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Riola Sardo :: Riola Sardo è un piccolo borgo all'interno della penisola del Sinis, sorge a sud delle rive del rio Mare Foghe.

Località Sarde > Oristano


Chiesa San Martino Vescovo. Riola Sardo
Riola Sardo Murales del centro Storico.

Riola Sardo
Riola Sardo è un piccolo borgo all'interno della penisola del Sinis, sorge a sud delle rive del rio Mare Foghe. Dalla presenza di questo corso d'acqua, il paese ha attinto la prima parte del suo nome "Riola", da rio appunto. Nei dintorni del paese sono presenti varie zone di interesse naturalistico e verso la costa si può ammirare la falesia di "Roia de su cantaru".

Abitanti: 2.127
Superficie: kmq 48,21
Provincia: Oristano
Municipio: via Umberto I, 16 - tel. 0783 410219
Cap: 09070
Guardia medica: via De Petris, 2 - tel.0783 410147
Polizia municipale: via Umberto I - tel. 0783 410219
Biblioteca: piazza Sardegna, 2 - tel. 0783 410919
Ufficio postale: piazza Europa - 0783 410336

Riola Sardo Lavandaie del paese, immagine storica.
Is Perdas de Sa Marchesa, Riola Sardo.

Informazioni e Curiosità su Riola Sardo

L'abitato di Riola Sardo si adagia sulla sponda sinistra del corso d’acqua Rio Foghe, tributario dello stagno Cabras, la cui presenza ha determinato il suo toponimo, che deriva appunto dal termine "rio". Intorno al paese si dispongono zone umide di interesse naturalistico, mentre nel tratto costiero svetta sul mare la falesia di Roia de Cantaru. La sua particolare configurazione geografica, che vede Riola Sardo protetto su tre lati dallo stagno di Foghe, ha determinato fin dall'antichità lo stratificarsi di diversi insediamenti umani. Nell'XI secolo appartenne al distretto amministrativo della curatoria di Oristano, del giudicato di Arborea. Nello stesso periodo risulta menzionato nei documenti quale possedimento di Santa Maria di Bonarcado: il territorio era infatti colonizzato dai monaci camaldolesi che avviarono una massiccia opera di bonifica e sviluppo agricolo. Tuttora il terreno fertile produce una quantità variegata di frutta, ortaggi e vini di ottima qualità, fra cui la Vernaccia occupa un posto di primo piano. Il territorio è costellato di nuraghi: vi si trovano i monumenti di Oresimbula, de Priogu, Biancu e Zuaddas. All’interno dell'abitato riveste un interesse storico e culturale la chiesa parrocchiale di San Martino, risalente al XVI secolo ma di fondazione più antica, in stile romanico; l'edificio presenta facciata costituita da conci di pietra arenaria con coronamento ad arco e campanile con cupola a cipolla, simile a quello della Cattedrale di Oristano. La chiesa ospita un Crocifisso del XVI secolo, due acquasantiere del XVII secolo ed un coro ligneo del 1884. Nel retro della parrocchiale si erge la Casa Carta, risalente al XVII secolo, antico edificio che ha conservato nei secoli inalterato il suo fascino di residenza aristocratica. Il calendario delle manifestazioni tenute a Riola Sardo prevede, il 26 luglio, la solenne processione in onore di Sant'Anna e San Gioacchino; il giorno dopo balli, esibizioni pirotecniche, musica e canti vivacizzano le strade del paese per contornare la festa di San Martino. Un evento interessante per gli appassionati di degustazioni enologiche è sicuramente rappresentato dal Motoraduno internazionale della Vernaccia: dal venerdì alla domenica i partecipanti si radunano nei giardini da cui partono per compiere escursioni all'interno dell'abitato e fuori. L'11 novembre si svolgono i festeggiamenti di San Martino.

Riola Sardo, gita al mare.

Storia Il paese di Riola Sardo fu abitato sin dall'età nuragica, come testimoniano diversi resti archeologici come alcuni nuraghi, tra i quali il nuraghe "Benatzu de sa conca de su moru" che figura nella carta catastale De Candia custodita nell'Archivio di Stato di Cagliari, il nuraghe Civas, nuraghe Predi madau.
Le vestigia puniche nel territorio di Riola sono frequenti, intorno al nuraghe Civas si rinvengono frammenti di ceramiche, tra cui delle anfore a sacco con orlo aggettante all'interno della bocca, appartenenti al III secolo a.C. Presso "Is ariscas burdas" sono frequentissimi i frammenti di ceramica punica e di terracotta figurata e piccole maschere femminili riferibili forse alla stirpe votiva di un piccolo tempio campestre dedicato a Demetra e Kore. Un vasto centro punico è localizzato a Sud del nuraghe Predi madau, le ceramiche qui rinvenute si riferiscono a tipi punici e attici. In epoca romana il territorio di Riola fece forse parte del Territorium Tharrense cui corrispondeva nel Medioevo la curatoria di "Parte pontis" o di San Marco del Sinis che si estendeva dalle pendici meridionali del Montiferru al mare sardo e comprendeva anche il territorio riolese del Sinis fino a Tharros. L'altra curatoria, detta del Campidano Maggiore, si estendeva dal Sinis al fiume Tirso. Di quest'ultima faceva parte Riola. Verso il 450-55 d.C. la Sardegna passò dall'amministrazione romana al dominio vandalico fino al 533 d.C., quando i Bizantini conquistarono l'isola.
I molteplici mutamenti di dominio politico non causarono immediati cambiamenti culturali ed economici. La documentazione archeologica ci dimostra il permanere nel periodo bizantino di tecniche edilizie di remota origine punica, presente in Africa e in Sardegna. Nel tardo Medioevo Riola era una Domu, un'aggregazione rurale di proprietà laica, spesso giudicale. I due centri di Riola e San Vero maturarono la condizione di Villa nel secolo XIV. San Vero è menzionata nelle "Rationes Decimarum Sardiniae" ed è presente all'Atto di Pace del 1388. Riola non è segnalata nelle "Rationes" ma è presente con un suo "Majore de Villa" e gli altri rappresentanti all'atto del 1388. Le condizioni di incertezza nella determinazione del territorio delle varie ville della zona dovettero crearsi tra il 1388 e il 1570, anno in cui è documentata la prima volta la lite tra riolesi e seneghesi. Questa situazione determinò l'interminabile "quaestio" tra riolesi e seneghesi da prima, poi tra riolesi e sanveresi. Un'ampia documentazione relativa al periodo spagnolo ci informa delle epidemie e delle carestie diffusesi a più riprese in Sardegna. Quale dovesse essere la situazione di insicurezza dei traffici e di isolamento di Riola in quell'epoca ce lo lascia comprendere la risoluzione presa tra il 1586 e il 1592 dal Viceré D. Pietro di Moncalda, il quale chiese che fosse costruito un solido ponte tra la via alle saline e Alghero. Le pestilenze continuarono a manifestarsi tra il 500 e il 600 insieme ad altri fenomeni negativi.
Nel 1647, scrive l'Angius, un immenso sciame di cavallette, portato dal vento africano, avvolse la Sardegna meridionale diffondesi in seguito nelle altre parti. Il danno che arrecarono fu incalcolabile e la provincia arborese fu una delle più colpite. Seguì subito una gran mortalità del bestiame. Ai danni causati dalle cavallette seguì una grande carestia che decimò buona parte della popolazione. Nel maggio del 1652 venne introdotta nel Regno la pestilenza. Nel 1656, cessata la pestilenza, la popolazione arborense risultò decimata. A poco a poco Riola si riebbe e nel censimento del 1698 contava 179 fuochi con 317 uomini e 283 donne (600 abitanti) contro gli 88 fuochi (circa 350 abitanti) del 1653.
Un aspetto particolare acquistano le vicende di Riola in relazione agli atti di pirateria che, ad opera di barbareschi e turchi, affliggevano non solo le terre del Sinis e dei paesi circostanti, ma spesso si addentravano nei paesi delle colline, seminando il terrore e raccogliendo innumerevoli vittime destinate alla schiavitù. Le coste sarde erano state protette da torri fino dai tempi di Alfonso il Magnanimo, nella seconda metà del secolo XV, ma il massimo incremento a questi edifici si realizzò proprio al tempo di Carlo V. Poiché la natura delle coste del Sinis consentiva facili approdi per le imbarcazioni, le torri non riuscirono a proteggere gli abitanti dalle incursioni barbaresche. Lo spopolamento del Sinis fu lento e inesorabile, finchè nel 1767, con l'avvento dei piemontesi e l'apparizione del marchese Damiano Nurra D'Arcais, tutti e tre i campidani, compreso il Sinis, fecero parte del feudo del marchese.

Tradizioni
Le principali leggende che vengono raccontate ancora oggi nel paese di Riola Sardo sono le seguenti:

Is perdas de sa marchesa
Esistono diverse varianti di questa leggenda, la più conosciuta narra che nel periodo in cui esisteva la città di Tharros, c'era una ricca marchesa che possedeva un vastissimo territorio nei dintorni della città stessa. Questa marchesa seminava tanto grano, però non era mai contenta di quello che produceva. Un giorno nel periodo in cui gli operai separavano il grano dalla paglia, fece una brutta giornata, tirava poco vento e la marchesa era inquieta. Ella era molto egoista ed avara, tanto che non dava mai un soldo ai poveri. Quel giorno, ordinò agli operai di lavorare lo stesso, anche se il vento non era propizio per quel lavoro. In quel momento si presentò un poverello per chiedere l'elemosina, ma la marchesa lo cacciò via con brutte maniere. Quel poveretto, che era Gesù, la volle punire e con un miracolo trasformò in colline il mucchio del grano e quello della paglia. La marchesa disperata prese la sua carrozza con i cavalli e scappò via verso Tharros, ma a metà strada fu trasformata in pietra. I cavalli corsero a lungo e Gesù li fermò vicino a Santa Caterina e li trasformò in pietra. Oggi quel mucchio di grano si chiama monte Trigu e quello di paglia monte e Palla e le pietre in cui fu trasformata la marchesa "Is perdas de sa marchesa".
Sa sennora de S'onnigazza
Esisteva a Riola un castello detto "su casteddu de S'onnigazza" dove abitava una signora che non usciva mai alla luce del giorno e aveva la carnagione molto chiara. Per andare in chiesa passava in un sotterraneo che conduceva dalla sua casa alla chiesetta di San Quirico. Usciva solo di notte perché le dava fastidio la luce del sole. Un giorno credendo che fosse ancora notte uscì, ma poiché era già l'alba una goccia di rugiada le cadde sul viso e morì. Il castello è esistito davvero perché nella zona detta S'onnigazza pare che ci sia ancora un fossato con in mezzo una collinetta. Adesso in ricordo di questa leggenda c’è un proverbio riolese che dice "Ze se pagu delicata non astessi mancu sa sennora de S'onnigazza ca esti morta pò un istiddiu de arrosada"
La leggenda della vernaccia
Esistono numerose varianti di questa leggenda, una di queste narra che tanti anni fa era venuta in Sardegna Santa Cristina per predicare la religione cristiana. Andando di villaggio in villaggio aveva notato che il popolo sardo era molto povero, allora aveva pregato Dio affinchè concedesse ai sardi qualche grazia. Dio le promise che avrebbe fatto crescere una vite che avrebbe prodotto un vino speciale. In quel momento la Santa si commosse e pianse. Nel punto in cui caddero le sue lacrime spuntò la vite che produsse uva bianca dorata, dalla quale si ottenne un vino pregiato e squisito dal sapore amarognolo, dal profumo del fiore di pesco e dal colore dorato, che si chiama ancora oggi vernaccia. Ora la vernaccia (in dialetto riolese Sa crannazza) è un vino DOC, su circa 1600 ettari di terreno coltivato, quasi la metà si trova nel territorio di Riola.
La leggenda dei morti "I tarabusi"
Prima che le paludi vicine al paese venissero bonificate, ogni venerdì verso sera, si sentivano le urla rauche dei tarabusi, uccelli della palude. Gli antichi però dicevano che queste urla erano quelle delle anime in pena, ossia di quelle persone che nella vita terrena si erano comportate male. Dopo la morte la loro anima era andata in possesso del diavolo, pertanto si trovavano nella palude, facendo penitenza.
Le mucche del Sinis
Narra la leggenda che molti anni orsono un povero contadino di Cabras, essendo stanco di patire la fame, si fosse rivolto a una jana che viveva sulla montagna di Sinis perché lo rendesse ricco.
Commossa dalle preghiere dell'uomo, la magica creatura si era librata in aria, posandosi in cima al nuraghe in cui dimorava. Poi aveva estratto dalla tasca del suo grembiule un pugno di frumento e lo aveva sparso tutt'intorno. Toccando il terreno, i chicchi di frumento si erano trasformati in altrettante vacche nere che, non appena comparse, avevano partorito ognuna un vitellino dello stesso colore. Raggiante di gioia, il contadino aveva ringraziato di cuore la fata ed era tornato a Cabras con l'imponente mandria.
Il poveretto, però, non aveva fatto in tempo a raggiungere la sua abitazione, che già tutte le mucche erano scomparse. A dire di alcuni era successo che il diavolo le aveva rubate, approfittando del loro pelame nero come la pece che le confondeva con l'oscurità della notte. Secondo altri, invece, le mucche svanivano nel nulla, perché le magie delle janas, diversamente dai miracoli dei santi, sono destinati a non durare troppo a lungo. Fatto sta che il contadino tornò dalla jana e si lamentò per quello che era successo. Lei allora, tornò di nuovo a innalzarsi fino alla cima del nuraghe, ripetendo ancora l'incantesimo dei chicchi di frumento. Poi spiegò al contadino quel che avrebbe dovuto fare per impedire alle bestie di svanire un'altra volta. "Ebbene" gli disse "se non vuoi che le vacche spariscano, toccale con la mano, e fa loro sulla schiena un segno di croce". Poi gli rivelò qual era la sacra preghiera della croce che doveva recitare nel compiere l'operazione. Il contadino obbedì e sul pelame nero di ognuna delle mucche comparve miracolosamente una vistosa croce bianca. Da allora le vacche fatate non scomparvero più. Anzi, dalle parti di Cabras c'è chi giura che la mandria della jana esiste ancora, perché si era recitata la preghiera della croce e vi si era posto mano, rendendo in questo modo le bestie immortali.

Territorio Riola Sardo è un centro agricolo dell'Alto Campidano, sorge su una vasta zona pianeggiante tra il paese di Nurachi e quello di Cabras. Il territorio risulta compreso tra i 0 e i 38 metri sul livello del mare. Su tre lati è circondato dallo stagno di Mare Foghe dove un tempo si praticava la pesca, ma poi venne bonificato dai monaci Camaldolesi. Sono tipici del posto animali quali daini, cinghiali, lepri e pernici. Sulla costa nord si possono ammirare le falesie di "Roia de cantoru" e quelle de "Su cuccuru mannu", formatesi nel corso dei millenni grazie all'erosione del mare. La morfologia è caratterizzata da modestissimi rilievi e quasi sempre dagli antichi depositi alluvionali del Tirso, intervallati da zone in depressione spesso occupate da terreni palustri, ora in gran parte bonificati. Un'altra area appare come un deposito di materiali dovuti al trasporto, ad opera del vento, le sabbie eoliche di età Wurmiana. La regione dove però le dune, sono meglio integrate alla morfologia è il Sinis. La formazione dunare nettamente più rilevante, quella di Serra Is arenas, si estende a nord-ovest di Riola in forma di enorme triangolo, protendendosi verso sud-est per oltre quattro chilometri a partire dalla costa. Nei dintorni di Riola affiorano depositi di sedimenti di origine salmastra, testimonianza dell'esistenza di una serie di lagune più o meno in comunicazione con il mare aperto.
Economia Oggi l'economia del paese è caratterizzata dalla coltivazione di riso, olive, ortaggi, frutta e vite, da cui si ricava un tipo di vernaccia di ottima qualità.

Riola Sardo, parco dei suoni 3.jpg
Riola Sardo, cestinaie
Riola Sardo, lavandaie

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