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Sedilo :: Sedilo, situato sull’altopiano di Abbasanta è caratterizzato dalle antiche case di pietra. Deve la sua notorietà all’Ardia, una corsa a cavallo conosciuta in tutta la Sardegna.

Località Sarde > Oristano


Sedilo la sagra di San Costantino foto di Piero Pirari

Sedilo
Il comune di Sedilo si estende sull'altopiano del Guilceri a metà strada dai due capoluoghi di provincia Nuoro e Oristano. È un territorio molto antico, le cui origini risalgono alla preistoria. Il nome deriva dal latino "sedulu" che significa laborioso, lavoratore.

Abitanti: 2.410
Superficie: kmq 68,57
Provincia: Oristano
Municipio: piazza San Giovanni - tel. 0785 560001
Guardia medica: via Sant'Antonio, 23 - tel. 0785 59305
Polizia municipale: piazza San Giovanni - tel. 0785 560001
Biblioteca: piazza San Giovanni - tel. 0785 59366
Ufficio postale: via Gialeto, 1 - tel. 0785 59804

Stemma araldico di Sedilo provincia di Oristano
Sedilo Ardia

Il territorio Sedilo è situato a nord dell’antica Curatoria del Guilcieri, ultimo paese della provincia di Oristano. Il territorio, altipiano basaltico e valli, si estende per 6888 ettari, di cui 6119 sono superficie agraria, in gran parte destinata all’allevamento del bestiame ovino e caprino. La pianura alluvionale, coperta in parte dal lago, separa due regioni geografiche con caratteristiche geologiche differenti, il basalto a ovest, le trachiti e i graniti a est, a Lochele, i cui pendii sono volti a valle. L’altitudine media è di m 283, il punto più elevato è di m 376, a Su Mudregu, la più bassa di m 102, nel lago. Nell’altipiano la massima è di m 312 a Iloi, la minima è di m 260, lungo i bordi. I confini: confina con Noragugume e Dualchi a nord, Ottana a nord-est, Olzai ad est, Sorradile a sud-est, Aidomaggiore a ovest.
La geologia A nord-est sono presenti rocce granitiche dell’era paleozoica. Le trachiti sono diffuse a Lochele, a Busurtei e nella valle del Tirso che, prima di formare il lago, scorre tra una gola alta e rocciosa. All’Oligocene seguì un periodo di stasi: trachiti e graniti vennero erose e trasformate nelle arenarie tipiche di Sedilo, presenti lungo le sponde del Tirso. Qui si sviluppò la foresta di palme tipiche di un clima tropicale, fossilizzate dalle successive colate vulcaniche del Miocene, che originarono i tufi di color grigio chiaro e rosato (piroclastici, cineritici e pomicei). È in questo tipo di roccia che vennero scavate numerose domus de janas, tra cui quelle di Ispiluncas, di Iscannitzu, di Isei. Alla fine di questa eruzione vulcanica nel territorio di Sedilo e in tutto l’altipiano si accumularono ceneri, pomici, sabbie e ghiaie alluvionali con spessore fino a 200 metri. Nel Pliocene, le colate basaltiche del Montiferru hanno ricoperto l’altipiano. Con questa roccia dura, dalle diverse tonalità del grigio, sono stati costruiti i dolmen, le allèe couverte, i nuraghi, le Tombe di giganti. Vicino all’abitato si hanno basalti colonnari di circa 10 metri.
Il clima e la vegetazione La mediocre altitudine, la presenza del lago, le valli protette dai venti freddi di nord-ovest fanno sì che prevalga ovunque un clima mite. La temperatura media è di 12°, con punte alte a fine giugno, la massima a luglio, circa 30°, la minima a gennaio- febbraio, con punte di 5° e con rischio di gelate la notte, dannose per l’erba e per gli alberi da frutto. I mesi più miti sono aprile, maggio e quelli autunnali. Frequenti sono i venti, soprattutto il maestrale, così la nebbia e l’umidità. La piovosità è nella norma, la media annua è di 700-800 mm, la massima in primavera, la minima in estate, a luglio. Il lago ha condizionato il clima e ne ha modificato l’ambiente. Prevale la macchia mediterranea: olivastro, roverella, perastro, leccio sughera, sambuco, alloro, cisti, lentisco, mirto, ginestra, erica, fillirea, tamerice, prugnolo e altri arbusti.
Lungo il Tirso Numerosi sono i corsi d’acqua generati dalle sorgenti scaturite tra una colata vulcanica e l’altra, soprattutto nell’altipiano e nei suoi versanti. Le più note sono Iloi, Coloros, Lacunas, Putzola, Pighedu, Tzicori, Santu Antinu, Banzos, Lotzorai e la prenuragica Puntanarcu. Nella valle, per 15 km scorre il Tirso. Il fiume nasce nell’altipiano di Buddusò, e dopo 150 km, accolte le acque del Goceano, del Marghine, del Guilcieri e del Montiferru, sfocia nel golfo di Oristano. Il suo bacino imbrifero è di 3375 km quadrati, la portata massima nel periodo di piena 3000 metri cubi, il che causava frequenti inondazioni del territorio circostante. Nel secondo decennio del Novecento l’ingegner Angelo Omodeo presentò il progetto della costruzione della diga di Santa Chiara, per limitare le inondazioni, per irrigare la pianura di Oristano e per produrre energia elettrica a basso prezzo per i paesi vicini. Furono espropriati i terreni più fertili e irrigui, pagati poco e tardi. I lavori durarono dieci anni e causarono molte vittime: la diga venne inaugurata dal re il 28 aprile 1924. Sedilo e gli altri paesi ebbero la luce nelle case, ma le piene a monte della diga non finirono. Nel gennaio del 1997 è stata inaugurata dal presidente Scalfaro la nuova diga, il lago ha sommerso la precedente e tutti i siti archeologici che questa aveva risparmiato, compreso ciò che restava della foresta fossile.

Ula Tirso, costruzione della diga sul Tirso, Santa Chiara, fondo Costa
Sedilo veduta del santuario di Santu Antine, Chiesa di San Costantino.

Le origini Il primo popolamento del territorio si fa risalire all’ultima fase del Neolitico, tra la fine del quarto millennio a.C. e l’inizio del terzo (Cultura di S.Michele o di Ozieri). Del periodo preistorico e storico si hanno circa duecentocinquanta monumenti, situati soprattutto nell’altipiano e nei pendii, il cui suolo è assai fertile. Le domus de janas (sas precas) sono 65, una delle densità più alte di tutta l’isola, di cui una quarantina a Ispiluncas, risalenti al Neolitico recente, 3300-2900 a C. (cultura di Ozieri) e all’Eneolitico evoluto, 2500- 2200 a C. (cultura di Monte Claro). A Iscannitzu 6, a Campitzolu 8, a Litu 6, a Lochele 7 (cultura Filigosa- Abealzu), a Irminchis 2, a Arajola 1, altre a Bertzieri. A Monte Paza ci sono i resti di una tomba megalitica e di un’allée couverte, una è a Monte Trigu, dove doveva esserci un luogo di culto. La terza è a Torotzula. A Serra Linta, vicino al Tirso, dove confluiscono il rio Siddo e il rio Iloi, in una superficie di poco meno di 200 metri quadri restano i muri perimetrali di una ventina di capanne della cultura di Ozieri. Sono state trovate punte di ossidiana e di selce, e altro materiale litico. I nuraghi sono 54, di cui 25 a tholos monotorre, 24 a corridoio, 5 complessi. La maggiore concentrazione si ha nell’altipiano dove nel raggio di due chilometri e mezzo si contano 20 nuraghi, di cui 8 a corridoio e 12 a tholos (Età del bronzo, medio e recente). Della stessa epoca, secoli XIX-XVI a.C., sono i 18 villaggi, le 40 Tombe di giganti, i 5 pozzi e la fonte di Puntanarcu. Tutto ciò presuppone un territorio densamente popolato per quei tempi e un relativo benessere, dovuto, oltre che alla fertilità del suolo, alle frequenti precipitazioni. A Iloi, a 2 km dal paese, c’è l’insediamento più grande: un nuraghe trilobato, in origine a corridoio (le tre torri sono state addossate in epoche successive), due Tombe di giganti, di cui una in buono stato, due villaggi, di cui uno è stato portato alla luce da scavi recenti, con capanne circolari e quadrangolari. Sulla strada s’incontra un nuraghe a Putzu ’e Lotas. Dall’altra parte della 131 bis svetta la fortezza di Thalasai, costruita dai cartaginesi su un precedente nuraghe, a guardia dei guadi del fiume, da dove le Gentes barbaricae compivano le loro incursioni. Vicino all’abitato, oltre a Nurache, posto in su Marghinile, al margine dell’altopiano, proseguendo per la strada che porta a Borore e a Noragugume s’incontrano numerosi nuraghi: a Barilo, a Tintirios, a Lighei, la cui monotorre è in perfetto stato di conservazione. Nelle vicinanze esistono due tombe, una necropoli e un’altra decina di nuraghi, a Pulitone, a Ulinu, a Mura Surzaga. Molti sono quelli nei pressi della strada vecchia per Ghilarza, a Coronzu, a Padrulongu. Nella strada per Lacunas c’è quello di Cunzaos. Dello stesso periodo sono i 5 pozzi e le Tombe di giganti, una ogni dieci nuraghi. Due sono vicine al paese, a Muntonarzu e a Serra ’e su Oe; la numero 2 di Busoro ha una nicchia nella parete; altre sono a Uras, a su Croe, a Mura, a Salighe Nanu. È noto che nelle tombe, oltre a seppellire i defunti, si compivano dei riti in onore degli antenati, si praticava l’incubazione a scopo terapeutico. Sono stati individuati inoltre dieci betili tronco-conici, 8 lisci e 2 con fori. Alcuni si trovano nel cortile del Comune e nella piazza. Capanne sono a anche a Binzales e a Oruine.
Sotto il dominio di Roma Il territorio fu colonizzato prima dai Cartaginesi, poi dai Romani che, oltre i presìdi militari a guardia del Tirso, favorirono degli insediamenti. Il canonico Spano ipotizzò che il nome del paese derivi dal vocabolo fenicio sehed el, che significa “luogo vasto”. La presenza dei Cartaginesi e dei Romani è testimoniata dai reperti trovati non solo nei pressi del fiume, come a Thalasai, ma anche a Su Mudregu, a Torotzula, a Lonne, a Bonaera, dove si trova una necropoli a incinerazione; a Pramas fu trovato il cippo di Quintus Volsius. Dei 35 siti individuati, 16 sono romani: 6 necropoli, 3 insediamenti, fonti e strade. I reperti litici, quasi tutti attinenti alle sepolture, sono circa 100. Numerose sono le testimonianze del periodo bizantino. È noto che la Constitutio Justiniani stabiliva che il magister militum doveva risiedere «iuxta montes ubi barbaricini videntur», per cui si presume che nelle vicinanze del Tirso si trovassero postazioni militari per avvistare le incursioni delle gentes barbaricae. Lo dimostrano i resti di ceramiche, fibbie di bronzo, armi ed altri manufatti in ferro, rinvenuti a Lochele, a Iloi, a Nordai.
Da Bisanzio ai Giudici Di origine greca sono alcuni toponimi, come Iscroca (scolca) e molti vocaboli presenti nel sedilese. In cima a una collina, in località S’Isposu, c’è un insediamento altomedioevale. Allo stesso periodo potrebbe risalire un insediamento dei benedettini a Isei, dove è il santuario di San Costantino, così anche il culto degli altri santi orientali. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonacatu leggiamo che Sedilo era uno dei venti villaggi della Curatoria del Guilcieri compresa nel Giudicato d’Arborea. Si pensa che nel 1200-1300 un membro della famiglia De Lacon Serra occupasse posti di potere nel paese. Il Condaghe di Santa Maria di Trullas cita tre famiglie sedilesi del Duecento. Sedilo compare nel Libro delle Decime e nel trattato di pace del 1388.
Sotto i baroni Alla fine del Giudicato fu concesso come feudo al notaio Leonardo Ferrari; nel 1459 l’acquistò Antonio Cubello; nel 1485, insieme ai villaggi “canaliscos” venne infeudato a Galcerando de Requenses. Alla sua morte il feudo tornò alla Corona, ma l’anno seguente fu dato alla figlia, moglie di un Cardona. Nel 1537 suo figlio lo vendette a Nicolò Torresani che ebbe il titolo comitale. Il figlio Girolamo, in assenza di eredi maschi, infeudò la figlia Marchesia, moglie di un Cervellon. Questa famiglia, imparentata con i conti di Barcellona e con molti nobili del tempo, amministrò il feudo fino al 1726, quando i Savoia, ora padroni dell’isola, incamerarono il feudo per venderlo poi al canonico Solinas col titolo di marchese. Ai Solinas successe la famiglia Delitala, i cui membri ebbero rapporti conflittuali con i vassalli, con rivolte e reciproche denunce, specie in occasione dei moti antifeudali, e quando fu promulgata la legge “sopra le chiudende”.
Tra Ottocento e Novecento Nel 1836, dopo l’abolizione del feudalesimo, Sedilo fu capoluogo del mandamento con giurisdizione su Aidomaggiore, Boroneddu, Dualchi, Noragugume, Tadasuni, Zuri. Nel 1838, nel riscatto del feudo, se ne fissò il reddito in una misura di molto superiore a quello reale, che gravò sulla popolazione, già stremata da carestie e miseria a causa delle tasse esose, nonostante le promesse fatte da Carlo Alberto quando visitò il paese nel 1843. Nel 1850 la popolazione esasperata si rivoltò contro gli esattori delle imposte che confiscavano tutto ciò che trovavano nelle case. Il governo impose lo stato d’assedio e il coprifuoco per un mese. Furono arrestate 22 persone e tutti vivevano nel terrore di angherie e persecuzioni da parte delle forze dell’ordine. Con l’abolizione degli ademprivi, le terre della comunità vennero privatizzate. Nel 1859 Sedilo entrò a far parte della provincia di Cagliari, dove rimase fino al 1974. Nei decenni a cavallo tra Ottocento e Novecento anche Sedilo subì il desolante abbandono dell’isola da parte del Governo, che si ricordò di essa all’entrata in guerra. Tra quelli che partirono dal paese, arruolati nella Brigata “Sassari”, 53 morirono sull’Altipiano, molti restarono mutilati. Ad essi si aggiunsero i morti, i dispersi e i feriti della seconda guerra mondiale, tra cui l’aviatore Pasquale Cocco fucilato alle Fosse Ardeatine. Del periodo fascista si ricorda lo scioglimento del Consiglio comunale, la rivolta del 1928 contro i barracelli inquadrati nella Milizia, la realizzazione dell’acquedotto e della rete elettrica nel 1934. Nel dopoguerra la già drammatica situazione socioeconomica peggiorò, così anche l’abigeato, cui seguì una lunga disamistade, che durò fino agli anni Sessanta, con furti, rapine, tentati omicidi e omicidi. Ma fu in questi anni che la popolazione cominciò a prendere coscienza della sua arretratezza e dell’importanza di lottare per venirne fuori, con o senza l’aiuto dei partiti. La Dc amministrò il paese dal 1946 al 1985, gli altri partiti presenti erano il Pci, il Psi, il Psd’A, che nel 1985 vinsero le elezioni. In seguito si alternarono amministrazioni di centro e di sinistra.

Sedilo tomba di giganti nel parco archeologico di Iloi

Il paese Si pensa che il primo nucleo del paese, il cui nome pare derivi dal latino sedulus, fosse nel lato nord, a ridosso di un villaggio nuragico di cui resta il nuraghe. Nel rione, chiamato Primu bighinau, ci sono la parrocchia, la casa parrocchiale, la casa del fanciullo (una volta scuola di avviamento professionale, poi scuola media, ora adibita a incontri di carattere religioso e laico). Nella stessa piazza si trovano la caserma dei carabinieri e i palazzi del Comune, costruiti dove era la casa baronale e annessi giardini nella seconda metà dell’Ottocento. Quello che dà su piazza della Libertà, fino ad alcuni decenni fa, era sede delle scuole elementari, che successivamente furono spostate verso l’entrata del paese, in località Rionaza. Nei primi anni Settanta dirimpetto alla parrocchia c’era la casa del marchese, demolita per farci una biblioteca prefabbricata, poi smantellata per costruirci un edificio a due piani, adibito a ludoteca e a centro di aggregazione sociale. La biblioteca “Anna Frank” è ospitata nell’ex asilo “Cesare Zonchello”, a 100 metri dal Banco di Sardegna e dalla farmacia. Gli altri rioni sono Benepadru, Mandraudda, Corrubar’ ’e josso, Corrubar’ ’e susu, S’ena dove sono le Poste. Il nome delle vie, larghe e generalmente dritte, ricorda personaggi illustri, sardi e non. Nei secoli passati prevalevano i nomi dei santi, delle virtù e dei vizi, degli animali e delle particolari caratteristiche della stessa via. Nella seconda metà del Novecento l’abitato si è esteso a nord e a ovest, occupando i prati, su padru ’e susu e su padru ’e josso. Mentre prima prevalevano le case in pietra, a pianterreno e con i cortili posteriori, ora esse sono a due piani con giardino, costruite con blocchi di cemento o in pietra basaltica, che anche in molte case dell’interno è stata liberata dall’intonaco. Qui sono state rase al suolo molte abitazioni a pianterreno, i cui muri erano di pietra a conca ’e cane unite con l’argilla, ma anche molte altre, costruite con blocchi di pietra ben squadrati e il sedile vicino all’uscio. Al loro posto hanno edificato delle palazzine.
Le chiese Le chiese presenti in paese sono: la parrocchiale, a croce latina e a tre navate, dedicata a San Giovanni Battista, ricostruita ai primi del Settecento; la vicina chiesetta delle Anime; quelle di Santa Croce, di Sant’Antonio Abate (tipica architettura dell’epoca spagnola), di San Basilio e di San Giacomo, restaurata di recente: dallo stemma sul capitello della colonna che demarca il presbiterio, si pensa appartenesse ai conti. La pietra utilizzata nella costruzione di gran parte delle chiese è la trachite. Non resta più niente di Santa Itoria, che si trovava in pratza de S’Ena. Nel territorio, oltre a San Costantino, erano presenti altre chiesette che dovevano avere pianta rettangolare, muri di tufo e argilla, campanile a vela. Tra esse Sant’Andria, Sa Itria, Santa Maria de Nordai, Santa Itoria de Tzicori, Santu Antinu ’e Campu, Santu Liori, Sa Madalena, Santu Micheli, Santu Jorzi, Santu Pedru, dove ora è il cimitero, inaugurato nel 1869. Tutte queste chiese avevano bisogno di preti che attendessero alle funzioni: essi sono menzionati in gran numero nei documenti dell’Archivio parrocchiale e in quello della diocesi di Oristano fino al 1798, di Bosa poi, a cui si aggiunse Alghero nel 1986. Nella seconda metà del Novecento decine di giovani studiarono nel seminario della cittadina sul Temo, e in altri istituti religiosi (Gesuiti, Saveriani, Salesiani, Paolini). Negli anni in cui il paese si spopolava la loro giornata veniva scandita dal suono delle campane che li chiamavano agli studi e alle funzioni religiose. Tre larghe strade di circonvallazione collegano il paese alle provinciali che portano a Borore, Aidomaggiore, Noragugume, Olzai e Ottana, a sud proseguono per la 131 bis, altre portano a località campestri.
L’economia e la società Paese popoloso fino a tutta la prima metà del Novecento, negli anni Cinquanta contava circa 3200 residenti. Nel ventennio successivo emigrarono 845 persone, in gran parte giovani, e interi nuclei familiari. Nel censimento del 2001 gli abitanti erano 2445 (1265 femmine, 1180 maschi), ridotti a fine 2007 a 1173 femmine, 1119 maschi. Nell’economia prevale la pastorizia, i cui addetti, associati nelle Cooperative San Giovanni e San Basilio, sono di gran lunga inferiori a 40 anni fa, quando si dedicava al lavoro dei campi il 44,2% degli abitanti, e sono meno della metà rispetto a qualche decennio fa, allorché l’attività principale era sempre la pastorizia. Attualmente le pecore sono di molto inferiori rispetto alle 14.000 degli anni Settanta. Così pure i capi bovini, che ora superano di poco il migliaio, mentre allora erano 4000. Diminuiti di molto sono i maiali rispetto ai 380 degli anni citati, ancor più gli asini, che negli anni Sessanta-Settanta erano ancora circa 300, mentre sono aumentati notevolmente i cavalli, che superano di molto il centinaio. Il patrimonio equino e bovino è amministrato dalla Premiata Mutua Assicurazione, meglio nota Su Sotziu, nata nel 1902, allorché venne stipulato l’atto costitutivo: agli animali assicurati viene apposto un marchio indelebile, prima a fuoco, ora sostituito da placche auricolari in pvc giallo. I soci devono essere solidali e di famiglia onesta. Era, ed è, compito dei barracelli, la cui presenza è riportata in documenti dell’Ottocento, proteggere il bestiame e ricercare quello rubato. Molti erano anche gli artigiani che lavoravano il legno e il ferro; ancora di più i calzolai, circa trenta: ora è uno. Negli ultimi decenni sono aumentati i lavoratori dell’industria, 2 aziende lavorano le pietre, le officine meccaniche sono 6, in una carpenteria si lavorano il ferro e l’alluminio, circa 20 sono i muratori, 3 gli elettricisti, 1 idraulico, 1 maniscalco. Sono presenti 5 panifici che panificano anche il pane tradizionale, venduto in 12 negozi di generi alimentari. Le altre attività commerciali arrivano a 25 unità, compresi i 2 tabacchini, l’edicola e la farmacia, 7 sono i bar, 5 i ristoranti, 5 i bed and breakfast. Fino agli anni Settanta del Novecento il lavoro delle donne si svolgeva tra casa e orto. Erano poche coloro che lavoravano nei campi, tuttavia i prodotti erano da esse gestiti e trasformati in alimenti. Negli ultimi decenni molte giovani hanno trovato sbocco occupazionale nel terziario: prevalgono nella scuola e negli uffici pubblici, perché alto è il numero delle diplomate e delle laureate. Il paese è compreso nell’USL n° 5 di Oristano. Nell’abitato prestano la loro opera tre medici di base, un medico di guardia, una pediatra. Per le cure specialistiche e i ricoveri ci sono gli ambulatori e gli ospedali di Ghilarza, di Oristano e di Nuoro, e anche di Sassari e di Cagliari.

Casa Zonchello Sedilo
Interno della Chiesa di San Costantino fotografia di Donato Tore

La cultura Nel 1840 erano presenti le prime tre classi elementari, dopo il 1877 furono ammesse le bambine. Nei primi anni Venti del Novecento le classi erano cinque. Nel 1935 venne costruito l’Asilo infantile dedicato al medico Cesare Zonchello, morto in Arabia, a Djedhàh, dove si era recato per curare la peste. Negli anni Sessanta era presente in paese la Scuola di Avviamento professionale, sostituita nel 1963 dalla Scuola Media, con 72 alunni; oggi la sede è vicina alla Scuola elementare e alla materna, la prima con 84 alunni, la seconda con 28 bambini. Una Scuola materna gestita dalle suore è ubicata nel corso: i bambini della sezione primavera sono 10, quelli dai tre ai sei anni sono 21. Operano inoltre 2 scuole di ballo sardo, 5 associazioni sportive (2 di calcio, 1 di tennis, 1 di pallavolo, 1 di judo, 1 di ippica). Gli studenti iscritti alle superiori nell’anno scolastico 2007-2008 erano 97. Numerosi sono gli universitari e coloro che hanno conseguito la laurea negli ultimi decenni. Nel volontariato sono attivi la Liass, la Caritas, l’Aci, le Acli, le Francescane, le Domenicane, l’Auser e la cooperativa “Su Cortze”; queste ultime due si occupano della Terza età, ma anche dei bisognosi di cure. Chi non ha famiglia è ospitato nel Ricovero “Sacro Cuore”, la cui costruzione risale al dopoguerra. Di cultura e di turismo s’interessano le associazioni “Iloi”, “Santu Antine” e “Guilcier”.
Feste e tradizioni Pochi paesi hanno così tante feste, religiose e civili, organizzate dai vari comitati e dalla Pro loco. Il 17 gennaio si festeggia Sant’Antonio, giorno in cui inizia il Carnevale. Dopo Pasqua, alle cui funzioni collaborano le 5 Confraternite, si hanno Sant’Isidoro, San Giacomo e San Giovanni, a ciascuno dei quali sono dedicati tre giorni. Seguono s’Arzola e i preparativi per San Costantino, tra cui le esercitazioni de sas pandelas, che il giorno di San Pietro fanno le prove dell’Ardia a cavallo. Questa si corre il 6 e il 7 luglio, quella a piedi all’Ottava. Il mese di agosto è caratterizzato da incontri culturali, dalla visione di film in piazza, dalla festa di San Basilio che inizia dopo il novenario di San Costantino.



Il santuario di San Costantino, a 1 km dal paese, risale al Medioevo, poi ricostruito in stile gotico-catalano nel Seicento, forse ad opera di uno scanese. Ha le pareti tappezzate di quadri, arazzi, cuori argentei e foto. Si pensa che il culto dell’imperatore, Ardia compresa, sia stato introdotto dai militari bizantini per imitare le corse che si facevano a Costantinopoli. Notizie certe ci danno i documenti di fine Seicento, quando il santuario aveva il patrimonio più vasto dopo quello del conte. Nel secolo successivo si realizzò la ristrutturazione della facciata, cui seguì quella dei muristenes, intorno a sa corte e dietro il santuario. A metà del Novecento il portale ligneo è stato sostituito con un arco in cemento e trachite, sotto il quale passa l’Ardia, mentre il portale di ferro, che risale al XVIII secolo, si apre solo in occasione dei festeggiamenti.


Testi di Costantina Frau




Sedilo Ardia

“CINQUE O SEI PESCHIERE CHE DICONO ‘NASSARIUS’”
In questi fiumi, massime nel Tirso, si ha gran copia di anguille, di trote, di pesce di squama, come usan dire i paesani, e di saboghe, che si prendono quando sono magre. Non è raro prender anguille dalle 12 alle 15 libbre, delle trote perfino di 6 libbre, delle saboghe di 7 a 8 libbre e di muggini (il pesce di squama) grossi. Insieme si prende gran copia di pesciolini (pischizzolos). Il prezzo è di cent. 25 la libbra, e minore assai quando è in gran copia. Nell’alveo del medesimo sono cinque o sei di quelle peschiere che dicono nassarius, e consistono in una chiusa di stipe con una piccola foce che si tiene barrata, finché non sia ora di pescare. I nassai si sogliono preparare con arte presso le confluenze. Alcuni pescano pure fuor de’ nassai. Gli uccelli acquatici che trovansi più frequenti su queste acque sono le anitre e le folaghe. Manca il ponte a valicare il Tirso, e però nelle piene resta vietato il transito. Nel sito detto Ponte becciu, furono nella siccità del 1834 osservate le fondamenta di tre piloni, poi si riconobbe un pezzo di arco nel fondo. Sarebbe facile sopra queste fondamenta ricostrurre il ponte per facilitare le comunicazioni tra Sedilo e la Barbagia Ollolai, e gli altri dipartimenti. Grave è l’incomodo che si patisce per il vietato passaggio a’ viandanti, grave quello che si patisce da’ sedilesi che hanno campi e vigne da coltivare nella sponda sinistra del fiume, cioè nella regione di Lochele. Talvolta per più di 15 giorni non si può senza rischiar la vita tentar il guado. Un altro danno e non piccolo si soffre da quelli che hanno terre basse prossime al fiume, tanto nella parte di Lochele, quanto nell’altra a destra del fiume, che dicono su Campu, perché nel timore delle inondazioni non possono fare a tempo i lavori. Questo nasce dacché l’alveo è poco profondo. Ogni anno periscono nel passaggio del Tirso da cinque a sei persone.

ENTRA LA SPOSA: “VOLETE UNA FIGLIA?”
Nel censimento della Sardegna pubblicato nell’anno 1846 si notarono in Sedilo anime 2326, distribuite in famiglie 530 e in case 525. I matrimoni si sogliono contrarre dagli uomini nell’età da 22 a 30 anni, dalle donne tra’ 16 e 25. Ordinariamente si effettuano dopo la raccolta dei frutti agrari. Nella bassa classe e professione agricola l’uomo che prende moglie suole esser provvisto di tutti i mezzi per procurare la sussistenza a se ed alla moglie e prole, cioè giogo, cavallo, istrumenti agrari, ed il ricolto: la donna tutto il proprio vestiario, il letto e tutte le masserizie necessarie per una casa. In occasione di matrimonio per uso antico i parenti della sposa le fanno i regali prima di andare alla casa maritale, i parenti dello sposo quando vi entra. Qui avendo essa proferita la consueta formola, volete una figlia? tutti se le appressano e la colmano di felicitazioni e di doni. Quando si combina l’unione maritale di due vedovi, usasi che un gran numero di persone, e non tutti giovani si radunino presso la casa degli sposi e facciano una barbara musica di catene, padelle, campanelli, tintinni. Siffatta serenata, detta volgarmente tintinella, si prolunga spesso oltre la mezzanotte, e si ripete per otto sere consecutive almeno, perché se il tempo è buono e la gente non è malinconica per scarsezza di raccolto si prosegue per altre notti.

“I SEDILESI SENTONO MOLTO DI SÉ”
Gli uomini hanno belle forme, e molta robustezza, onde reggono a lunghi lavori e vivono alla decrepitezza, se si sappiano preservare dai malori che può cagionare la variabilità della temperatura atmosferica, e se la sorte li liberi da’ medici ignoranti. I Sedilesi senton molto di se e resistono a chi disconosca i loro diritti. Nel tempo del feudalismo nessun altro popolo era tanto odiato da’ baroni, quanto questo dal loro marchese. Ne’ tempi scorsi non era condotto nessun medico, e aveasi solo un flebotomo, sicché nelle malattie si abbandonavano alla natura, provocando sudori, e dove nol vietasse l’inappetenza nutrendosi meglio che in altro tempo. Non vi sono famiglie veramente ricche; ma le agiate in gran numero. Nel generale la popolazione non può dirsi povera. Quasi tutti possedono qualche cosa, almeno la casa e un pezzetto di terreno per vigna. Concorrono alla scuola primaria poco più di 25 ragazzi, e non profittano molto più che altrove. Talvolta si ha il comodo di qualche scuola privata per l’insegnamento de’ rudimenti della grammatica latina. Le persone che sappiano leggere e scrivere, oltre i preti, saranno in circa una trentina. Sentesi da molti il bisogno di una scuola primaria per le fanciulle, la quale gioverebbe assai e sarebbe più popolata che quella de’ fanciulli, i quali spesso sono condotti da’ loro padri in campagna o vi sono mandati per qualche servigio.

IL PREZZO DEL RISCATTO
Essendosi con quattro sentenze del supremo consiglio di Sardegna 24 maggio 1839 terminati i giudizi di ricorso dalle sentenze delli 7 ed 8 giugno 1838 proferte dalla R. delegazione sopra i feudi, creata col R. editto 30 giugno 1837 nelle cause per l’accertamento de’ redditi feudali de’ villaggi di Sedilo, Norguillo, Domus-novas, Soddi, Zuri, Tadasune, e Boroneddu tra il march. D. Salvatore Delitala e i nominati comuni componenti i feudi di Sedilo e di Canales; in esecuzione delle succitate sentenze si venne di accordo delle parti a un conto liquidativo delle varie prestazioni, redditi e passività, e risultò il reddito lordo di lire sarde 7559, soldi 19, denari 3; dalla qual somma dedotte le passività in lire sarde 1433. 15. 2, rimasero per reddito netto lire sarde 6126. 4. 1, corrispondenti a lire nuove 11762 31. Essendosi poi dal marchese proposto e dal governo accettato il riscatto, si aprirono le trattative e si stipulò in favore del marchese: nell’art. 2, che rimanessero riservati al medesimo e suoi successori in Sedilo: 1, La casa baronale con corte e giardino annesso; 2, La tanca così detta del conte di starelli 70; 3, Il chiuso di corte di starelli 14. In Norguillo: 4, La casa baronale con corte e piccolo oliveto annesso; 5, La tanca di Pedru Cossu di star. 30; 6, La tanca di Sas Leadas di starelli 15; 7, La tanca di Suboi di starelli 30; 8, La tanca così detta di Piludi o Marghini-stara di starelli 2000 a un di presso, oltre a un tratto di terreno ancora imboschito. Nel villaggio di Domus-novas, 9, Un molino distrutto con un starelli di terreno annesso. Nel villaggio di Soddi: 10, La tanca distrutta detta di Siddo di starelli 20. La cessione venne fatta dal sig marchese mediante il prezzo di lire sarde centoventidue mila, cinquecentoventiquattro, soldi uno, denari otto, ossieno lire nuove 235246. 20, corrispondente al 100 per 5 alla rendita delli due feudi predetti. Questo prezzo doveva essere corrisposto dalle R. finanze col mezzo della iscrizione sul gran libro del debito pubblico del regno creato con R. editto 21 d’agosto 1838, della rendita corrispondente al 5 per cento alla somma sovra enunciata.

Testi di Vittorio Angius






Ardia corsa di cavalli a Sedilo provincia di Oristano

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