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Le Vie della Sardegna :: partendo da Sassari Turismo, Sagre Paesane, Cultura e Cucina Tipica Sarda. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali. B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze. Tutto per le tue Vacanze in Sardegna. Informazioni turistiche e curiosità sui comuni della Sardegna e le attrattive turistiche offerte nei vari territori isolani.


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Palau :: situata in una delle più scenografiche ramificazioni della costa nord-orientale della Sardegna. Da visitare verso oriente la roccia dell'Orso, una collina granitica di 122 metri. Porto di accesso all'arcipelago di La Maddalena, è una rinomata località nel panorama del turismo internazionale.

Località Sarde > Olbia Tempio


Faro di Punta Sardegna
Palau, forte di Stintino.

Palau
è situata in una delle più scenografiche ramificazioni della costa nord-orientale della Sardegna. Da visitare verso oriente la roccia dell'Orso, una collina granitica di 122 metri. Porto di accesso all'arcipelago di La Maddalena, è una rinomata località nel panorama del turismo internazionale.

Abitanti: 4.103
Superficie: kmq 44,57
Municipio: piazza Popoli d'Europa - tel. 0789 770801
Cap: 07020
Guardia medica: via degli Achei - tel. 0789 709396
Polizia municipale: via Omero, 1 - tel. 0789 770870
Biblioteca: piazza Fresi - tel. 0789 771021
Ufficio del turismo: piazza Fresi - tel. 0789 707025
Ufficio postale: via Regina Margherita - tel. 0789 708527

Stemma Palau

Palau (Lu Palau in gallurese) è un comune di circa 4500 abitanti della provincia di Olbia-Tempio. Questo comune nasce dove comincia l'Isola, nel nord-est della Sardegna: 40 chilometri dall'aeroporto Costa Smeralda e dal porto di Olbia, 40 da Porto Rotondo, 20 da Porto Cervo, 25 da Cala di Volpe, 15 da Baia Sardinia e 25 da Santa Teresa Gallura. E' davanti ad un panorama da sogno: l'Arcipelago con Caprera e il suo centro velico, la spiaggia rosa di Budelli, Spargi e Santa Maria . Ammirate da vicino questo angolo di paradiso: lasciatevi condurre nei punti più suggestivi dei suoi 25 km di costa. Partiamo da Porto Pollo e l'Isola dei Gabbiani, le più ricercate dai turisti. Quando si alza il vento, il mare diventa una tavolozza piena di vele. Tutto sembra disegnato dalla mano di un artista geniale. Mentre chi non ama le vele può distendersi al sole, magari dietro le dune: alte e soffici, tutte protette e da rispettare. I due rami di spiaggia che si snodano dall'istmo dell'Isola dei Gabbiani, uno verso Costa Serena, l'altro verso la foce del fiume Liscia, sono frequentati da chi ama camminare o correre sulla sabbia, per chilometri e chilometri, con la brezza che riempie i polmoni di ossigeno. Se invece preferite le rocce, gli scogli, il granito che sorge dal mare, allora dirigetevi verso Cala Scilla, oltre il bivio di Costa Serena, lungo la strada panoramica che da Palau si snoda verso Porto Rafael.
Lo stemma Lo stemma del comune di Palau contiene una duplice simbologia. L’orso ricorda che il suo territorio, da epoche antichissime, è identificato con l’omonima roccia che sovrasta il mare. Lo stemma è dominato però dalla figura di san Giorgio che uccide il drago: è una rappresentazione della fede che sconfigge il male e si richiama alla chiesa campestre che sorge nei pressi del fiume Liscia. Anche la croce rossa in campo bianco è lo stemma di San Giorgio, ma in più è il simbolo della Repubblica pisana che ebbe grande influenza sulle coste sarde intorno al XII- XIII secolo.


La vetrina delle Aziende Sarde
Olbia - Tempio Cartina
Palau, piazza popoli d'Europa sala consiliare.
Palau, costa Serena

Storia L'origine del suo nome risale al XIV secolo, quando i pescatori del luogo indicavano col termine ''parago'', da cui ''parao'', i punti della costa ritenuti più sicuri e ben riparati dal vento. Il promontorio palaese, come tutto l'arcipelago di La Maddalena, era noto fin dai tempi del geografo greco Tolomeo, che nelle sue cartografie soprannominava il sito ''Arcti Promontorio''. Il primo insediamento attestato è legato a Giovan Domenico Fresi, noto Zecchino, che abbandonò le campagne di Aggius dove abitava per trasferirsi a Palau. Sul comignolo della sua casa, nel centro storico del paese, è ancora possibile leggere la data del suo insediamento, il primo agosto del 1875. Furono molti i nuclei familiari che dall'interno della Gallura si riversarono sulla costa, richiamati dalla richiesta di manovalanza per la costruzione delle fortezze di Monte Altura, Capo d'Orso, Baragge. La grande quantità di roccaforti che dominano il mare ricordano l'importanza strategica del luogo, a partire dalle conquiste piemontesi risalenti alla fine del '700, fino alle due guerre mondiali. Verso la fine del secolo scorso iniziò il popolamento della zona con l'insediamento di pescatori e agricoltori, che hanno saputo utilizzare nel modo migliore la felice posizione geografica, quasi equidistante dall'arcipelago di La Maddalena e dalla Costa Smeralda, per migliorare la loro condizione socio-economica.
Palau dispone oggi di un attrezzato porto turistico adibito anche a scalo per le navi di linea delle grandi compagnie di navigazione che assicurano i collegamenti con il resto della penisola. La cittadina, frazione di Tempio Pausania fino al 1959, oggi è un comune autonomo della provincia di Olbia-Tempio. La prima citazione di "Palau" ricorre nelle prime carte catastali piemontesi; il primo nucleo cittadino risale alla prima metà del XIX secolo, quando i pastori di origini tempiesi (tra cui il famoso "Zecchinu"), che abitavano le campagne circostanti, (dove solitamente avevano la casa al mare, per fuggire al caldo torrido del paese dell'interno durante l'estate), costituirono le prime famiglie del paese, soprattutto per controllare i loro terreni da un punto strategico. Secondo L'Odissea Ulisse arrivò a Palau con la sua flotta e ci trovò nei pressi un popolo chiamato I Lestrigoni, dalla fama di essere un popolo di cannibali, che diede a lungo un sospetto su queste genti. Famosissima nell'antichità la roccia dell'orso , utilizzata dagli antichi navigatori come punto di riferimento naturale. Nel 1793 ci fu un attacco francese, nel corso della guerra combattuta tra la nuova Repubblica e il Regno di Sardegna. Il giovanissimo luogotenente Bonaparte, che tentava di occupare l'Isola di La Maddalena, venne respinto con la sua flotta e costretto alla fuga dai marinai locali, guidati dal maddalenino Domenico Millelire, che aveva posto i cannoni sulla costa palaese, e dai pastori sardi, che appostati lungo le coste bersagliarono con armi leggere le navi francesi. La prima casa a Palau, fu costruita da Gian Domenico Fresi-Zicchina nel 1875[2]. Si ricorda il bombardamento della nave Trieste (incrociatore) avvenuta per via di un bombardamento Anglo/Americano nella baia di mezzoschifo (la spiaggia della sciumara) distrutta per metà nel 10 aprile 1943 con circa un centinaio di morti, affondò sul fondo di 17 metri. Il relitto fu recuperato e venduto successivamente alla Spagna. Palau rimase frazione di Tempio Pausania fino al 1959, anno di costituzione del comune autonomo. Palau dal settembre 2005 è gemellata con Saint Genest-Lerpt (dipartimento della Loira, regione Alpi-Rodano, Francia).
Territorio La cittadina, ha raggiunto uno straordinario successo nello scenario del turismo internazionale, grazie soprattutto alle sue coste artisticamente modellate dalla natura e uniche al mondo. Tra queste merita un'attenzione particolare la roccia dell'Orso, così definita per la presenza della roccia granitica dalla particolarissima e inconfondibile forma di un orso rivolta verso il mare. Tale roccia è nota fin dai tempi più remoti e domina tutto il territorio. Sul lato opposto rispetto al paese si trova il centro balneare di Porto Rafael, costituito da diverse ville inserite nel contesto paesaggistico della Punta Sardegna. Si trova sulla costa settentrionale della Sardegna, nelle vicinanze della famosa Costa Smeralda, in Gallura, e costituisce il porto di accesso per l'arcipelago di La Maddalena. Sulla costa, da un'estremità all'altra del paese, si susseguono le spiagge alternate a tratti di costa granitica: in corrispondenza del paese, nell'entrata principale venendo da Olbia si trovano rispettivamente le spiagge: la "Sciumara", seguita subito dopo da una grande costa rocciosa di "Acapulco" ed a seguire le spiaggette di Porto faro, attaccate alla pineta ed alla spiagga di "Palau Vecchio". Dopo il porto, e quindi nell'altra metà del paese, troviamo la spiaggia dell'"Isolotto" spezzata per metà da un'altra grande pineta. Partendo dalla penisola di Coluccia, si trova la spiaggia enorme dell'Isola dei Gabbiani, un lembo di terra sabbiosa spezzato dalla foce del fiume liscia, di circa 2 chilometri seguito dalla penisoletta omonima. Tutte le spiagge sono folte di vegetazione tipica della macchia mediterranea come L'olivastro, il pino marittimo, il finocchio marino, il mirto, la ginestra, il rosmarino, il finocchietto selvatico, la lavanda selvatica, il corbezzolo, il lentischio, il cisto marino, l'elicriso, etc. Le coste sono frastagliate e rocciose, una grande pineta si trova nella spiaggia di Palau Vecchio e un'altra di uguale misura situata nelle colline sovrastanti il paese. Poco fuori dal paese è situata la Fortezza di Monte Altura, una fortezza militare sopraelevata che serviva come punto di vista panoramica dell'intera zona marina circostante, costruita in 2 anni tra il 1887-1889 e visitabile dai turisti. Sempre in zona Punta Sardegna si trova Porto Raphael, ampia zona fitta di macchia mediterranea dove si trova un importante porto per yacht e numerose ville blindate di personaggi importanti. Nei pressi del paese si trova la roccia dell'Orso, una collina granitica di 122 metri modellata dagli agenti atmosferici, famosa per la sua forma di orso e visitata ogni anno da migliaia di persone; l'orso è raffigurato come stemma comunale del paese. Tolomeo, nelle sue cartografie denominava il sito della roccia "Arcti Promontoria" tradotto " Il promontorio dell'Orso". Frazioni di Palau e distanze dal centro: Altura (2,70 km), Barrabisa (8,21 km), Capannaccia (7,99 km), Capo d`Orso (2,95 km), Costa Serena (5,68 km), Le Saline (2,45 km), Liscia Culumba (3,03 km), Petralana (6,30 km), Porto Pollo (7,53 km), Pulcheddu (3,73 km), Punta Sardegna (3,61 km).

Comuni confinanti: Arzachena, Luogosanto, Santa Teresa Gallura

Eventi e manifestazioni Sacre La più grande festa religiosa del Paese è quella devota a Santa Maria Delle Grazie svolta nella prima settimana di settembre, momento particolare e finale è la processione in mare. Rinomata festa campestre è quella di San Giorgio (1°maggio), una meta importante per i devoti dove si festeggia con spuntini all'aperto in grandi bancate e fisarmonica in onore del Santo, famoso per la sua raffigurazione con la lancia conficcata nel corpo di un drago durante un combattimento a cavallo. Menzione si può fare del Carnevale Palaese, meta di moltissimi turisti da tutta la Sardegna.
Nella penisoletta dell'Isola dei Gabbiani ogni anno avvengono importanti competizioni di Windsurf e Kitesurf con partecipanti da tutto il mondo. A Porto Raphael, lo Yacht Club Punta Sardegna, assieme allo Yacht Club Costa Smeralda organizzando la redìgata: Trofeo Formenton sempre più importante a livello internazionale.

Le Vie della Cultura

Palau è un importante sito archeologico della Sardegna, le zone archeologiche sono le Tombe dei giganti di Li Mizzani e quelle di Sajacciu nei pressi della chiesa di San Giorgio. La zona di Li Mizzani è una roccaforte di tombe preistoriche, iniziate da una stele alta 2,8 e larga 1,5 metri, tutta la parte superiore è costituita da sette lastre ortostatiche, un lungo corridoio coperto con numerosi loculi laterali costituiva la tomba vera e propria, all'interno delle quali sono stati ritrovati vasi, contenitori per cibo ed acqua che inducono a pensare che i nuragici avessero credenze ultraterrene. La formazione ha una particolare forma planimetrica simile ad una testa di toro (di cui se ne venerava il culto) seguita da delle tombe sotterranee dove si sotterravano i resti (precedentemente scarnificati e scomposti) di personaggi importanti, stregoni, sciamani, a cui si dedicava una cerimonia funeraria del moribondo atta a fargli perdere la coscienza del tempo, questi riti avevano la durata di 5 giorni, dove gli stregoni rimanevano vicino al moribondo assorbendo le energie magnetiche curative e purificatrici emanate dalla tomba. Già da Aristotele a Simplicio, da Tertulliano a Filipono nei loro scritti menzionavano questi antichi riti sardi. Nei pressi di Li Mizzani si trova il Nuraghe Luchìa di cui si possono ancora vedere le basi e i resti del villaggio preistorico, (di dui si pensa sia stata un'antica città romana di scambio) situato in una zona strategia di grande vista di tutto il territorio e delle bocche di Bonifacio. Le sue rovine furono come nel caso del sito Li Mizzani, depredate negli anni '40 da alcuni tombaroli in cerca di tesori. Le tombe Si Sajacciu sono meno conosciute per via del loro cattivo stato di conservazione. Dell'intero corpo tombale restano solo due grandi corna e la parte superiore della stele ornata di tre scanalature di origine rituale. Purtroppo la zona fu depredata nel 1918 per ricavare materia da costruzione per un'aia vicina.



Palau, Tomba di giganti Li Mizzani



Come arrivare Da Olbia si prende, in prossimità del porto marittimo Isola Bianca, la SS 125 in direzione di Santa Teresa Gallura. Si attraversa Arzachena e si prosegue sino all'incrocio con Palau ma, anziché svoltare per la SP 123, si svolta a s. immettendosi sulla SS 133 per Santa Teresa. Giunti all'altezza di un ristorante, si svolta a sinistra in una stradina asfaltata da percorrere sino ad incontrare un bivio da imboccare a s. Si procede per circa km 4,5 sino a raggiungere uno spiazzo dove si gira a d. seguendo le indicazioni per la tomba. Si lascia l'auto poco più avanti in uno spiazzo e si prosegue a piedi oltrepassando un cancello di legno. La tomba si trova a pochi metri dal cancello a s. del sentiero, all'interno di un recinto di pali di legno. Il monumento sorge su un breve pianoro dominato dalle alture del Monte Cau, a pochi km dal mare, nella Gallura settentrionale.
Descrizione La tomba, di piccole dimensioni, è costruita con tecnica a filari. Il corpo tombale, rivolto ad E (lungh. m 7,25), contiene un corridoio funebre rettangolare (lungh. m 6,10; largh. m 0,90/1,00; alt. m 0,65) chiuso sul fondo da un'unica lastra di testata sagomata ad arco (largh. m 1,02; alt. m 0,95). L'esedra si conserva solo in parte (corda m 12,76; freccia m 3,75): l'emiciclo è delimitato da lastre ortostatiche di dimensioni ridotte, alla base delle quali si sviluppa un basso bancone-sedile (largh. m 0,35; alt. m 0,25), anch'esso incompleto, destinato ad accogliere le offerte. Il paramento murario posteriore dell'esedra si raccorda senza soluzione di continuità col corpo tombale. Al centro dell'esedra si trova la stele monolitica (largh. m 1,55; alt. m 2,80; spess. m 0,25), di dimensioni ridotte rispetto agli esempi documentati in altre tombe galluresi e priva dello spartito centinato. Il monolito poggia, privo di fondazioni, da un lato su una pietra piatta e dall'altro direttamente sul terreno. Il portello d'ingresso, semicircolare (largh. m 0,55; alt. m 0,66), presenta un elemento insolito, dovuto probabilmente ad un errore dei costruttori: l'accurata smussatura del profilo perimetrale della faccia interna; tale lavorazione è invece di norma riservata alla faccia esterna. I materiali frammentari che provennero dal lato d. dell'esedra (tegami, olle, vasi con cordoni plastici applicati, tazze carenate) risalgono al Bronzo recente.
Storia degli scavi Fu scavato nel 1966 da Editta Castaldi. Lo scavo interessò quanto restava della struttura dopo la sua demolizione, avvenuta nel 1918 per riutilizzare il materiale litico nella costruzione del vicino stazzo di Li Mizzani.


Palau, Tomba di giganti di Saiacciu

Come arrivare Uscire da Palau e prendere la SS 133 in direzione di Santa Teresa Gallura. Percorsi pochi chilometri si arriva ad un ristorante in corrispondenza del quale si svolta a sinistra in una stradina asfaltata. Al primo bivio svoltare a destra, seguendo le indicazioni per la chiesa di San Giorgio. Proseguire su questa strada superando il cancello del terreno entro cui si trova la chiesetta, una casa successiva e un paio di curve (la prima a destra, la seconda a sinistra) dopo le quali si incontra sulla destra un muretto a secco con una scaletta di legno, superata la quale si arriva così alla tomba di giganti. L'area archeologica è situata in località "Stazzo S'Ajacciu", su un breve terrazzo granitico, nel pendio orientale di una collina prospiciente il corso del fiume Liscia, nella Gallura costiera.
Descrizione Il complesso comprende una tomba di giganti, un circolo megalitico con due menhir, ed un edificio rettangolare. La sepoltura appartiene alla tipologia delle sepolture a filari con concio "a dentelli". Il monumento conserva ancora in parte le ali dell'esedra, mentre quasi niente rimane della camera, già demolita in età bizantina - per costruire un edificio a pianta rettangolare nelle vicinanze - e smantella in anni recenti da mezzi meccanici. L'emiciclo dell'esedra (arco m 20,00; alt. m 1,50) - orientato a sud-est - è realizzato con blocchi di granito rettangolari di medie e grandi dimensioni, posti in opera su filari regolari: i massi del secondo filare rientrano di m 0,30 rispetto ai sottostanti, delimitando un bancone-sedile. L'ingresso del vano funerario si apre quasi al centro dell'esedra. Nell'area antistante le ali dell'emiciclo si trova un concio con fregio "a dentelli": il blocco tronco-piramidale (lungh. m 1,55; alt. m 0,90; spess. m 0,50) - ben rifinito - conserva nella superficie superiore tre incavi. La presenza, nell'area dell'emiciclo, di due pozzetti votivi scavati nella roccia, ed il rinvenimento all'interno di essi di numerosi frammenti ceramici, attestano la funzione sacra di questa parte del monumento. La sepoltura è databile al 1400-900 a.C. Presso la tomba sono presenti un menhir e un circolo megalitico, che testimoniano la frequentazione del sito in una fase precedente. Il circolo, conservato per metà del suo sviluppo (diam. m 4,60; spess. m 0,45), è costruito con lastre di granito conficcate a coltello e disposte su due allineamenti paralleli e curvilinei. Due menhir giacciono ad est del circolo. Poco a nord-est dell'esedra della tomba, si trovano i resti di un edificio di pianta rettangolare (lungh. m 6,00; alt. m 0,30) con paramento a doppio filare di lastre ortostatiche; sull'angolo della costruzione è stata edificata una struttura anch'essa rettangolare (lungh. m 11; largh. m 4,20; alt. m 0,45) realizzata con pietre dal profilo esterno ben lavorato.
Storia degli scavi La tomba fu scavata negli anni '80 del Novecento, ad opera della Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro.


Palau, Museo etnografico



Informazioni
Indirizzo: loc. Montiggia, Palau
Telefono: +39 0789 770822 - 0789 770886
Ente titolare: Comune di Palau
Gestione: Cooperativa Galluras
Orari: luglio e agosto 19.00-23.00; settembre 10.00-12.00 e 17.00-20.00
Biglietto: € 2,50 (intero con visita guidata) € 2,00 (intero solo ingresso) € 1,50 (gruppi oltre le 20 persone, scolaresche, anziani, con visita guidata) € 1,00 (gruppi oltre le 20 persone, scolaresche, anziani, solo ingresso)
Sito web: www.palau.it
Il museo Si trova in Località Montiggia, articolato in due ampi saloni. È suddiviso in 6 sezioni tematiche: ambiente domestico, viticoltura e vinicoltura, agricoltura, allevamento, mezzi di trasporto, mestieri. La sezione relativa all'ambiente domestico espone alcuni elementi di arredo, quali scaffali (balastragghju), credenze, panche, tavoli e sedie e vari utensili di cucina: tra questi quelli utilizzati per la panificazione (siazzi, siazzatogghj, culiri) e la caseificazione (scudeddhi, fulculi e bulia). Tra gli altri materiali, sono da segnalare una conocchia di legno intarsiata (la rucca di la sposa), che veniva utilizzata per la tradizionale corsa alla rocca durante i matrimoni, alcune antiche scodelle in terracotta (dischi), la tasca sottogonna in cui le donne riponevano piccoli oggetti (busciaccara), due talismani di stoffa (punghi) e un porta-tabacco in osso (tabacchera). La sezione dedicata alla viticoltura a vinicoltura presenta una botte, barili (cupa, carrateddhi e mizini) di diverse dimensioni, un calpestatoio di legno (calcicatogghju), due torchi (suppressi) e una più recente pigiatrice a rullo. La sezione dell'agricoltura espone strumenti tradizionali, tra i quali due aratri di legno (arati) e più recenti macchine agricole. La sezione dell'allevamento mostra campanacci (schiddhi, brunzi e tintinni), marchi a fuoco (malchi patronali), pastoie (trai e ultana) e la treggia (tragghjola), rudimentale slitta per il trasporto dei sassi. La sezione dei mezzi di trasporto espone il carro a buoi (carrulu a boi), il tombarello per il trasporto di sabbia, ghiaia e sassi (tumbarella) ed alcuni finimenti per cavalli e asini, in particolare una sella di cuoio (seddha) e una in stoffa imbottita utilizzata dalle donne (striglioni). La sezione dei mestieri mostra gli strumenti di lavoro tipici del mondo agro-pastorale: quelli del fabbro, del falegname e del calzolaio.
Perché visitarlo È importante perché consente di scoprire le origini della cittadina gallurese per mezzo degli oggetti recuperati negli stazzi e nelle prime botteghe artigiane.
Servizi Visita guidata per gruppi di oltre 20 persone, scolaresche, anziani e visite su prenotazione.

Palau, fortezza militare di Capo d'Orso.
Palau, Museo etnografico trebbiatrice

Orso di Palau




Di fronte all’Arcipelago della Maddalena sorge la Roccia dell’Orso: spettacolare scultura naturale in forma di plantigrado col capo rivolto verso il mare, essa si erge a 122 m slm a vegliare sul vicino abitato di Palau. La roccia, che ha dato il nome al promontorio su cui sorge, è nota fin dall’antichità, come attesta il geografo greco Tolomeo già nel II secolo d.C.: egli racconta che la roccia incuteva paura ai naviganti perché in grado di attirare le navi con la forza di una grandissima calamita. Gli antichi marinai videro in questo monumento naturale la sagoma di un orso e lo citarono nei portolani come punto di riconoscimento, perché ben visibile dal mare. Il potenziale turistico attribuibile all’Orso di Palau è tra i più elevati dei monumenti naturali individuati in Sardegna e il suo promontorio è meta di escursioni per numerosi visitatori. La sua roccia granitica, scolpita nel corso dei secoli dai venti cui è particolarmente esposta, si presenta alterata in superficie: per questo è caratterizzata da un colore giallo-rosato. Nella zona circostante, per l'alto valore paesaggistico e geologico, è stata istituita una vasta area di tutela con il Parco Marino Nazionale dell’ Arcipelago della Maddalena.
Il territorio su cui insiste la roccia granitica dell’Orso di Palau è interessante dal punto di vista archeologico: la presenza umana è testimoniata da alcune tombe in tafone e dall’industria litica di epoca neolitica ritrovata nelle vicinanze. Nel tratto di mare antistante sono stati poi rinvenuti numerosi relitti di navi onerarie di epoche diverse, che testimoniano un intenso traffico commerciale lungo la costa orientale della Sardegna. In particolare in prossimità dell’isola di Spargi, nell’Arcipelago della Maddalena, è stata rinvenuta una nave di epoca romana col suo intero carico, oggi ricostruita all’interno del Museo Navale “Nino Lamboglia” di La Maddalena.
Come arrivare Il monumento è accessibile attraverso un sentiero pedonale in buone condizioni, lungo circa 500 m, che parte dalla strada carrabile. La distanza dal centro abitato di Palau, che è il più vicino, è di 5,2 km.
Informazioni utili e servizi Ai piedi della collina su cui sorge l’Orso si trova il Forte militare in disuso, costruito per la difesa delle Bocche. Il progetto di sistemazione dell’area, in via di dismissione da parte del Demanio militare, lo destina a struttura di accoglimento per i visitatori. Vi si potrebbe accogliere materiale didattico sull’erosione nei graniti, il che potenzierebbe l’uso culturale del monumento. Altri interventi (costruzione di muretti a secco e individuazione di un percorso pedonale) completeranno la sistemazione dell’area circostante.
Contatti Comune di Palau, tel. 0789 770801, e-mail info@palau.it


Il Capo d'Orso è un promontorio granitico situato nella costa nord-occidentale della Sardegna, offre splendide vedute su Capo Ferro, Palau, l'Arcipelago della Maddalena e la Corsica.


E’ caratterizzato da spettacolari forme di erosione eolica e fisico-chimica. Tra queste la famosa Roccia (o tor) dell’Orso, possente scultura naturale in forma di plantigrado col capo volto verso il mare, che si erge a 122 m slm. Nota agli antichi marinai, la roccia diede nome allo stesso promontorio, come attesta già nel II secolo d.C. il geografo greco Claudio Tolomeo (Arcti Promontorium). Una roccia, racconta il geografo, che incuteva paura ai naviganti, in quanto in grado di attirare le navi con la forza di una gigantesca calamita. Il promontorio è stato da alcuni studiosi identificato con l’omerica terra dei Lestrigoni.
Provvedimento istitutivo: Decreto Assesorato Difesa Ambiente n. 702 del 29.04.93
Gli interessi culturali La documentazione del toponimo risale a Tolomeo. In età romana è documentato Arcti Promontorium. Una roccia “simile ad ursa” viene ricordata nel Portolano di Grazia Pauli (sec. XIV) come punto di riferimento per la navigazione nelle “boche di Bucinara” (TERROSU ASOLE, 1987, p. 97). Nei secoli, il nome continua ad essere uno di quelli più frequenti nelle carte geografiche dell’Isola. Nella carta Italia Parte Occidentale del cosmografo P. CORONELLI, del 1692, compare ’Capo dell’Orso’ (Arietis Prom.). Il toponimo è presente in seguito in molte carte di fine ‘600 e del ‘700. La Nouvelle carte de l’Isle de Sardaigne, etc., di MICHELET e BREMOND, del 1719, segnalava il Port de L’Ours, da identificarsi con Palau, sito di fronte all’Isola della Maddalena. Ne derivano tre toponimi attuali presenti sulle tavolette IGM: oltre al monumento, il Capo d’Orso (Fanale) e il colle a questo retrostante, pure denominato Capo d’Orso. Uno schizzo del Capo dell’Orso appare in DELLA MARMORA (Viaggio in Sardegna, P. III, p. 347), il quale aggiunge che, essendo il Capo dell’Orso indicato da Tolomeo nella sua Geografia, la sua forma non dev’essere nel tempo granché cambiata, cosa che testimonia la lentezza del processo di erosione. La roccia granitica dell’Orso di Palau risulta inserita in un territorio molto importante dal punto di vista archeologico. La presenza umana è testimoniata da alcune tombe in tafone e dall’industria litica del Neolitico che si raccoglie nelle vicinanze. Nonostante il degrado del sito non consenta di individuare resti di stazioni all’aperto preistoriche, nelle isole vicine, soprattutto in quella di S. Stefano, sono stati rinvenuti abbondanti utensili in granito, porfido, quarzo e ossidiana, usati come pestelli, macinelli, cuspidi, coltelli e raschiatoi, le cui tipologie rimandano ad una collocazione cronologica nella fase più antica del Neolitico (V millenio a.C.). Associati agli strumenti litici si rinvengono frammenti fittili con decorazioni impresse di tipo molto arcaico e resti malacologici di Patella ferruginea e ossa di Pròlagus sardus. Sulla collina di Capo d’Orso sono state rinvenute due tombe in tafone datate dal Neolitico antico fino al Bronzo antico. Resti di un insediamento neolitico sono segnalate nell’antistante isola di Santo Stefano. Lo stesso tratto di mare di fronte all’Orso di Palau è ricchissimo di relitti di navi onerarie di epoche diverse, i quali testimoniano un intenso traffico commerciale lungo la costa orientale. Una nave di epoca romana con l’intero carico è stata recuperata in prossimità di Spargi e ricostruita all’interno del Museo Navale “Nino Lamboglia” di La Maddalena. Il naufragio della nave di Spargi si colloca tra il I e il II secolo a. C. sulla base delle tipologie delle anfore e degli altri materiali. Nell’entroterra di Palau, a pochi km dal monumento, si segnala per importanza archeologica la collina di Monte Canu, dove si conservano la tomba di giganti di Limizzani (F. 11, mappale 53), il Nuraghe Luchia e alcuni tempietti di epoca nuragica che occupano la parte più alta della collina. Tutela e valorizzazione Data la rocciosità del promontorio, l’uso pastorale del suolo, coperto da rada macchia a cisto, lentisco, ginepro e scarsi lecci, è molto modesto. La vegetazione è più fitta sulle basse pendici. Nella fascia litoranea però le case per vacanza con le loro pertinenze recintate occupano ampi spazi e la vista è ingombra da tralicci, strade e costruzioni. La destinazione urbanistica dell’area a salvaguardia totale costituisce una buona premessa alla conservazione di un monumento peraltro soggetto a notevoli rischi: non tanto per le scritte che lo deturpano, pur assai sgradevoli, quanto per l’impatto che un alto numero di visitatori può provocare. Una delle ’zampe’ dell’Orso risulta particolarmente assottigliata per cui sarà necessario eseguire periodici controlli sulla sua stabilità. È possibile che si debba vietare il passaggio pedonale nello spazio sottostante la massa rocciosa sospesa per motivi di sicurezza. Il monumento è accessibile attraverso un sentiero pedonale in buone condizioni, lungo circa 500 m, che parte dalla strada carrabile. La distanza dal centro abitato di Palau, che è il più vicino, è di 5,2 km. Il potenziale turistico attribuibile all’Orso di Palau è tra i più elevati dei monumenti individuati in Sardegna. Il promontorio è meta di escursioni lungo la costa e per la sua notorietà richiama molti visitatori. È in disuso il Forte militare ai piedi della collina, sul lato E, costruito per la difesa delle Bocche. Il progetto di sistemazione dell’area, in via di dismissione da parte del Demanio militare, lo destina a struttura di accoglimento per i visitatori. Vi si potrebbe accogliere materiale didattico sull’erosione nei graniti, il che potenzierebbe l’uso culturale del monumento. Altri interventi (costruzione di muretti a secco e individuazione di un percorso pedonale) completeranno la sistemazione dell’area circostante.
L’emergenza naturale e il suo ambiente Il promontorio di Capo d’Orso prende il nome da una forma di erosione in cui la fantasia degli antichi marinai ha visto la sagoma di un orso. Ben visibile dal mare, per quanto ne sia un po’ discosto (circa m 700), e collocato su un dosso a 122 m slm, è da sempre punto di riconoscimento per i naviganti e pertanto menzionato nei portolani. La roccia granitica del monumento si presenta debolmente alterata in superficie, con un caratteristico colore giallorosato dovuto all’ossidazione dei minerali ferromagnesiaci (biotite ed anfibolo) in essa contenuti. Si tratta di monzo-graniti inequigranulari e subordinate facies a struttura porfirica. L’affioramento granitico di Capo d’Orso costituisce un lembo del basamento ercinico e pre-ercinico della Sardegna. La litologia della zona si compone di gneiss, micascisti e migmatiti, che formano una fascia di qualche km, estesa dal golfo del Liscia fino a quello di Arzachena. Questa forma, classificabile come tor, è il risultato di fattori geologici e morfogenetici tipici del granito in ambiente meteoclimatico marino. La degradazione meteorica del granito, con sviluppo di superfici sferoidali interrotte dai tafoni, si è molto probabilmente impostata su blocchi strutturalmente definiti già nel Miocene (o nel Pliocene - Pleistocene) in condizioni di clima subtropicale o tropicale umido. Sembra svilupparsi maggiormente al piede dei blocchi, nella zona più umida, per risalita delle acque di capillarità. Il tor dell’Orso è stato non a caso isolato e modellato come per mano sapiente di scultore su un promontorio particolarmente esposto a tutti i venti. Il paesaggio circostante è un tratto della costa granitica NE, dove promontori tondeggianti si alternano ad incisioni vallive parzialmente sommerse, del tipo ria. Queste vallecole sono orientate secondo il sistema di fratture prevalente nel settore NE della Sardegna, che è in direzione SSONNE. Le valli sboccano a mare con cale che sono veri porti naturali (Porto Puddu, Cala di Trana, Rada di Mezzo Schifo, Rada di Palau, Cala dello Stintino, Golfo di Arzachena). Così te alte orlano i promontori, mentre piccole piane alluvionali, dove l’agricoltura e l’allevamento hanno trovato suoli e acqua in discreta quantità, costituiscono un breve retroterra agricolo, tradizionalmente popolato da stazzi. Il monumento è collocato in un tratto di costa frastagliata da cale e promontori fra i più belli della Sardegna, di fronte all’arcipelago della Maddalena. Sulla zona circostante, per il suo alto valore paesaggistico e geologico-geomorfologico, è stata istituita un’estesa area di tutela con il Parco Marino Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, e nelle Bocche di Bonifacio è in via di costituzione il Parco Internazionale. Prossima è la Riserva naturale orientata dell’Isola di Caprera, istituita dal Ministero dell’Ambiente nel 1980.


Tratto da: I monumenti naturali della Sardegna - Barroccu - Giovanni -
Gentileschi Maria Luisa - Carlo Delfino Editore - 1996.

Costa Smeralda, faro Porto Rafael.

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