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Orosei :: Orosei sorge nella bassa valle del Cedrino, da il nome alla rinomata costa della Sardegna centro-orientale, il Golfo di Orosei, che si estende per quasi 18 km e rappresenta il patrimonio ambientale più cospicuo del territorio. Le numerose feste religiose sono espressione del suo profondo legame con le più antiche tradizioni.

Località Sarde > Nuoro


Il simulacro della Madonna.
Bidderosa, stagno di Sa Curcurica.

Orosei

Orosei sorge nella bassa valle del Cedrino, da il nome alla rinomata costa della Sardegna centro-orientale, il Golfo di Orosei, che si estende per quasi 18 km e rappresenta il patrimonio ambientale più cospicuo del territorio. Le numerose feste religiose sono espressione del suo profondo legame con le più antiche tradizioni.
Abitanti: 5.932
Superficie: kmq 90,45
Provincia: Nuoro
Municipio: via Santa Veronica, 5 - tel. 0784 996900
Guardia medica: via Gramsci - tel. 0784 998096
Polizia municipale: via Santa Veronica, 5 - tel. 0784 996915
Biblioteca: piazza Mercato
Ufficio postale: via Satta, 34 - tel. 0784 98724

Stemma di Orosei
Orosei, cave di marmo.
Sfilata della barche sul Cedrino

Il capoluogo storico delle Baronie, in posizione arretrata rispetto al mare, ha un centro storico vivace e ben curato, con palazzetti in pietra e calce bianca su cortili lussureggianti. Chiese, archi, spiazzi e scale lo rendono molto gradevole. Fondata probabilmente nel Medioevo, visse il suo momento magico durante la dominazione pisana quando, sotto il dominio dei baroni Guiso, divenne un porto importante con ancoraggi sul fiume Cedrino. Dopo il passaggio agli Aragonesi iniziò la decadenza causata dalla malaria, dalle scorrerie dei pirati e dall'insabbiamento del fiume.
Attraverso un intrico di stradine si arriva alla centrale piazza del Popolo su cui si affacciano tre chiese. In cima a una scalinata la Parrocchiale di San Giacomo Maggiore dalla facciata settecentesca e con più cupole ricoperte in cotto. Sul lato opposto la Chiesa Del Rosario, con una facciata barocca, e la Chiesa delle Anime, fondate dalle confraternite protagoniste dei riti della Settimana Santa. La Chiesa di Sant'Antonio Abate, un tempo santuario campestre, è stata inglobata dall'espansione della città. Nella torre pisana, all'interno del recinto, è allestita una esposizione di artigianato locale. Si segnala inoltre la presenza nel paese del museo “Don Nanni Guiso”.
Anche il secentesco Santuario della Madonna del Rimedio, fino a qualche anno fa isolato nella campagna, è diventato parte della periferia. È circondato da cumbessias che si riempiono nei primi giorni di settembre in occasione del pellegrinaggio.
In prossimità della foce del Cedrino, sorge la Chiesa di Santa Maria 'e Mare, fondata nel XIII secolo da mercanti pisani. Piena di ex voto, l'ultima domenica di maggio è meta di un pellegrinaggio con la statua della Madonna che scende il fiume su una barca seguita dalle barche dei pescatori.
Alla foce il fiume si divide in due rami: quello settentrionale entra in un canale artificiale, quello meridionale dà vita allo stagno Su Petrosu, una zona umida dove vivono folaghe, gallinelle, germani reali e il pollo sultano. Dove l'acqua è più bassa si trovano avocette e cavalieri d'Italia, aironi cinerini e garzette.

Approfondimenti

Orosei

Comune della provincia di Nuoro, compreso nella X Comunita` montana, con 5.932 abitanti, posto a 19 m sul livello del mare sulle rive del tratto terminale del fiume Cedrino. Regione storica: Orosei. Diocesi di Nuoro.

TERRITORIO

Il territorio comunale, di forma grosso modo rettangolare allungata lungo il litorale, si estende per 90,43 km2, comprendenti anche le frazioni di Sos Alinos, Cala Liberotto e Sas Linnas Siccas, e confina a nord con Siniscola, a est col mare Tirreno, a sud con Dorgali e a ovest con Galtelli` e Onifai. Si tratta di una stretta piana costiera che lascia poi spazio a una serie di colline di non grande altezza; il rilievo maggiore e` il monte Tuttavista (805 m), che divide Orosei da Galtelli`. Numerosi i corsi d’acqua che si gettano in mare: il maggiore e` il Cedrino*, che forma anche uno stagno di forma allungata, parallelo alla linea di costa. Il paese e` attraversato dalla statale 125 Orientale sarda, dalla quale si distacca in questo punto la 129 per il collegamento col capoluogo Nuoro.

* Fiume Cedrino (Caedris). Lungo 70 km, sgorga dal monte Fumai nel massiccio del Gennargentu e sbocca nel golfo di Orosei.


STORIA

Il suo territorio conserva testimonianze archeologiche a partire dall’eta` prenuragica che dimostrano la continuita` dell’insediamento dell’uomo; l’attuale abitato sorge sul luogo dell’antico Fanum Carisii e nell’Alto Medioevo divenne un borgo importante circondato damura e da torri.
Apparteneva al giudicato di Gallura compreso nella curatoria di Galtelli`. I giudici vi fecero costruire un castello e col tempo vi si svilupparono attivita` portuali promosse da una comunita` di mercanti locali molto attivi nel secolo XIV. Subito dopo la conquista aragonese nel 1324 il porto e il villaggio furono concessi in feudo a Galcerando de Sentmenat che pero` con la sua amministrazione eccessivamente fiscale provoco` la crisi delle attivita` nel porto. Scoppiata la guerra tra Genova e Aragona il porto fu assalito e devastato e dopo il 1342 gli eredi del de Sentmenat vendettero Orosei col suo porto a Timbora di Rocaberti`, moglie di Mariano IV. Il re pero` si oppose alla cessione probabilmente perche´ intuiva il pericolo del passaggio del porto nelle mani della moglie del giudice d’Arborea. Poco dopo lo scoppio della prima guerra tra Arborea e Aragona il villaggio fu occupato dalle truppe arborensi che lo tennero fino al termine delle ostilita` annettendolo di fatto al giudicato d’Arborea. Dopo la caduta del giudicato i suoi abitanti, spesso sobillati dal visconte di Narbona, rimasero in uno stato di tesa ostilita` nei confronti degli Aragonesi.
Nel 1432 Orosei fu compreso nel feudo concesso a Ferdinando Dalmaciano che pero` mori` nel 1438. Subito dopo fu acquistato da Enrico Guevara il quale, nel 1449, lo cedette a Salvatore Guiso. Questi ne fece il capoluogo del feudo preferendolo a Galtelli` oramai decaduto, e tento` di incrementare l’attivita` del porto che, sebbene in rovina, continuava a funzionare. Estinti i Guiso nel 1590, Orosei passo` ai Manca Guiso che lo tennero nei secoli successivi. Nel corso del secolo XVII le forti tensioni sociali e il malcontento nei confronti dell’amministrazione baronale fecero entrare in crisi il villaggio determinando la fine di tutte le attivita` portuali. I Manca Guiso si estinsero nel 1788 e inutilmente gli Amat tentarono di raccoglierne l’eredita`, dopo un periodo di liti col fisco; cosi` dal 1808 il villaggio si puo` considerare definitivamente libero da pesi feudali. Nel 1821 fu incluso nella provincia di Nuoro e dal 1848, abolite le province, nell’omonima divisione amministrativa fino al 1859.

Di questo periodo
Vittorio Angiusci ha lasciato un ritratto del paese:

«La popolazione componesi di anime 1905, distinte in maggiori d’anni 20, maschi 510, femmine 525, e minori maschi 450, femmine 420, comprese in famiglie 465. Si notano negli anni nascite 65, morti 45 e matrimoni 12. Le malattie piu` comuni nel paese sono le pleuritidi, le febbri perniciose e intermittenti, e l’epilessia. La prima potrebbe da molti evitarsi tenendo le debite precauzioni contro le vicissitudini termometriche; ma pochi vi badano e molti pero` succumbono; non cosi` quelli che servano ancora le antiche vesti, le pelli che nella estate difendono dal calore esterno e non lasciano nell’inverno penetrare l’aria fredda, che viene inopinatamente nella corrente d’un vento boreale. La mortalita` suol essere maggior nella stagione calda e nell’autunnale; e le vittime piu` numerose si hanno nella prima eta` per incuria delle madri che lasciano esposti i teneri corpicciuoli al sole ardente sopra un suolo bruciante, e permettono ai medesimi che si empiano di frutta spesso non mature al caldo de’ raggi.
Agricoltura. Le terre d’Orosei , quelle principalmente che sono prossime al paese e alle sponde del fiume, si riconoscono di una rara fecondita`, e attitudine. Solitamente si seminano all’anno starelli di grano 2000, che crescono per lo meno a’ 20 000; e starelli di orzo 1500, che si moltiplicano a starelli 14 000. Di fave, fagiuoli e altri legumi si puo` seminare complessivamente starelli circa 350, onde si ha la sufficienza per le famiglie e un residuo per fornirne a’ vicini. Il lino e` coltivato in grande, e viene felicemente. Il prodotto parte si vende, il resto si lavora dalle donne, e formasi in tele e tovaglie. Son poche le case in cui non si pratichi questa industria. Il totale della raccolta della fibra non sara` meno di libbre 10 000. L’orticoltura non ha terra e ciel migliore altrove, e la vegetazione vi e` stupenda. Potrebbe il frutto crescere con la coltivazione della meliga e de’ pomi di terra; ma per negligenza o infingardaggine queste due specie sono sinora mancate negli orti oroseini. La vigna occupa un gran tratto della superficie coltivata, e le viti, che si distinguono di circa ventuna varieta`, prosperano, come ne’ climi piu` felici, e producono copiosi e ottimi frutti, onde si ha un vario mosto, il vino comune, e i vini gentili, de’ quali gran parte si consuma nel paese, vendesi il resto a’ negozianti di altri paesi e agli stranieri. Pastorizia. Gli ampli salti dell’orosese sono fertilissimi di pascolo per le vacche, capre e pecore, e quest’ultima specie e` numerosissima nella stagione invernale per l’ospitalita` che si accorda alle greggie de’ paesi freddi, da’ quali e` necessita` che emigrino, massime dopo che le nevi nascondono le erbette de’ pascoli, che non mancano in certe esposizioni. In questo territorio sono due salti demaniali, uno detto Pirastreddu, l’altro Murta de Kervos, che si affittano, e spesso a stranieri. Bestiame manso. Buoi e vacche mannalite 700, cavalli e cavalle130,porci 200, giumenti 430. Bestiame rude. Vacche 500, cavalle 500, porci 400, capre 2000, pecore 2500. Le bestie rudi pascolano ne’ salti comunali; le manse entro i chiusi e le vigne con notevole danno degli alberi. Mancava a Orosei un prato comunale. La malattia ordinaria delle pecore e` il vajuolo, delle capre la tigna, e si vuol curare la prima con unzione d’olio di lentisco, l’altra con bagni marini, o con la detta unzione».

Orosei, ricostituite le province, entro` a far parte di quella di Sassari fino al 1927 quando, definitivamente ricostituita la provincia di Nuoro, torno` a farne parte.


Orosei, S' Incontru di Pasqua.j
Orosei, chiesa delle Anime.


ECONOMIA

Le attivita` di base della sua economia sono l’agricoltura, specialmente l’orticoltura, la frutticoltura, la viticoltura e l’olivicoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare bovini, ovini, caprini e suini.Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche l’attivita` industriale con numerose piccole aziende nel settore alimentare e in quelli della piscicoltura, dei mobili e sulla metallurgia. E` discretamente organizzata anche la rete di distribuzione commerciale. Vi operano alberghi, aziende agrituristiche, campeggi e ristoranti a sostegno del turismo.
Artigianato. Tradizionale la lavorazione dei gioielli in filigrana e l’intaglio del legno.
Servizi. Orosei e` collegato mediante autolinee agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, caserma della Guardia di finanza, medico, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo e scuole secondarie superiori (Istituto tecnico), sportello bancario.
Possiede una Biblioteca comunale.
DATI STATISTICI
Al censimento del 2001 la popolazione contava 5.777unita`, di cui stranieri 56; maschi 2904; femmine 2873; famiglie 2045. La tendenza complessiva rivelava un aumento della popolazione, con morti per anno 37 e nati 56; cancellati dall’anagrafe 121 e nuovi iscritti 133. Tra i principali indicatori economici: depositi bancari 102 in miliardi di lire; imponibile medio IRPEF 14 866 in migliaia di lire; versamenti ICI 2153; aziende agricole 550; imprese commerciali 448; esercizi pubblici 65; esercizi all’ingrosso 6; esercizi al dettaglio 159; ambulanti 41; tra gli indicatori sociali: occupati 1746; disoccupati 272; inoccupati 226; laureati
63; diplomati 448; con licenzamedia 1532; con licenza elementare 1648; analfabeti 265; automezzi circolanti 1882; abbonamenti TV 1240.


PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

Il suo territorio e` ricco di monumenti di grande rilievo archeologico, che possono essere collocati a partire dal periodo prenuragico fino a quello romano.
In particolare sono da ricordare i nuraghi Casteddu de Loche, Chilivri, Dudurri, Gabriele, Linnarta, Murie´, Nererie, Nurru, Ordignai, Orgoi, Pappacasu, Portu, Rampinu, Santa Lughia, Strullio, Su Nurache, Tendone; tra questi il piu` interessante e` quello di Linnarta, abbastanza ben conservato e di impianto polilobato. Numerosissimi sono anche i siti di eta` romana, tra questi i resti di una villa di eta` imperiale e numerose necropoli.



Orosei, chiesa di San Giacomo Maggiore
Orosei, Cala Liberotto.

PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE

Il centro storico conserva tracce evidenti del suo passato di borgo fortificato nel caratteristico quartiere di Palattos Betzos, complesso di strade che si stende nel cuore dell’abitato attorno alla torre, unico avanzo del castello. Lungo le viuzze si affacciano numerosi palazzi gentilizi dei secoli XVI e XVII, residenza delle piu` importanti famiglie della Baronia. Si tratta generalmente di edifici abbelliti da elementi architettonici di gusto catalanoaragonese. Come si e` detto, la torre, restaurata a piu` riprese, e` l’unico avanzo del castello, fortezza costruita dai giudici di Gallura al centro dell’antico omonimo villaggio a difesa delle attivita` portuali che si svolgevano nel tratto terminale del Cedrino. Dopo l’estinzione della dinastia dei Visconti, quando il giudicato passo` sotto l’amministrazione diretta di Pisa, il castello, di notevoli proporzioni con la cinta rafforzata da torri, ospito` una guarnigione di truppe del Comune dell’Arno. Iniziata la conquista aragonese fu attaccato, espugnato e nel 1327 compreso nel feudo concesso a Galcerando de Sentmenat. Alcuni anni dopo, scoppiata la guerra tra Genova e Aragona, fu nuovamente attaccato da una flotta genovese e ulteriormente danneggiato. Nel corso delle guerre tra Aragona e Arborea cadde in mani arborensi e vi rimase fino alla fine del giudicato, 1409. Nel corso del secolo XV, cessate le sue funzioni militari, fu abbandonato e ando` rapidamente in rovina.
Nel secolo XVI cio` che restava era utilizzato come carcere baronale.
Contigua alla torre e` la chiesa di Sant’Antonio Abate, costruita a meta` secolo XIV in forme tardo romaniche con un impianto a una sola navata completata dall’abside; all’interno restano tracce di un importante ciclo di affreschi con figure del Cristo e dei santi.
Piu` volte restaurata nei secoli successivi, nel 1665 subi`una radicale trasformazione, furono infatti rifatti integralmente la facciata, l’assetto dell’aula rispetto al presbiterio, la volta; furono inoltre aggiunti il transetto e due cappelle laterali e fu prolungata la navata; i lavori compromisero gravemente il ciclo degli affreschi. Recenti restauri hanno consentito di recuperare cio` che rimaneva degli affreschi e di mettere in evidenza gli elementi dell’antico assetto della chiesa. All’esterno si trovano un porticato lungo il fianco nord dell’edificio, la cui costruzione risale al 1665, il suggestivo cortile circondato dalle cumbessìas e la Torre, detta anch’essa di Sant’Antonio. A poca distanza e` il cuore del villaggio, la piazza del Popolo, sulla quale si affacciano la chiesa di San Giacomo e l’oratorio delle Anime. La chiesa di SanGiacomo e` una delle piu` notevoli chiese barocche della Sardegna. Molto antica, risale al secolo XIV, ma fu ampliata nel corso del secolo XVII, ristrutturata nel XVIII e ultimata nel 1794. Ha una grande cupola e quattro piccole cupole laterali tutte ricoperte da coloratissime tegole in cotto di grande effetto; all’esterno la facciata a due ordini e` armoniosa e scenografica, il campanile si staglia slanciato ed elegante; l’interno e` riccamente decorato, contiene altari rivestiti di marmi policromi e confessionali barocchi. L’oratorio delle Anime, terminato subito dopo il 1794, ha la stessa impostazione stilistica della parrocchiale; la facciata e` pero` scandita da quattro lesene con motivi che preannunciano lo stile neoclassico. Dall’altra parte della piazza e` la chiesa del Rosario, costruita nel secolo XVII in forme barocche. Ha l’impianto a una navata completata da cappelle laterali, la copertura e` a volte a botte; la facciata e` riccamente adorna di elementi barocchi. Questa chiesa e` sede dell’omonima confraternita dalle tonache rosse che e` particolarmente attiva durante la Settimana santa. Anche i dintorni delpaese sono ricchi di monumenti, in particolare il castello di Ponte, rocca costruita nel secolo XI dai giudici di Gallura a meta` strada tra Orosei e Galtelli`. Attualmente dell’edificio si conservano una parte dei muri perimetrali, una torre e alcune cisterne. Il santuario di Nostra Signora del Rimedio si trova alla periferia dell’abitato; e` un edificio costruito nel Seicento in forme semplici al centro di un imponente complesso di cumbessìas nelle quali trovano rifugio i partecipanti alla festa. La chiesa di Santa Maria del Mare sorge in prossimita` del fiume Cedrino, fu costruita nel secolo XII in forme romaniche da un gruppo dimercanti pisani e intitolata a Santa Maria de Pisis o ad Ripam. In periodo spagnolo fu dedicata alla Madonna di Monserrato ma irreparabilmente decadde e ando` in rovina. Nel corso del secolo XX i Guiso la fecero restaurare.

FESTE E TRADIZIONI POPOLARI

Nel corso delle feste popolari rivivono le tradizioni dell’antico centro; in particolare la processione del Giovedì Santo, che ha inizio dalla parrocchiale dopo la messa in coena Domini e tocca le sette chiese dell’abitato. Aprono il corteo i confratelli degli oratori delle Anime, del Rosario e di Santa Croce vestiti di rosso, che portano antichi lampioni accesi e bastoni con statuine simboliche scolpite; seguono le donne in costume col corpetto nero in segno di lutto e subito dietro il Cristo morto deposto in una bara aperta (brassolu). Dopo aver visitato le sette chiese il corteo torna in parrocchia, dove il Cristo viene deposto. Suggestiva anche la festa di Sant’Antonio Abate, il 16 e 17 gennaio, che risale probabilmente al secolo XVII e culmina nell’accensione di un grande falo` formato da fascine la cui raccolta inizia dall’Epifania, quando vengono via via ammucchiate attorno a un grande palo (pirone). In passato si riteneva che si potessero trarre auspici sull’annata agraria dall’orientamento del fumo; durante la festa vengono distribuiti su pistiddu e su pane nieddu, tipici dolci locali. La festa di Nostra Signora del Rimedio si svolge la seconda domenica di settembre. Le celebrazioni, delle quali rimane una memorabile rievocazione nel romanzo "Canne al vento" di Grazia Deledda, sono precedute da un novenario durante il quale le cumbessìas si animano; e si protrae per tre giorni, durante i quali i momenti religiosi si alternano a quelli folcloristici.
Dal 1976 la famiglia Guiso ha ridato vita alla
festa di Santa Maria del Mare, che si tiene l’ultima domenica di maggio e culmina in una suggestiva processione di barche nel corso della quale la statua della Vergine viene trasportata sul fiume Cedrino.

Di grande interesse e` anche il costume.

L’abbigliamento tradizionale femminile per i giorni feriali e` del tutto simile a quelli indossati a Loculi, Galtellì` e Irgoli. Quello considerato ricco e di gala era costituito da una camicia bianca di lino plissettata e dalla gonna (sa fardetta ’e damasco) di damasco rosso con una balza di raso bianco ricamata o dipinta amano. Sopra la camicia venivano indossati il busto simile a quello di Irgoli e la giacca (su zippone) di damasco rosso. L’abbigliamento era completato da un fazzoletto per tenere i capelli, sopra il quale si porta un velo di tulle ricamato. L’abbigliamento tradizionale dell’uomo era costituito dalla camicia di tela bianca ricamata, dalle maniche molto ampie e chiusa da bottoncini; e dai calzoni (sos carzones) di tela bianca portati dentro leghette.Sopra la camicia si indossano il gilet di panno rosso con bordo di raso azzurro, a doppio petto chiuso a destra con ganci (s’imbustu), e la giacca (su cappotto) di orbace con bordo di velluto nero e cappuccio. Sopra i calzoni vengono indossati il gonnellino (sos carzones de uresi) di orbace nero tenuto in vita da una cinta (sa chintorria), e le ghette di orbace nero bordato di rosso (sas carzas).


Stagni di Orosei, falco pescatore
Barca sul mare nel Golfo di Orosei.
Orosei, lago Curcurica.

Parco Nazionale
del Gennargentu e Golfo di Orosei


ANNO DI ISTITUZIONE
D.M. P.R. 30 marzo 1998
PROVINCIA Nuoro
SUPERFICIE 73.935 ettari
TIPOLOGIA massiccio montuoso con profonda valle fluviale e costa a falesie ricca di grotte e valloni



Considerato da molti il più bello e il più selvaggio dei parchi nazionali italiani, il Parco del Gennargentu e Golfo di Orosei, che cinge tra i suoi confini ambiti montani e costieri di alto pregio e pressoché incontaminati, attende di passare dalla fase di crisalide a quella di farfalla e di avere il posto che merita nel panorama, anche internazionale, delle aree protette. Difficile e impervio, gelosamente custodito dalla sua natura selvaggia, il paesaggio di questa parte della Sardegna muta a seconda del versante o del rilievo che si va a esplorare.
Tale varietà è la conseguenza del territorio del Parco, che comprende il massiccio del Gennargentu, il più vasto complesso montano della regione dominato dalle vette di Punta Paulinu (1792 m), Bruncu Spina (1829 m) e Punta La Marmora (1834 m). L’area protetta si completa poi con i monti della Barbagia e i Supramonti, ricchi di fenomeni carsici, per poi giungere fino al mare con le alte e selvagge coste del Golfo di Orosei, un gioiello azzurro traforato da grotte e inciso dalle “codule” – famose quelle di Luna, di Sisine e Fuili –, valli anguste scavate dalle acque nella loro corsa verso il mare. Dal punto di vista botanico, l’area riveste una notevolissima importanza naturalistica e numerose sono le specie endemiche, diverse delle quali prendono il nome dall’area, come Euphrasia genargentea o Armeria sardoa genargentea. Rarità ed endemismi non mancano neppure nel mondo animale. Tra gli insetti è presente la Papilio hospiton, una farfalla inserita nella Lista Rossa delle specie in pericolo di estinzione. Rettili e anfibi sono rappresentati dalla natrice del Cetti, dal discoglosso sardo e dalla lucertola di Bedriaga, mentre tra i mammiferi si possono ricordare il cervo sardo, il gatto selvatico sardo e la volpe sarda. Ricca è infine l’avifauna, con oltre cento specie nidificanti, tra cui l’aquila reale, il falco della regina e il raro gabbiano corso.





Itinerario

Le spiagge e l’entroterra

Orosei, per la sua posizione privilegiata, consente ai turisti di affiancare al piacere di una giornata al mare splendide escursioni nell’entroterra della Baronia alla scoperta delle località meno note, pittoreschi paesaggi e monumenti storici.

Sulla riva del mare

La spiaggia più vicina è Marina di Orosei, che si raggiunge percorrendo la via del Mare per circa 3 km. La spiaggia, di sabbia medio fine, è lunga 2 km e larga una trentina di metri. Nelle vicinanze lo stagno creato dal fiume Cedrino può offrire un piacevole diversivo agli appassionati naturalisti grazie alla presenza di una ricca avifauna. A sud, essa confina con la spiaggia di Osalla, alle cui spalle sorge un’ombrosa pineta.
Verso nord si stendono altre pregevoli spiagge. Formata da un misto di sabbia rosa e ghiaietta basaltica, la spiaggia di Fuile ‘e mare è lunga circa 250 m e fronteggia un mare limpidissimo. Una piccola stradina verso nord conduce nella vicina pineta, molto gradevole dopo una giornata di sole. Poco più avanti, a 12 km da Orosei, si trova la deviazione per Cala Liberotto, una spiaggia bianca chiusa ai lati da scogliere di granito rosa che si riflettono nell’acqua limpidissima e turchese. Il granito rosa caratterizza anche le spiagge successive e altrettanto famose: Cala Ginepro, Sa Curcurica e Bidderosa, che segna il confine con il territorio di Siniscola.

Orosei, spiaggia di Bidderosa
Golfo di Orosei

IL VILLAGGIO NURAGICO DI TISCALI

Vicino a Dorgali, il villaggio nuragico di Tiscali è facilmente raggiungibile da Orosei proseguendo da Galtellì in direzione di Nuoro fino al bivio con la S.P. 38 che costeggia il Lago Cedrino. Si seguono poi le indicazioni per Oliena e le sorgenti di Su Gologone che meritano una sosta.
Prima del piazzale delle Sorgenti, si svolta a destra al cartello per la valle di Lanaittu fino al villaggio Sa Sedda e Sos Carros a poche centinaia di metri da dove inizia il tratto a piedi in salita, a volte impervia, ma percorribile in un’ora e un quarto, e segnato da frecce rosse utili a chi non si avvale di guide.
Il villaggio nuragico, invisibile dall’esterno e accessibile tramite una fenditura, è costruito all’interno di un’immensa dolina di origine carsica sulla cima del Monte Tiscali.
Le capanne, circa 50, sono divise in due quartieri e sono addossate alle pareti della dolina. Esse sono in parte crollate soprattutto a causa di scavi clandestini all’inizio del Novecento. Le origini del villaggio, la cui tecnica costruttiva differisce da quella degli altri villaggi nuragici, sono ancore misteriose, anche se alcuni ritengono che la costruzione potrebbe coincidere con la conquista romana dell’isola. Al centro della cavità trova posto un’antico bosco di lecci e lentischi.

Monte Tiscali.

I frutti del mare
e la forza dell’orto

Cave profonde di marmo rosa, con le sue venature inconfondibili: ecco il marchio coloristico di Orosei, con il suo golfo ampio e la sua storia agricola, delineata dagli orti a volte inondati dal Cedrino, il fiume che attraversa una vallata densa di sedimenti preziosi per le colture. La foce, zona umida dove nidifica il Pollo Sultano (dal piumaggio che sembra un inno al caleidoscopio), è il suggestivo teatro di una processione di barche infiorate in onore di Santa Maria del mare: approdano alla chiesetta costiera, moltiplicando una devozione vissuta con trasporto emotivo. La fortuna turistica di questo paese che vanta diciotto chiese aperte al culto, e monumenti come la vecchia prigione, Sa Prejone Vezza (ospiterà il museo paleontologico), incastonati in uno dei centri storici meglio conservati della Sardegna, non ha cancellato i ricordi del tempo lontano: delle vasche di salatura del Pecorino romano, i “Barchile”, esposti a nord della casa; e le scene dello scambio di galline e arance, trasportate sul carro trainato dai buoi fino ad Orgosolo, Fonni, per integrare la dispensa con un po’ di formaggi ed insaccati. Salumi che caratterizzano il vicino centro di Irgoli, tra prosciutto, salsiccia, salame, coppa: qui le famiglie continuano a fare il pane Carasau.
Aggirando il monte Tuttavista, si arriva fino a Galtellì, antica sede dell’arcivescovado, con la cattedrale romanica del XII secolo nota anche per i suoi dolci: non solo amaretti e pabassine, ma anche gueffus e gattou. Una tappa d’obbligo: il museo etnografico di Casa Marras, che vanta una collezione di 850 pezzi ed oggetti che risalgono fino al Settecento. E c’è il parco deleddiano: qui Grazia Deledda ambientò il suo capolavoro, “Canne al vento”. Scenario letterario che fa comprendere come in questo territorio ristretto non ci siano architetture rurali nel senso delle case campidanesi o degli stazzi galluresi: si andava e veniva dalla campagna e, di sera, si rientrava nel borgo. I campi abbondano di carciofi spinosi; fave, piselli, cavoli, verza, lattuga e pomodori; mandorli, fichi bianchi e neri e agrumi e, soprattutto, angurie, meloni nelle aree sabbiose. Le donne portavano nei campi i macarrones de busa ovvero fatti con il ferro (quello che si usa per la calza), conditi con il sugo di pomodoro e il pecorino. Ancora diffuso, tra chi non dimentica sapori frugali, era il piatto della mietitura del grano, a luglio, o della raccolta delle angurie, appunto, pesantissime, che si eseguiva a mano: giornate scandite dalla fatica. Si stemperava con gli arrosti di carni, maialetto, capretto, agnello. Nei casi fortunati, anche con un contorno, su Corrotzolu, di favette prelibate, se l’abbondanza del raccolto lo consentiva. Si prendono i baccelli delle fave giovani (uno spreco, in tempi di magra...) e si mettono a bollire, staccando i filamenti esterni, ma facendo attenzione a non rompere le punte, per evitare l’assorbimento di acqua in eccesso. Si fanno scottare per una decina di minuti, poi si prepara un pesto di aglio fresco, lardo e prezzemolo, nel quale si spadellano le favette aggiungendo un po’ d’acqua ed un po’ di farina, per amalgamare.
Ottimo anche negli involtini di pane Carasau bagnato. A proposito di involtini, non va trascurata la vicinanza della costa: oltre alle sublimi, enormi vongole veraci della zona, quando si pesca una spigola, si pensa alle cicoriette ed alla bietola selvatica, per avvolgere i tranci di pesce... Un’idea presa al volo, volgendo lo sguardo ai quattro chilometri di arenile, all’antico approdo romano di Osala; allo stagno Su Petrosu. Dal colle, il “Gollai”, e dal belvedere della chiesetta di San Gavino, oltre la pianura, si scrutano gli uliveti di Bosana, la cultivar prevalente, ed i vigneti sui terreni argillosi in altura. Come dire, in definitiva, che ad Orosei non mancano l’olio ed il vino rosso di Baronia, che i ristoranti propongono con giusto orgoglio.


Minestra di verza e ricotta, l’incontro di due dolcezze

Piatto tipico della Baronia costiera, molto semplice e di facile preparazione. Se ci si sposta a Nuoro, già non rientra più nelle consuetudini familiari. Si prepara tradizionalmente quando la stagione primaverile, da febbraio in poi, permette di acquistare la ricotta migliore. Va detto che la verza coltivata negli orti di Orosei è davvero particolare, molto grossa: per questa ricetta bisogna prendere solo le foglie interne più morbide e bianche, che sono dolcissime, ed ottime anche per una veloce insalata, mischiate con la rucola e i finocchi. Dolci, comunque, come la ricotta, pertanto creano un connubio molto riuscito. Le foglie si lavano e si lasciano asciugare. A parte, in un mortaio, si fa un pesto con il lardo, il cipollotto fresco e il prezzemolo. In una padella, con un filo d’olio extravergine si fa rosolare il pesto, si aggiunge quindi la verza a foglie intere, si mescola, e si aggiunge un po’ d’acqua fino a coprire la verdura. Deve cuocere al massimo per una ventina di minuti, facendo attenzione a non spappolare le foglie, che devono restare a pezzi grossi. Quindi si aggiunge la fregola, che qui si chiama su Ministru, ma va bene anche un etto circa di pasta mista, o di spaghetti spezzati. Dopo la precottura, si aggiunge mezzo chilo di ricotta di pecora, che va schiacciata con un mestolo di brodo. Si fa riposare per cinque-dieci minuti ed è pronta.


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