (che il proprietario del frantoio consegnava al Ministero per ottenere l'integrazione), fatture di vendita e contabilità degli anni '20 e '30 del Novecento, due "laccus" per la pigiatura dell'uva e la raccolta del mosto, caldaie di rame per fare il sapone (olio+acqua+soda caustica) e per cucinare. Originariamente le macine venivano azionate dalla forza trainante del cavallo o del mulo. Attualmente sono azionate elettricamente.
Perché è importante visitarlo
È importante perché rappresenta un'arte tramandata nel tempo dagli avi del proprietario Dott. Giorgio Zampa, fondendo l'esperienza in azienda con la passione. L'olio extravergine di oliva è ottenuto dalla semplice spremitura a freddo delle olive della varietà "Bosana" che trova nel Montiferru l'ambiente ideale per far risaltare tutti gli aromi e sapori della terra sarda.




Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu.

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