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Parco Regionale di Porto Conte - Capo Caccia :: Un parco e un'area marina protetta che include il golfo di Porto Conte, denominato dai romani “porto delle ninfe”; uno dei tratti di costa più belli dell’isola.

Territorio > I Monti di Sardegna > Le Foreste Sarde


Promontorio di Punta Giglio e golfo di Porto Conte. Il promontorio di Punta Giglio sembra proteggere in un abbraccio il bellissimo golfo di Porto Conte. Antichi Sardi, Fenici e Romani ne apprezzarono la bellezza e sicurezza, e di loro rimane traccia nel tratto più interno della baia. L'area archeologica di Sant'Imbenia, custodisce un villaggio nuragico, sepolture fenice, resti di un insediamento romano dotato di necropoli, e una grande villa, completa di terme, risalente al I-II secolo.

Promontorio di Punta Giglio e golfo di Porto Conte

Parco Regionale di Porto Conte - Capo Caccia
Un parco e un'area marina protetta che include il golfo di Porto Conte, denominato dai romani “porto delle ninfe”; uno dei tratti di costa più belli dell’isola.

Il Parco ha inizio a sud-est con la laguna del Calich per proseguire verso la costa, includendo il sistema del Monte Doglia, fino all’ampio golfo di Porto Conte che è protetto dai promontori di Punta Giglio e Monte Timidone - Capo Caccia. L'area marina protetta abbraccia il prospiciente tratto di mare, fino alla Punta Cristallo a nord-ovest. Il golfo di Porto Conte (il “porto delle ninfe” dei romani) è uno dei tratti di costa più belli dell’isola e per questo ampiamente turisticizzato; accanto ai numerosi insediamenti vacanzieri vi sono però tratti ancora impervi e inaccessibili che conservano un importante patrimonio floro-faunistico. Ugualmente notevoli, all’interno del parco, le formazioni calcaree mioceniche, in parte con falesie, che sono interessate da un carsismo diffuso di grotte emerse e sommerse tra i più vasti del Mediterraneo. Celeberrima, nello sperone roccioso di Capo Caccia, la Grotta di Nettuno, che si sviluppa per 2500 m. e che è resa suggestiva dal lago salato che l’attraversa, dal colonnato, dalle spiaggette interne, dalle concrezioni, dai saloni e dai cunicoli, frutto del lavorio delle acque marine e dello stillicidio sulla roccia calcarea. Davanti alle alte, spettacolari falesie dello stesso Capo Caccia si staglia l’Isola Foradada, un frammento di costa staccatosi in tempi geologici, dall’aspetto impervio, “forata” da parte a parte da una grotta scavata dal mare (Grotta dei Palombi); più a nord, l’Isola Piana, dal tipico profilo tabulare. Il patrimonio floristico dell’area del Parco è caratterizzato, nei promontori che chiudono Porto Conte, dalla macchia con la spinosa Centaurea horrida, endemismo sardo-corso, e la palma nana, unica palma spontanea europea presente nel Mediterraneo; nelle acque del golfo, da vaste praterie di Posidonia oceanica, pianta estremamente delicata e insostituibile quale luogo di rifugio e riproduzione per la fauna marina costiera. Sono state infine segnalate 35 specie di mammiferi e ben 150 di uccelli, fra i quali ultimi rivestono particolare importanza gli uccelli marini che nidificano tra le falesie (berta maggiore e minore, uccello delle tempeste, gabbiano corso, marangone dal ciuffo) ed i rari esemplari di falco pellegrino e di grifone. Nell’area del parco è presente la Foresta Demaniale Porto Conte (“Le Prigionette”), all’interno della quale ricade l’oasi faunistica di specie quali i cavallini della Giara, i daini e gli asini. Il territorio del parco, frequentato già nel neolitico antico (Grotta Verde, VI millennio a.C.), restituisce importanti monumenti di età nuragica (Palmavera, Sant’Imbenia), resti di ville signorili romane (Sant’Imbenia), torri litoranee di età spagnola. Non mancano di un certo pregio le strutture penitenziarie dismesse del novecento, caratterizzate da un sobrio neoclassicismo (Tramariglio).


La flora di Porto Conte
La flora di Porto Conte

Il Parco Regionale Naturale di Porto Conte si estende a sud-est con la laguna del Calich per proseguire verso la costa, includendo il sistema del Monte Doglia, fino all’ampio golfo di Porto Conte che è protetto dai promontori di Punta Giglio e Monte Timidone-Capo Caccia. Il Parco interessa esclusivamente le zone terrestri, mentre le grotte marine della zona di Capo Caccia rientrano dentro l’area marina protetta omonima. All’interno del Parco ricade la foresta demaniale de “Le Prigionette” estesa per 12 km nel comune di Alghero. Nella foresta, notevoli sono le specie vegetali e animali tutelate da convenzioni internazionali. Il territorio del parco, frequentato già nel neolitico antico (Grotta Verde, VI millennio a.C.), restituisce importanti monumenti di età nuragica (Palmavera, Sant’Imbenia), resti di ville signorili romane (Sant’Imbenia), torri litoranee di età spagnola. Il patrimonio floristico dell’area del Parco è caratterizzato, nei promontori che chiudono Porto Conte, dalla macchia con la spinosa Centaurea horrida, endemismo sardo-corso, e la palma nana, unica palma spontanea europea presente nel Mediterraneo; nelle acque del golfo, da vaste praterie di Posidonia oceanica, pianta estremamente delicata e insostituibile quale luogo di rifugio e riproduzione per la fauna marina costiera. Oltre alle diverse varietà di pino, si possono ammirare piante di corbezzolo, elicriso, ginestra ed euforbia che nella stagione primaverile rendono il parco ricco di profumi e colori. Tra le specie faunistiche, sono state individuate 35 specie di mammiferi e 150 specie di uccelli. Fra questi, rivestono notevole importanza gli uccelli marini che nidificano tra le falesie. Per quel che concerne la fauna non è difficile incontrare la Lepre sarda, il coniglio selvatico e la Donnola, così come non mancano Pernici, Tortore, Colombacci e tanti altri passeriformi. Nell'area sono inoltre state reintrodotte specie ormai scomparse dalla zona, come il Daino, i Cavallini della Giara, gli Asinelli bianchi dell'Asinara, le Capre selvatiche e l'onnipresente Cinghiale, anche se il più interessante animale ricomparso è indubbiamente il Grifone, pur essendo presenti altri rapaci come la Poiana, il Falco Grillaio, il Gheppio ed il Falco Pellegrino. Vicinissima alla zona del parco ricade l’area marina protetta di Capo Caccia che ospita il più vasto fenomeno carsico di tutto il Mediterraneo con le sue grotte. Famosa fra tutte quella di Nettuno che si sviluppa per 2500m e che regala scenari incredibili con il suo suggestivo lago salato che l’attraversa e con le sue spiaggette interne frutto del lavorio del mare e del vento.

Come arrivare Il parco è raggiungibile da Alghero dopo aver superato l’abitato di Fertilia sulla SS 127 bis. È necessario seguire le indicazioni.

Avvoltoi monaci e grifoni. Il grifone è, insieme al capovaccaio, l’unica specie di avvoltoio che vive e si riproduce nel territorio italiano. Un tempo era diffuso su gran parte del territorio sardo, ma al momento è limitato alla zona costiera compresa tra Bosa e Capo Caccia (Alghero). I grifoni sono caratterizzati da una colorazione marrone rossiccia sul dorso e sulla parte superiore delle ali, mentre il petto ha un caratteristico color sabbia con leggere sfumature rossicce; il piumaggio sul collo e sulla testa è cortissimo, di color bianco. La coda è relativamente corta e l’apertura alare può raggiungere i 2,40–2,80 m. Gli adulti raggiungono circa 95 cm di lunghezza nei maschi, mentre le femmine superano anche il metro. Possiede vista e olfatto particolarmente sviluppati, che gli consentono di individuare le prede anche a grandissima distanza.

Avvoltoi monaci e grifoni Parco Regionale di Porto Conte Sardegna

Porto Conte

La Foresta Demaniale Porto Conte si estende nei territori comunali di Sassari e di Alghero e ha una grande importanza naturalistico e ambientale per la presenza di diverse specie floristiche e faunistiche di particolare interesse scientifico.

Inquadramento geografico e amministrativo
Provincia: Sassari
Comuni: Alghero e Sassari
Località: Prigionette (Alghero)
Superficie: 2136,3 ha così ripartiti:
- 448,9 ha proprietà EFS, in comune di Alghero
- 1140,3 ha concessione dalla RAS per 99 anni (1125,4 ha in comune di Alghero; 14,9 ha in comune di Sassari)
- 547,1 ha occupazione temporanea, in comune di Alghero

Tel./Fax: 079 949060
portoconte@enteforestesardegna.it

Descrizione generale
Il Complesso Demaniale di Porto Conte è costituito da quattro corpi separati e di diverso ordine di grandezza:
Baratz, ubicato in Comune di Sassari, Punta Giglio, Capo Caccia e Monte Doglia ubicati in Comune di Alghero. L’intera foresta è Sito di interesse comunitario ed è parte del Parco Naturale Regionale di Porto Conte (LR 31/89). L’area più centrale, conosciuta come “Arca”, è Oasi permanente di protezione faunistica (LR 23/98), mentre la fascia costiera rientra nell’ Area Marina Protetta di Capo Caccia e Punta Giglio (L. 979/82), Il paesaggio della foresta è estremamente vario, caratterizzato da imponenti falesie, strapiombanti sul mare, di cui le più spettacolari si estendono da P.ta Cristallo (326 m) a Capo Caccia. Il complesso di Porto Conte è inserita in numerosi itinerari turistici e attrae durante tutto il corso dell’anno, soprattutto nel periodo estivo, un alto numero di visitatori; il complesso offre vedute panoramiche di pregio e di facile accesso, di attrezzati punti di ristoro, e di sentieri trekking. Previo assenso del personale forestale, è consentito raggiungere zone normalmente precluse per fini conservativi, come quella alle pendici del monte Timidone e parte dell’area di Cala della Barca.

Aspetti climatici
Per le aree di Capo Caccia e di Punta Giglio i dati termometrici e pluviometrici rilevati in diverse stazioni dislocate nel territorio di riferimento, definiscono un clima caratterizzato da temperature medie annue oscillanti tra i 16°C-17°C, precipitazioni intorno ai 600 mm e un periodo estivo con forte deficit idrico. Per quanto concerne le caratteristiche fitoclimatiche, il territorio ricade nell’orizzonte mediterraneo e prevalentemente nell’orizzonte mediterraneo, caratterizzato da piovosità scarse ed estate caldo-arida. La vegetazione climacica corrispondente è quella delle sclerofille termoxerofile. Secondo il collocamento fitogeografico proposto da ARRIGONI (1983), tutta l’area vasta ricade nel Distretto Nord-orientale del Sottosettore costiero e collinare del Settore Sardo del Dominio sardo-corso; ciò consegue, all’analisi della componente floristica che annovera, accanto a numerose specie mediterraneo-termofile, un notevole numero di specie endemiche sardo-corse o endemiche Sarde.

Aspetti geopedologici
Nelle aree di Capo Caccia e di Punta Giglio, situate agli estremi opposti dell’ampio golfo di Porto Conte, il settore costiero si caratterizza per un alternarsi di coste alte e scoscese, frastagliate da fessurazioni verticali e gradoni e tratti di costa con pendenze dolci. Procedendo verso l’interno i lineamenti morfologici disegnano piccoli rilievi isolati, circondati da pianure più o meno estese. L’ossatura geologica è costituita da calcari compatti, di colore bianco o cinereo. Il promontorio di Capo Caccia costituisce infatti la porzione più meridionale della piattaforma carbonatica della Nurra, la cui emersione dal mare, terminò in concomitanza di eventi correlabili con la fase Laramica, alla fine del Cretaceo. L’area risulta dunque costituita da un complesso litologico di natura carbonatica, rappresentato essenzialmente da suoli poco evoluti con rocciosità affiorante e pietrosità diffusa; sono comunque presenti anche terre rosse, caratterizzate da un alto contenuto in argilla. Il lago di Baratz, è l’unico lago naturale presente nella nostra isola; distante dal mare circa un chilometro e mezzo, il lago presenta una forma irregolare e una superficie di circa 45 ha. Il reticolo idrografico del bacino risulta costituito da quattro corsi d’acqua a regime torrentizio nei quali confluiscono una serie di impluvi di minore portata. La genesi del lago, conseguente allo sbarramento, da parte di un cordone dunale, di due valli fluviali costituenti il reticolo idrografico dell’area, risale alla fine dell’ultima glaciazione. Il sistema dunale, lungo circa 900 m, risulta costituito prevalentemente da terreni sabbiosi giacenti su arenarie e delimita il lato sud del lago, dislocandosi con direzione nord-ovest/sud-est. Il lago non possiede emissari ed il ricambio idrico avviene per filtrazione delle acque attraverso il cordone dunale che separa il bacino lacustre con il litorale di Porto Ferro. Il lago è sempre stato caratterizzato da una notevole variabilità della sua profondità; ciò può essere facilmente dedotto dalla osservazione della vegetazione presente nell’area; la presenza di vegetazione acquatica lungo le rive, evidenzia lo stato di deficit idrico che caratterizza attualmente il lago di Baratz.

Aspetti vegetazionali
Il paesaggio vegetale é molto eterogeneo e costituito da popolamenti artificiali di conifere, lembi di lecceta, macchia, garighe costiere. Interessante da segnalare la lecceta sul mare di Punta Giglio. La macchia é presente nei suoi diversi stadi evolutivi e climatici, dalla macchia bassa degradata alla macchia evoluta a leccio e corbezzolo. All’Arca le formazioni di leccio vere e proprie sono ridotte; più spesso sono presenti formazioni a macchia evoluta a corbezzolo ed erica arborea. A seguito dei lavori di diradamento della pineta e di rinaturalizzazione dell’area, lentamente va ricostituendosi l’originaria macchia. La gariga caratterizza alcune zone dell’area, con presenza di arbusti e/o suffruttici bassi a pulvino (cisto marino, rosmarino, betonica fetida, ginestra di corsica, timo, timelea, l’elicriso). Di particolare rilevanza la gariga a Centaurea horrida ed Astragalo dragante, lungo la falesia. La flora del lago di Baratz rispecchia prevalentemente condizioni ecologiche caratteristiche degli ambienti di acqua dolce. Conseguenza della diversità strutturale del bacino è la presenza di ambienti che differiscono per le condizioni ecologiche, legate principalmente alla disponibilità di acqua e alla natura del substrato. La presenza di una sponda sabbiosa nel versante rivolto a sud-ovest e di un versante roccioso nella parte opposta) determinano una diversa distribuzione della flora; nel versante settentrionale con deciso apporto idrico garantito dagli immissari. Nella cintura che borda il lago, contraddistinta da un suolo sabbioso di origine fluviale, sono presenti formazioni a Phragmites australis (Cannuccia di palude) e Arundo donax (canna domestica) caratterizzanti una vegetazione palustre fisionomicamente del tutto differente dalla vegetazione psammofila che caratterizza la cornice sabbiosa del lato esposto a sud-ovest. L’area è l’ambiente ideale per la vita di molte specie animali. Nelle piane e nelle macchie residuali, ai limiti con gli incolti, vivono la pernice sarda, il coniglio selvatico e la lepre sarda. Durante il passo sostano nella zona la tortora, il colombaccio, la beccaccia e diversi passeriformi. Sono poi presenti ungulati reintrodotti o introdotti dall’uomo nella metà degli anni ’70, tra cuii il daino, che in tempi storici popolava grandi aree della Nurra, il cavallino della Giara e l’asinello bianco dell’Asinara che qui hanno potuto ricostituire popolazioni selvatiche. L’aspetto faunistico più interessante è la presenza del grifone (Gips fulvus ), ora in pericolo di estinzione. Tra i rapaci sono invece presenti il falco pellegrino, lo sparviere e i più comuni poiana e gheppio. Nel buio delle grotte sulla falesia, costruiscono il nido alcune specie di uccelli marini: la berta maggiore, la berta minore e l’uccello delle tempeste. Sul mare di Cala della Barca è inoltre possibile vedere altre specie rare del Mediterraneo quali il gabbiano corso e il marangone dal ciuffo.

Orario di accesso
L’accesso alla Foresta è libero secondo i seguenti orari:
Lunedì – Venerdì: 09.00 – 16.00
Sabato – Domenica: 09.00 – 17.00

Prenotazioni visite
Per gruppi numerosi (maggiori di 20 persone) e scolaresche è necessaria la prenotazione della visita, concordando la data con l'Ufficio Informazioni della Foresta Demaniale Porto Conte (tel. 079 949060). La visita va poi confermata via fax al Servizio Territoriale di Sassari (079 2018209). La relativa autorizzazione sarà disponibile presso la Foresta il giorno della visita.

Punta Cristallo Porto Conte Sardegna
Torre della Pegna e punta Cristallo Porto Conte Sardegna
Cavallino, Equus caballus

Il cavallo
Attualmente la popolazione di cavalli (Equus caballus) presente a Porto Conte è una delle poche a livello europeo che vive in stato totalmente selvatico. Questo è molto importante dal punto di vista scientifico perché dato che si è ormai estinto il cavallo selvatico delle praterie dell’Europa centro-orientale (Tarpan), non sarebbe possibile osservarne e studiarne il comportamento in natura. La popolazione di Porto Conte è composta da una trentina di esemplari suddivisi in branchi di cui uno composto da soli stalloni. Ogni branco ha un proprio territorio i cui limiti sono spesso marcati da cumuli di escrementi sovrapposti. L’estensione e la conformazione del territorio familiare è variabile a seconda dei periodi dell’anno ed è in funzione delle disponibilità alimentari.
Riproduzione: ogni anno, in primavera, le femmine partoriscono un piccolo, la gravidanza dura 11 mesi, dopo circa una settimana dal parto la femmina entra in calore.
Alimentazione: il cavallo è un ungulato monogastrico (stomaco semplice, non è un ruminante), si nutre preferibilmente di piante erbacee (preferibilmente graminacee e leguminose) ma qui a Porto Conte, in mancanza di praterie erbose, si è adattato a nutrirsi di arbusti della macchia mediterranea. Particolarmente appetite sono la fillirea e la salsapariglia.
Durata vita: in natura, si presume che possa vivere circa 20 anni.
Curiosità: cavalli di Porto Conte derivano da un nucleo di “giarini” introdotti nell’area nei primi anni ’70. In periodi di scarsa disponibilità alimentare si nutrono anche delle giovani foglie di lentisco.

Ente Foreste punta Cristallo
Porto Conte
Daino Maschio Le Prigionette Parco Regionale Porto Conte Alghero (SS)

Il daino
Il daino (Dama dama) è stato introdotto in Sardegna in epoca storica, a scopi venatori dai fenici e fino agli anni cinquanta era presente in molte parti dell’Isola. Quindi a causa della caccia e del bracconaggio si è esti nto negli anni sessanta; successivamente è stato reintrodotto dall’AFD a partire da nuclei provenienti essenzialmente dalla Tenuta di San Rossore, in Toscana, e dalla Calabria. Attualmente è presente in vari recinti di ripopolamento e con alcune popolazioni allo stato libero. Tra queste ultime è la popolazione di Porto Conte, che è costituita da una settantina (70–100) di esemplari e che ormai va diffondendosi naturalmente verso Cala Viola. Diversi esemplari hanno il mantello molto scuro, quasi nero (forma melanica), privo della caratteristica “pomellatura”. Di comportamento molto elusivo è difficile da vedere; è possibile rilevare indirettamente la sua presenza dalle tracce lasciate sul terreno. Da queste risulta che frequenta pressoché indifferentemente tutti gli habitat della zona.
Riproduzione: ogni anno, a primavera inoltrata (giugno), le femmine partoriscono un piccolo, raramente due, la gravidanza dura circa 32 settimane. In autunno ha inizio il periodo degli amori che, qui a Porto Conte, si protrae per tutto il mese di ottobre.
Alimentazione: il daino è un ungulato poligastrico e perciò è un ruminante, radure erbose con piante erbacee (graminacee e leguminose) ma, in mancanza di radure erbose, qui a Porto Conte come nelle altre aree della Sardegna, si nutre soprattutto degli arbusti de lla macchia mediterranea.
Durata vita: in natura può vivere circa 15 anni.
Curiosità: Quando è tranquillo il daino muove la coda da un lato all’altro, quando è in allarme la coda è immobile, se è in pericolo tiene la coda alzata inducendo in tal modo anche gli altri alla fuga. I piccoli, quando sono soli, stanno assolutamente immobili per mimetizzarsi con l’ambiente, inoltre non emanano nessun odore. In Sardegna i loro predatori sono i cani randagi che cacciano in branco e assalgono soprattutto i piccoli.


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